Il 91% delle banche centrali globali sta lavorando a progetti di valute digitali a livello retail (rivolte cioè a famiglie e imprese) o all’ingrosso (per le transazioni wholesale tra banche).
In questo quadro presentato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), gli Stati Uniti sono un’eccezione. Il presidente Donald Trump ha puntato tutto su criptoattività e stablecoin, con l’obiettivo di trovare risorse per finanziare il debito Usa (e di incassare enormi guadagni personali sulle attività nel settore, nonostante il forte conflitto di interessi).
Quasi tutti gli altri istituti centrali mondiali credono invece nell’utilità delle Cbdc (Central Bank Digital Currency) in un mondo sempre più orientato ai pagamenti digitali, mentre è in continuo calo il ruolo del contante (che comunque resterà sempre disponibile come mezzo di pagamento).
Il sondaggio della Bri ha coinvolto in totale 93 banche centrali e 85 di queste si sono dette al lavoro sulle Cbdc. A livello aggregato, i lavori sulle Cbdc all’ingrosso sono più avanzati rispetto a quelli in ambito retail. Lo stadio di sviluppo, i casi d’uso previsti e le caratteristiche delle valute digitali variano da una giurisdizione all’altra.
Tuttavia «preservare il ruolo della moneta di banca centrale in un contesto caratterizzato dal declino del contante e dall’aumento della tokenizzazione degli asset tradizionali è un fattore chiave per molte banche centrali», ha osservato la Bri. Più di una giurisdizione su tre ha accelerato i lavori alla luce degli sviluppi delle stablecoin e di altre criptoattività (che non si possono considerare valute).
Quanto all'area euro, la Bce è in una fase di indagine che terminerà a fine ottobre. A quel punto il consiglio direttivo di Francoforte deciderà se andare avanti. Appare di fatto certo l’ok della banca centrale per passare alla fase successiva che non è ancora quella dell’emissione.
La decisione finale di emettere un euro digitale potrà arrivare soltanto dopo l’ok politico. In tal senso, secondo le attese degli operatori, il testo del Parlamento Ue e quello del Consiglio potrebbero essere pronti a fine anno, soprattutto se i legislatori vorranno accelerare dopo gli sviluppi negli Usa.
Le iniziative di Trump sulle stablecoin possono causare una minore sovranità monetaria in Europa e una fuga di depositi dalle banche dell’area (e anche da quelle Usa, come lamentano gli istituti americani). A metà 2026 dovrebbe completarsi l’accordo nel trilogo Ue (Commissione, Parlamento e Consiglio).
«A livello tecnico, saremo pronti per il lancio due anni e mezzo o tre anni dopo l’entrata in vigore della legislazione», ha detto nei giorni scorsi Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce e responsabile del progetto.
Per l’euro digitale è comunque irrealistico l’utilizzo (ipotizzato da un articolo del Financial Times) di una blockchain pubblica come ethereum o solana. La Bce non ha ancora deciso se utilizzare la Dlt per l’euro digitale retail, ma in ogni caso si tratterebbe di una struttura dell’Eurosistema.
In tema di politica monetaria, invece, la presidente Bce Christine Lagarde ha sottolineato che i dazi Usa avranno «un modesto impatto» sul pil dell’Eurozona. «Una volta che ci sarà certezza e i termini non saranno più messi in discussione e rinegoziati centinaia di volte, le imprese sapranno come affrontare la situazione», ha detto Lagarde in un’intervista registrata a Jackson Hole e trasmessa ieri da Fox News. La presidente Bce ha inoltre precisato che l’impatto sull’inflazione delle tariffe Usa sarà «marginale». (riproduzione riservata)