

Ci sono due le buone notizie per Euronext, la holding dei listini europei che nel 2021 ha rilevato Borsa Spa assieme a Cdp Equity (7,3%) e a Intesa Sanpaolo (1,5%). E una, invece, meno piacevole. Da un lato il gruppo che gestisce le borse di Amsterdam, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Milano, Oslo e Parigi, sta per beneficiare di un grande assist da parte dell’Ue sul fronte della contrattazione dei derivati, un mercato plurimiliardario. È un’attività anticiclica, visto che i volumi tendono a espandersi anche nelle fasi in cui la maggior volatilità dei prezzi azionari deprime gli scambi in borsa. Dall’altro, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Euronext ha preparato un aggiornamento del listino prezzi con aumenti previsti che nel 2023 arriveranno fino al 20%.
Sul fronte opposto, invece, il titolo da inizio anno viaggia in rosso, nonostante abbia recuperato parte delle perdite dopo la pubblicazione della trimestrale, ben accolta dagli analisti. Da gennaio a al 24 novembre Euronext ha ceduto circa il 20%, mentre Deutsche Boerse è salita del 18,4% e il London Stock Exchange ha guadagnato il 15,8%.
La Commissione Europea, come aveva anticipato la presidente, Ursula von der Leyen poco prima della Brexit, intende procedere sul rientro dei derivati espressi in euro da Londra al Continente. E’ un mercato gigantesco, come ha ricordato l’FT preoccupato qualche giorno fa, che vale 1.150 miliardi in transazioni, da anni in mano alla City. I due grandi beneficiari di questa decisione sono la stessa Euronext e Deutsche Boerse, i due maggiori gruppi europei. La prima è guidata dall’ad, Stéphane Boujnah, un manager vicino all’Eliseo che dialoga costantemente con Bruxelles. E’ stato lo stesso Boujnah a voler aggiudicarsi l’asset italiano che, caso raro nel mondo, contiene al suo interno la piattaforma internazionale per gestire gli scambi del debito pubblico italiano, i Btp, il più liquido in Ue. Borsa Spa controlla anche Cassa di Compensazione e Garanzia che ora, sotto Euronext, rappresenta la clearing house del gruppo (funge da sistema di garanzia come controparte centrale per i mercati azionari e dei derivati), l’istituzione che dovrebbe prendere a questo punto in mano il dossier City. Un dossier al momento in discussione a Bruxelles all’interno del progetto European Market Infrastructure Regulation che sarà discusso a inizio dicembre. Fa parte della cosiddetta Capital Markets Union, la costruzione di un mercato di scambi comunitario in grado di competere con quello del Regno Unito, Usa e cinese.
Un secondo punto a favore di Euronext, sul fronte dei conti, è la revisione del listino sui servizi. Com’è ben noto alle banche, che annualmente sostengono costi significativi per offrire ai clienti prezzi in tempo reale di azioni e bond nel proprio home banking, ogni anno il listino prezzi di Borsa Italiana viene ritoccato al rialzo «per riflettere l’inflazione», giustifica il provider di quotazioni: a gennaio 2023 le fee da applicare a ogni cliente che accede ai prezzi di borsa in tempo reale, i cui costi sono differenziati a seconda che sia un cliente professional o retail, subiranno un aumento del 5%. Ma non solo: da inizio aprile, quando Borsa italiana passerà tutta la sua attività a Euronext, il costo annuo delle licenze di ridistribuzione delle quotazioni, che si aggiunge al costo delle fee, subirà un aumento nettamente maggiore, nell’ordine del 20% per ognuna delle tre licenze annuali (mercato azionario italiano, mercato obbligazionario italiano, mercato dei derivati) praticamente indispensabili per la negoziazione titoli.
E soprattutto quest’ultimo costo dovrà essere sborsato da qualsiasi banca, a prescindere dalle dimensioni, mentre Borsa Italiana aveva mantenuto un occhio di riguardo nei confronti degli istituti più piccoli che ovviamente fanno fatica a pagare le stesse spese che gravano sui big del credito.
Euronext ha rilevato Borsa Spa nel 2021 con Cdp Equity e Intesa Sanpaolo (hanno partecipato per 750 milioni) pagando il gruppo italiano 4,4 miliardi di euro. Il titolo ha festeggiato l’operazione di M&A salendo fino a 103 euro per poi assestarsi nel 2022, un anno caratterizzato dal rialzo dei tassi, dall’iper inflazione e dalla guerra in Ucraina, a 71 euro, oltre il 30% in meno. A pagare, fra l’altro, è una scarsa volatilità sui mercati e un numero inferiore di ipo. Le borse concorrenti, invece, fanno riferimento a modelli diversi: il London Stock Exchange ha rilevato Refinitiv, una delle maggiori banche dati al mondo che assicura gran parte dei ricavi, 1,274 miliardi di sterline nel terzo trimestre su 1,696 totali, mentre Deutsche Borse fa leva sul mercato dei derivati. E se Euronext vale 7,5 miliardi di capitalizzazione (301 milioni i ricavi a settembre, -14% anno su anno), DB conta su 33 miliardi e Lse su oltre 41. Sul fronte degli analisti, il titolo per Deutsche Bank è Buy con target price di 102 euro, mentre per Jp Morgan è Overweight con prezzo obiettivo a 94 euro. (riproduzione riservata)