L’ad di Unicredit, Andrea Orcel, è apparso più fiducioso di poter utilizzare il capitale in eccesso (9-10 miliardi di euro pre Basilea IV e 6-7 miliardi post Basilea IV) per fare acquisizioni. «Sarei deluso di doverlo solo restituire» agli azionisti, ha detto Orcel nel corso della European financials conference di Morgan Stanley. «Sarebbe deludente se i rigidi criteri stabiliti da Unicredit per valutare potenziali acquisizioni impedissero alla banca di impiegare almeno una parte dell'ampio capitale in eccesso in questo modo», ha indicato.
L’importante, a suo dire, è fare acquisizioni (più volte si è parlato di un’integrazione con Banco Bpm o Mps, di recente di un interesse per Azimut e/o per Generali, quest’ultima attraverso Mediobanca, e fuori dai confini nazionali per Commerzbank) che abbiano un senso strategico, possano generare sinergie e avere un tasso di rendimento interno aggiustato per il rischio di almeno il 15%. Unicredit è molto disciplinata su questo. «Ritengo che a un certo punto serva investire per far crescere il business e che quindi M&A al giusto prezzo sia preferibile (alla sola distribuzione del capitale, ndr)», ha continuato Orcel, spiegando che l'elevato costo del capitale proprio delle banche impedisce di «abbassare la barra» per le possibili acquisizioni, anche quando gli asset potrebbero essere strategici. In quest’ottica, il management ha guardato a «varie opzioni, c'è molto rumore, ma chi segue la speculazione sarà molto deluso», ha avvertito il banchiere.
Se non si potrà usare il capitale per acquisizioni, la raccomandazione di Orcel al nuovo cda sarà che nei prossimi 3-5 anni venga restituito agli azionisti. «Ma sarei deluso se finisse così perché vorrebbe dire che non ho trovato un modo redditizio di investirlo. Alla fine», ha affermato, «sarà probabilmente una combinazione delle due cose». La scorsa settimana Unicredit ha comunicato di aver concluso la prima tranche del buyback e il dividendo del 2023 è stato rivisto al rialzo a 1,8029 euro per azione.
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L’istituto di Piazza Gae Aulenti ha chiuso il bilancio 2023 con un utile record di 9,5 miliardi (+47%). Per Orcel è molto prematuro rivedere la guidance ma, ha sottolineato, «io e il management team siamo assolutamente determinati a superare e battere i risultati del 2023 nel 2024 e da lì costruire redditività». La banca ha previsto di raggiungere nel 2024 un utile netto «sostanzialmente in linea» con il 2023, mentre i ricavi sono attesi a circa 22,5 miliardi e il Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) al 16,5% con una crescita a doppia cifra del dividendo per azione.
«La nostra capacità di andare oltre il consensus è confermata, ma dobbiamo vedere come andrà l'intero anno e non solo l'inizio», ha continuato l’ad, precisando che con il taglio dei tassi da parte della Bce ci sarà un calo del margine di interesse che comunque «è di elevata qualità e il gap sarà colmato dalle commissioni e dagli altri buffer di ricavi», costruiti dalla banca in questi anni. Unicredit, inoltre, «difenderà» la leadership raggiunta sui costi, sul costo del rischio e sull'efficienza. Quanto, infine, all’internalizzazione dell'attività assicurativa unit linked avverrà probabilmente nel 2025.
A Piazza Affari il titolo Unicredit alle ore 16 di mercoledì 13 sale dell’1,40% a 32,18 euro. Negli ultimi tre mesi ha guadagnato il 26,7%. (riproduzione riservata)