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La grande tentazione e la sfida possibile di Meloni: dal Lsd all'Esg della finanza

La grande tentazione e la sfida possibile di Meloni: dal Lsd all'Esg della finanza

di Claudio Scardovi *
MF - Numero 200 pag. 24 del 12/10/2022

Che le nostre Casse di Previdenza e Fondi Pensione, su un totale gestito di circa 300 miliardi di euro, investano solo il 4% in capitale di rischio domestico la dice lunga sulla loro lungimiranza. Il governo Meloni dovrebbe vincolarli a investire nelle imprese nazionali, con un mix di bastone e carota, per far salire tale quota al 10%

MF-Milano Finanza per salvare l'Italia. I punti dell'appello lanciato da questo giornale il 6 agosto: 1) Un grande mercato italiano dei capitali; 2) Il risparmio degli italiani investito in Italia; 3) Uno sviluppo del pil che taglia anche il debito. DopoOrsi & Tori di sabato 6 agosto questo giornale lancia una grande campagna di sensibilizzazione sui temi legati al risparmio, alla Borsa e al rilancio dell'Italia. Hanno aderito tra gli altri: Patuelli (Abi), Rossi ( Tim), De Felice ( Intesa), Clarich (Sapienza), Conte (Anasf), Cimbri ( Unipol), Salerno Aletta (economista), Natali (Assonext), Catella (Coima), Roth (Auto Pedemontana), Morelli ( Axa), Vegas (ex Consob), Grignani (Aiaf), Bianchi-Micossi (Assonime), Della Posta (Invimit), Di Taranto (Luiss), Carli (Ass.G.C.), Metta (Iit), Testa (Borsa Spa), Colao (Min. Innovazione), D'Agostino (Bird&Bird), Dossena (Avm) e Boldrini (Orrick).

Il trilemma che i policy-maker si sono trovati a gestire a livello globale negli ultimi 50 anni è riassumibile nell'invecchiamento della popolazione, nella crescita del debito pubblico (e della moneta) e, infine, nella riduzione di crescita e produttività.

Invecchiamento della popolazione

A livello globale, la quota della popolazione over-50 è passata dal 15 al 25% ed è prevista al 50% per fine secolo, con impatto crescente sulla spesa previdenziale. In Italia, la quota di over-65 è prevista crescere dall'attuale 40% circa al 65% nei prossimi 50 anni, con una spesa previdenziale già al 18% del pil – la più alta tra i Paesi sviluppati. Questa è tipicamente finanziata con debito pubblico, emesso su lunghe durate e sottoscritto grazie al crescente bacino di risparmi accumulati dalla popolazione che invecchia e che, direttamente o indirettamente (tramite Casse e Fondi Pensione) decide di investire in Titoli di Stato «privi di rischio», generandone l'eccesso di domanda.

Debito pubblico moltiplicato

Conseguentemente, nello stesso periodo, il debito pubblico globale si è moltiplicato per più di tre volte, dal 20 al 70% circa del pil. In Italia si attesta al doppio, a circa 140%, secondo solo al Giappone (debito pubblico lordo al 266%, netto al 176%) che, non a caso, ha una quota di over-65 già oltre al 50% e prevista al 75% in 50 anni. Questa enorme montagna di debito pubblico è stata finanziata dalla creazione di moneta inflattiva (moltiplicatasi per 5 per l'euro negli ultimi 15 anni e per 10 per il dollaro), ma è risultata anche magicamente gestibile, con costi finanziari bassi e tassi reali negativi proprio a causa dell'eccesso di risparmi accumulato dai più anziana, e dalla loro scelta d'investimento in Btp che, per la logica della domanda e offerta, ha spiazzato gli investimenti in capitale di rischio.

Crescita e produttività in frenata 

Come combinato disposto dei due primi dilemmi (più vecchi e più spese previdenziali, meno lavoratori per pagarle; più debito pubblico e moneta inflattiva per finanziarle, meno capitale di rischio per investire nelle imprese e nell'economia reale), i tassi di crescita (anemica) e in particolare di produttività sono diminuiti a livello globale e con particolare gravità in Italia (-1,15% quella del capitale, negli ultimi 15 anni pre-Covid; + 0,5% quella del lavoro versus una media UE dell'1,2%).

La tentazione - e il rischio - di Giorgia Meloni 

La Grande Tentazione dei policy-maker globali e del nuovo governo di Giorgia Meloni è di continuare su questa strada. Assecondando l'elettorato più anziano, sempre più numeroso e votante, finanziandone a piacere le spese previdenziali (e altre, legate alle urgenze del momento: dalla disoccupazione, alla pandemia, alla crisi energetica e con uno scenario di stagflazione previsto in arrivo per il 2023): emettendo nuovi Btp (Long-term debt - L), comunque finanziati a basso costo dato l'eccesso di risparmio dei più vecchi (Savings' glut – S) e in continuità di sbilanci correnti (Deficit – D). Il tutto reggerà, supportando il ciclo elettorale, se non per qualche momento anche quello economico, fino all'inevitabile implosione di un modello di finanza cattiva, miopicamente insostenibile e da salto nel vuoto, ai danni dell'economia reale, dell'inclusione sociale (con crescente povertà) e dell'ambiente.

