
MF-Milano Finanza per salvare l'Italia. I punti dell'appello lanciato da questo giornale il 6 agosto: 1) Un grande mercato italiano dei capitali; 2) Il risparmio degli italiani investito in Italia; 3) Uno sviluppo del pil che taglia anche il debito. Dopo Orsi & Tori di sabato 6 agosto questo giornale lancia una grande campagna di sensibilizzazione sui temi legati al risparmio, alla Borsa e al rilancio dell'Italia.
Hanno aderito tra gli altri: Patuelli (Abi), Rossi ( Tim), De Felice ( Intesa), Clarich (Sapienza), Conte (Anasf), Cimbri ( Unipol), Salerno Aletta (economista), Natali (Assonext), Catella (Coima), Roth (Auto Pedemontana), Morelli ( Axa), Vegas (ex Consob), Scardovi (Hope), Grignani (Aiaf), Bianchi-Micossi (Assonime), Della Posta (Invimit), Di Taranto (Luiss) e Carli (Ass.G.C.), Metta (IIT).
L'importanza di una borsa efficiente e di successo per un sistema Paese è indiscutibile: favorisce l'accesso del risparmio a opportunità di investimento, connette imprenditori e investitori basati nello stesso sistema economico, fa sviluppare l'ecosistema di analisti, advisor ed esperti necessari a affiancare domanda e offerta. Il trend degli ultimi anni è però nella direzione opposta, non solo in Italia: molte aziende si quotano su altri mercati, altre si delistano, molti imprenditori ricorrono al private equity e non al mercato, i fornitori di analisi e dati si concentrano internazionalmente e servono i mercati domestici «da fuori». Proprio in queste ore nel Regno Unito si lamenta la sostanziale scomparsa dal mercato inglese di aziende tecnologiche quotate, ridotte a due, per esodi o acquisizioni. Sembra che la indiscutibilità del vantaggio di avere un mercato borsistico nazionale non sia universalmente condivisa proprio dagli attori che più dovrebbero averne vantaggi: imprenditori e investitori. Cosa fare? Per avere una strategia dobbiamo comprendere perché gli imprenditori italiani non vedono l'importanza di quotarsi e quali sono i problemi specifici del mercato di borsa italiano.
Grazie alla disponibilità di fondi per investimenti di private equity, negli ultimi anni molti imprenditori in tutto il mondo hanno scoperto i vantaggi di «restare privati». La quotazione in definitiva serve a un imprenditore o a raccogliere capitali per finanziare la crescita o a rendere liquido il proprio investimento. Storicamente c'era solo la borsa, oggi i fondi di private equity sono una alternativa attraente: si evitano le complessità e gli obblighi di comunicazione delle aziende quotate, si portano a bordo amministratori esperti e con un network utile allo sviluppo aziendale, si rimanda di alcuni anni la decisione di quotarsi, mantenendo opzionalità. Per aziende con necessità di flessibilità e rapidità questa è una strada attraente, con chiarezza di intenti da raggiungere con pochi co-azionisti rispetto alla moltitudine degli investitori in borsa. Chi ci perde da questo trend? I piccoli risparmiatori, che nel tempo hanno sempre meno accesso a opportunità di investire in imprese ad alto potenziale, riservate a investitori privati sofisticati e ricchi, che passano la mano al mercato quando la crescita comincia a ridursi. E anche quando il piccolo risparmio retail riceve in distribuzione offerte strutturate di private equity spesso sono più costose e poco trasparenti.
