Unicredit al centro della scena. La banca italiana, guidata dall’ad Andrea Orcel, è uscita nei giorni scorsi dall’elenco degli istituti sistemici mondiali ed è fra i gruppi creditori del colosso immobiliare austriaco Signa che ha fatto istanza di fallimento. Giovedì 30 novembre il titolo cede lo 0,45% a 25,21 euro a Piazza Affari per 45 miliardi di capitalizzazione, mentre il Ftse Mib sale dello 0,4%.
Nel frattempo, gli analisti di JP Morgan hanno confermato il rating Overweight sul titolo e alzato oggi il prezzo obiettivo da 34 a 39 euro, sottolineando che il titolo rende come total yield (dividendo + buyback) il 16,7% trattando a 0,7 volte il rapporto TBV (tangible book value) e con margini (NII) «più resilienti di quanto atteso».
Mediobanca Research ha confermato Unicredit nel gruppo delle 5 banche europee preferite accanto a Santander, Deutsche Bank, Bnp Baribas e Hsbc. Equita Sim, dal canto suo, ha confermato il rating buy e il prezzo obiettivo di 31 euro su Unicredit.
Signa Holding ha comunicato di aver avviato una procedura di insolvenza al tribunale di Vienna, presentando domanda di auto-amministrazione per poter ristrutturare le attività del gruppo.Tra i creditori del gruppo austriaco ci sarebbero numerose banche fra cui anche Unicredit (presente con Hypovereinsbank). Secondo MF-Milano Finanza, l’esposizione di Unicredit sarebbe limitata a 600 milioni e non sarebbe direttamente nei confronti della holding, quanto di singoli progetti immobiliari con asset di elevata qualità a garanzia dei prestiti stessi.
Secondo gli analisti di Equita, «Unicredit è assolutamente nella condizione di assorbire eventuali perdite relative ai progetti finanziati, senza impatti sui target e sulle politiche distributive (considerando anche l’ulteriore buffer di protezione garantito da 1,8 miliardi di overlays (strategie di protezione, ndr) e dalla forte generazione organica di utile della banca».
Dall’altro lato gli analisti riconoscono «come l’insolvenza di Signa, che ha partecipazioni per 27 miliardi di euro, possa contribuire ad aumentare le tensioni sia in ambito finanziario che economico, soprattutto qualora questa si dimostrasse non essere un caso isolato».
Gli analisti di Mediobanca Research, dal canto loro, sottolineano che Unicredit ha di recente confermato i target sul costo del rischio. E che il settore immobiliare commerciale è nel radar di analisti, operatori di mercato e della stessa Bce «da molti mesi… mentre Unicredit ha appena ribadito un messaggio positivo sul costo del rischio 2023 e 2024, assicurato anche da overlays di 1,8 miliardi di euro».
L’ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha rilasciato un’intervista a Bloomberg Tv con Francine Lacqua facendo il punto del suo piano Unlocked 2024 e sulla disponibilità per operazioni. Fra i punti toccati, la riduzione della burocrazia, la chiusura delle linee di business deboli, lo spostamento delle risorse verso attività più redditizie e la riduzione dell’organico di 10.000 persone.
Unicredit ha previsto un piano di remunerazione degli azionisti molto generoso, anzi, il più generoso in Europa, una distribuire almeno 6,5 miliardi di euro nel 2023 tramite dividendi e riacquisti di azioni. Questo ha contribuito a quasi triplicare il prezzo delle azioni, passate da 8,9 euro di aprile 2022 a 25,21 euro oggi.
Durante l’intervista è stato toccato anche il tema della disponibilità per operazioni straordinarie, 10 miliardi di euro e il suo possibile uso, fra ipotesi di M&A oppure ulteriore remunerazione degli azionisti.
Nell'aprile 2021 Orcel è tornato in Unicredit sostituendo Jean Pierre Mustier, per far rinascere una banca «che aveva perso fiducia in sé stessa e credibilità all’esterno», le parole del ceo. Oggi «il sogno è rispondere alla domanda di Henry Kissinger quando disse: Se voglio parlare con l'Europa, chi chiamo? Vorremmo far parte di quella chiamata».
Interpellato direttamente su grandi operazioni transfrontaliere, l’ad Orcel ha ricordato che non esiste ancora una normativa unica in Europa e questo frena i progetti, che acquisizioni effettuate in Paesi dove si è già presenti di fatto sono sempre forme di M&A che la banca considera a livello nazionale. Ma che ogni operazione deve portare valore: «Se non sono i termini giusti, se non è il modo giusto, è meglio non farla». Ma «se dovessimo fare qualcosa, siamo estremamente fiduciosi di poterne ricavare valore».
A questo si aggiunga che un’acquisizione importante a breve sarebbe difficile, perché la «valutazione di Unicredit in borsa è inferiore a quella della maggior parte dei concorrenti». Orcel ha poi ricordato che l’Europa ha bisogno di banche con capitalizzazioni di mercato superiori a 100 miliardi di dollari se vogliamo che questo blocco economico regga nei confronti degli Stati Uniti o della Cina.
Il piano industriale Unlocked finisce al termine del 2024, mentre il consiglio di amministrazione scade con l’approvazione del bilancio 2023 nella primavera del 2024 fra fine marzo e gli inizi di aprile. (riproduzione riservata)