Il Pentagono dichiara guerra agli obesi. «Basta con le barbe, capelli lunghi e superficialità nell’espressione individuale», nelle forze armate Usa, sarà necessario «tagliarsi i capelli, radersi la barba e rispettare gli standard», non si può avere «un esercito pieno di pagani nordici».
Sembra l’inizio di un reality show, ma in realtà queste parole sono state pronunciate da Pete Hegseth, il segretario della Guerra (ed ed ex conduttore di FoxNews), nominato da Donald Trump.
Hegseth ha riunito a Quantico, Virginia, base aerea dei Marines, centinaia di ammiragli e generali dell’esercito statunitense provenienti dal mondo per una riunione definita «urgente», alla presenza dello stesso Trump.
«Se qualcuno non riesce a soddisfare gli standard fisici maschili per il combattimento, non riesce a superare un test fisico o non vuole radersi e avere un aspetto professionale, è il momento di cercare una nuova posizione o una nuova professione», ha aggiunto definendo «del tutto inaccettabile vedere generali e ammiragli grassi nei corridoi del Pentagono a capo di comandi in tutto il paese, nel mondo, è una brutta figura», ha detto Hegseth. «È brutto, e non rispecchia cò che siamo».
Cambiamenti questi che Trump e Hegseth hanno delineato all’interno del dipartimento che sembrano un vero e proprio ritorno al settecento. E non soltanto perché il Pentagono è stato ribattezzato «dipartimento della Guerra», il nome che gli aveva dato il primo presidente americano George Washington.
Nel lungo discorso a braccio di circa un’ora il segretario ha attaccato la «deriva woke» del dipartimento e i «decenni di declino» che ha vissuto. «Il nostro compito è prepararsi alla guerra e vincerla», ha dichiarato Hegseth nel suo monologo sullo «spirito guerriero». «L’era del politically correct è finita», ha incalzato lamentando che «per troppo tempo abbiamo promosso leader per le ragioni sbagliate: in base alla loro razza, alle quote di genere, ai cosiddetti primati storici. Stiamo ponendo fine alla guerra contro i guerrieri», ha detto citando il titolo del suo libro.
Trump ha rincarato la dose avvertendo che «licenzierà i generali che non gli piacciono, usando il famigerato «you are fired», reso celebre dal suo reality show. «Ho ricostruito l’esercito in parte cacciando persone», ha rivendicato citando l’ex segretario alla Difesa Jim Mattis, che si è dimesso durante il suo primo mandato dopo uno scontro sul ritiro delle truppe Usa da Siria e Afghanistan. Ma anche al dipartimento della Guerra, dopo fiumi di parole sulla necessità di «vincere per non essere sconfitti, il tycoon non ha potuto fare a meno di menzionare il suo ultimo pallino: il Nobel per la pace. «Ho risolto otto guerre ma non me lo daranno e sarà un’offesa per gli Stati Uniti. Lo daranno ad uno che non ha combinato nulla o ha scritto un libro su come risolvere le guerre».
Oltre a questo, sul fronte estero, il commander-in-chief ha minacciato che l’arsenale nucleare degli Stati è pronto anche se l’auspicio è di non doverlo usare mai. «Anche quella ai confini e nelle città è una guerra», ha detto The Donald a una platea che, nelle parole del tycoon, è stata la più silenziosa alla quale si sia mai rivolto. «L’America è sotto invasione dall’interno e non è diversa da un nemico straniero, ma per molti versi è più difficile perché non indossano uniformi. Quando le indossano puoi eliminarli», ha ammonito il presidente rivolgendosi ai più alti vertici militari arrivati da luoghi di conflitti e guerre un po' diverse da quelle a cui si è riferito Trump.
La verità è che, secondo quanto riferito da diversi funzionari al Washington Post, molti generali sono frustrati dal nuovo corso del Pentagono. Tra questi ci sarebbe anche il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, che il tycoon ha elogiato più volte nel suo discorso.
Per molti la riforma del dipartimento presentata da Pete Hegseth su input del commander-in-chief è «miope e potenzialmente irrilevante, dato l’approccio altamente personale e talvolta contraddittorio di Donald Trump alla politica estera». E in particolare è poco gradita questa enfasi della nuova strategia sulle minacce in patria, mentre la Cina continua a rafforzarsi militarmente, oltre a un ridimensionamento del ruolo degli Usa in Europa e Africa. (riproduzione riservata)