Chi decide di quotarsi all'estero cita la semplicità procedurale, la agilità di regolamenti e obblighi, forme di governance più semplici e adatte a aziende giovani e imprenditoriali. Progressi sono stati recentemente fatti anche in Italia, arrivando ad accettare finalmente anche la documentazione in lingua inglese; diversi mercati accettano azioni a voto multiplo in varie forme; si stanno semplificando generalmente le procedure di quotazione. Ho però l'impressione che anche in questo campo non abbiamo ancora interiorizzato che l'evoluzione e la diffusione tecnologica hanno trasformato la natura stessa degli «exchange»: da templi di transazioni tutelate e garantite si sono trasformati in potenti piattaforme elettroniche, la cui localizzazione conta poco a fronte di efficienza, sicurezza e competitività internazionale. Se un'azienda italiana si tratta all'estero, ai risparmiatori - oggi anche a quelli piccoli - in fondo non importa molto «dove» la transazione avviene perché costo, sicurezza e facilità di accesso sono le sole cose che contano per molti. E' diventato invece molto più importante che l'ecosistema informativo, di analisi e dati e di reportistica finanziaria, sia adeguato e professionale, per garantire la qualità del dialogo tra la azienda quotata e gli investitori e l'informativa indipendente agli stessi. Un imprenditore vuole quotarsi su exchange che garantiscano la semplicità e velocizzazione delle procedure di quotazione, ma anche la «profondità» dell'analisi e la qualità dei fornitori di informazione finanziaria. Mercati con aziende leader nei loro settori e aziende innovative quotate facilitano analisi settoriale profonde e attraggono sia investitori sia nuove quotande, il che spiega la preoccupazione inglese sul settore tech ridotto al lumicino. Un imprenditore sceglierà sulla base di semplicità burocratica ma anche competenze e asset informativi, non su una location di per sé.
La Borsa Italiana fa oggi parte di Euronext - presente in diversi importanti mercati Europei - e Cassa Depositi e Prestiti ne è azionista di riferimento assieme alla omologa francese Caisse des Depots. Come Paese questo ci dà una triplice opportunità. Innanzitutto di offrire efficienza e eccellenza tecnologica italiana per ridurre costi e migliorare prestazioni delle piattaforme tecnologiche degli exchanges del gruppo, non solo della borsa. L'utilizzo di tecnologie e fornitori di servizi in cloud Italiani è un buon segnale di un percorso da sostenere. In secondo luogo dobbiamo rendere più attraente per gli imprenditori italiani quotarsi in Italia sia rispetto a non quotarsi - penso a agevolazioni fiscali sui costi di quotazione e a ulteriori semplificazioni delle procedure di quotazione e dei requisiti di reportistica - sia a quotarsi altrove - ricercando una specializzazione settoriale per competenze per esser competitivi con i grandi mercati concorrenti. Su entrambi i punti Euronext può avere un ruolo importante, sia nel benchmarking delle pratiche migliori, sia nel spingere sui suoi vari mercati una specializzazione che li rinforzi. Infine c'è il punto forse più difficile, ma più di maggiore impatto potenziale. Occorre che gli imprenditori vedano nel consiglio e negli amministratori esterni dei veri partner nello sviluppo della azienda e non solo esperti di governance consiliare o meri vigilanti per conto di azionisti senza volto. Il passo di aprire la propria azienda a esterni è estremamente emotivo per un'imprenditrice/imprenditore e altera dinamiche famigliari delicate. Al di là dei capitali, diventano essenziali la qualità e l'orizzonte temporale di consiglio e consiglieri, in Italia molto rigidamente gestiti per liste, termini triennali uguali per tutti e votazioni collettive e non individuali. Offrire alle aziende professionalità e orizzonti temporali adeguati dei consiglieri e dare agli azionisti la possibilità di valutarne l'operato individualmente - come avviene in diversi Paesi concorrenti - diventerà un importante fattore nella valutazione della bontà del modello di governo delle aziende quotate e sarà di valore per imprenditori e investitori al contempo.
In conclusione per contrastare il trend al delisting o al rinvio della quotazione dobbiamo far leva sul sistema di cui la Borsa fa parte, assecondandone l'integrazione tecnologica - grazie alle eccellenze italiane passate e attuali - e incoraggiando il ruolo di stimolo alla semplificazione normativa, alla creazione di ecosistemi informativi specializzati e profondi, al miglioramento della governance. (riproduzione riservata)
*ministro per l'Innovazione Tecnologica