Il dollaro resta forte nei confronti dell’euro nonostante i dati inferiori alle attese sull'inflazione core Usa aumentino le possibilità che la Fed possa tagliare i tassi due volte quest'anno, mentre l'attenzione del mercato si sposta sull'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump (20 gennaio) e sul possibile impatto inflazionistico delle sue politiche. L’euro al momento flette dello 0,41% a 1,026 dollari. Invece, il biglietto verde perde terreno nei confronti dello yen (-1,12% a 156,11) poiché gli investitori si aspettano che la Banca del Giappone aumenti i tassi di interesse la prossima settimana (i mercati vedono il 78% di possibilità di un aumento di 25 punti base). In molto si chiedono se il dollaro avrà ancora la forza di correre. Milanofinanza.it ha intervistato in merito David Pascucci, analista dei mercati per XTB.
Domanda: Quale è il vostro target per metà 2025 e fine anno dell'euro/dollaro, dollaro/yen e sterlina/dollaro?
Risposta: Il dollaro si è dimostrato essere molto forte, soprattutto a partire da fine 2024. In questo momento le majors soffrono sui loro minimi nei confronti del dollaro, una situazione di meritevole attenzione soprattutto per le ripercussioni che avrebbe un dollaro forte sulle economie globali. Il cambio euro-dollaro potrebbe ritornare verso 1,05 nel corso dei prossimi mesi e puntare a 1,10, area molto scambiata tra il 2023 e il 2024, innescando così una dinamica rialzista di lungo periodo.
Stessa cosa dicasi per il cambio sterlina/dollaro che si trova a ridosso di 1,21 e potrebbe rivedere l’area a 1,27 per poi puntare ai massimi del 2024 oltre 1,30. Mentre il dollaro/yen, protagonista assoluto del mercato valutario, si ritrova ora a ridosso di 158, livello del secondo intervento diretto della BoJ sul mercato valutario di quest’anno, il primo intervento in assoluto a un prezzo decrescente rispetto al precedente. Questa condizione fa di area 158 un’area cruciale per un’inversione al ribasso del cambio che potrebbe di nuovo ritornare a testare prima i 150 per poi puntare di nuovo i 140, livelli minimi del 2024.
D: La parità euro/dollaro è vicina? Cosa implica per il comparto industriale?
R: Al momento il trend del cambio euro-dollaro è ribassista e a livello tecnico non abbiamo segnali di inversione palesi sul prezzo. Un continuo ribasso del cross sarebbe un problema per l’Europa che si ritroverebbe con un debole potere d’acquisto a livello di commercio internazionale, il tutto condito con una condizione economica alquanto dubbia per il futuro. Il pil aggregato della Germania è in calo per il secondo anno consecutivo, i dati Pmi dei settori delle costruzioni e del manifatturiero non riescono a ritornare a 50 rimanendo così in territorio negativo da circa due anni consecutivi.
La speranza per l’Europa è il settore dei servizi che al momento è anch’esso in rallentamento seppur non in crisi. Abbiamo già assistito a forti apprezzamenti del dollaro che hanno portato il cambio con l’euro verso la parità, come ad esempio nel 2022, anche in quel caso i problemi strutturali che avrebbe comportato un biglietto verde troppo forte avrebbero schiacciato l’economia europea. Qualora si dovesse raggiungere la parità, potremmo probabilmente assistere a un movimento che vada poi a rafforzare l’euro per via della sua palese sottovalutazione e il mercato, così come nel 2022, potrebbe riequilibrare le forze sul comparto valutario.
D: L'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca può far salire ancora di più il dollaro o no? Perché?
R: Trump è sicuramente una componente altamente aleatoria per i mercati, pertanto potrebbe portare incertezza così come euforia ai mercati. Sicuramente ci sarà volatilità, quest’ultimo un elemento solitamente presente nelle fasi ribassiste di mercato. Al momento non possiamo sapere quali siano le effettive ripercussioni dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, perciò si tende a osservare i trend attuali dei mercati che sembrano ancora in una fase di assestamento di inizio anno. In questo contesto il dollaro è quindi soggetto ai movimenti del mercato che al momento potrebbero sostenere le majors proprio contro il biglietto verde, soprattutto sul cambio dollaro/yen che è in attesa di manovre restrittive in Giappone.
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