La scarsa lungimiranza di Casse Previdenza e Fondi Pensione

Che le nostre Casse di Previdenza e Fondi Pensione, su un totale gestito di circa 300 miliardi di euro, investano solo il 4% delle loro risorse in capitale di rischio domestico (il peso del pil Italiano a livello globale), e una quota di meno dell'1% nei più promettenti private market italiani (pmi, real estate e infrastrutture non quotate) la dice lunga sulla lungimiranza, più che delle strutture di governo che li gestiscono, delle scelte di politica economica e regolamentari che li hanno creati (fino all'esistenza del tfr come unica opzione pensionistica, non era lo stesso al 100% impiegato a rifinanziamento delle pmi?); e che li informano ancora oggi, attraverso norme e indirizzi, guidandoli indirettamente nelle strategie d'impiego.Che numeri ancora più piccoli siano riferibili al risparmio gestito privato (i rimanenti 4,9 miliardi di euro, investiti in private market italiani per meno dell'1%), la dice di nuovo lunga sulla preparazione del sistema finanziario a guidare la transizione richiesta verso la ricapitalizzazione (equitization), del Paese, ma anche e soprattutto sulle politiche economiche e di regolamentazione che dovrebbero facilitarlo in questa impresa erculea, piuttosto che ostacolarlo, anche con la competizione non-competitiva dei Btp.

Come incentivare le Casse a investire sull'Italia

La sfida possibile del nuovo governo e di Giorgia Meloni deve piuttosto essere il rigetto del modello di finanza cattiva Lsd e il perseguimento di una finanza buona, con obiettivi Esg di incremento di produttività totale (economica, sociale e ambientale), per portare i risparmi italiani verso investimenti di capitale proprio (equity) nel Paese e per incrementarne la crescita e produttività che sole possono permettergli di superare l'inflazione, battere la recessione e sostenere il costo, inevitabile, di una popolazione che invecchia; e che dovrebbe farlo come investitrice attiva dell'economia reale del Paese e non solamente come sottoscrittrice di Btp a rendimento reale negativo o di altri prodotti esterofili.

Quando c'era il Tfr le pensioni finanziavano solo le imprese nazionali 

Il mio suggerimento alla premier in pectore è di non cedere alle facili lusinghe delle defiscalizzazioni o contribuzioni Lsd e di puntare, attraverso scelte di politica economica perseguite pragmaticamente con un mix di bastone e carota (vincoli minimi e incentivi) a portare il capitale di rischio degli italiani (specie di quelli più anziani) a investire nell'economia reale del Paese (a favore anche dei più giovani). Ipotizzare che Casse e Fondi investano almeno un 10% del loro patrimonio nei private market italiani è ragionevole, utile, redditizio e a valore aggiunto per tutte le parti sociali, generazioni e gruppi d'interesse di destra e di sinistra. Tale vincolo minimo recupererebbe solo una piccola parte del precedente autofinanziamento del tfr, rendendo idealmente Casse e Fondi Pensione più redditizie, meglio diversificate e meno soggette al loro vero rischio sistemico - legato al debito di Stato e non dissimile da quello dei Fondi pensione Uk che, appena poche settimane fa, hanno rischiato l'implosione.

Lo stesso dovrebbe avvenire per i privati cittadini, sia pure in assenza di vincoli minimi imposti obtorto collo. Convinti e condotti piuttosto, dal nuovo governo e dalla premier in pectore, quasi maieuticamente, a investire come azionisti nell'economia reale del Paese, con una più elevata redditività attesa e obiettivi di sostenibilità Esg. Con gli incentivi fiscali già esistenti (i.e. Pir Alternative) resi fruibili, con forme di assicurazione sull'eventuale perdita massima offerte, a condizioni di mercato, da Mef e Cdp. E con l'evoluzione di norme regolamentari (e.g. Mifid 2) che, nate con il giusto proposito di proteggere il risparmiatore retail dalle truffe e dai prodotti finanziari troppo complessi e rischiosi, finiscono per escluderlo dalle migliori opportunità d'investimento, relegandolo al modello della finanza Lsd – assuefatto, con i suoi 2.600 miliardi di euro complessivamente investiti su conti correnti, buoni postali infruttiferi e Btp, a subire (nel migliore dei casi) la pesante accisa dell'inflazione e il calo di crescita e produttività. Sono i cittadini infatti che, investendo meglio, possono votare con le scelte allocative dei loro risparmi, per il futuro del Paese che vorrebbero. Per risolvere quello che, prima ancora dei policy-maker del momento, è soprattutto il trilemma delle loro famiglie, comunità e generazioni future. (riproduzione riservata)

*fondatore e ad Hope sicaf



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