Che il governatore di una banca centrale scenda in piazza per partecipare a una manifestazione è una notizia che sfiora il classico uomo che morde il cane. Eppure è quanto ha fatto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, come egli stesso dice nell'intervista concessa a Corriere della Sera, El Mundo, Handelsblatt e Les Echos. Nagel sottolinea la necessità di opporsi a coloro che lavorano contro l’Europa e contro la libertà e la democrazia e rivela che per la prima volta in vita sua a gennaio ha preso parte a una manifestazione per la democrazia (e contro l’ultra-destra di AfD-Alternative für Deutschland) che si è tenuta a Francoforte e successivamente ha partecipato a un evento pubblico a sostegno dell'Unione cui aveva preso parte la Bundesbank nel suo complesso.
L'intervista contiene altri aspetti interessanti: dalla certezza del taglio dei tassi nella riunione Bce del 6 giugno al fatto che ciò non significa che i tassi saranno ridotti anche nelle successive sedute, dalla necessità di celerità nell'attuazione degli impegni del Next Generaion Eu all’esigenza che la politica di bilancio nell'area non renda più difficile per la Bce salvaguardare la stabilità dei prezzi. Ma intanto è l'adesione di Nagel alla manifestazione che ne fa un caso rarissimo se non unico per la categoria, pur con tutte le peculiarità del caso: in generale, il curriculum di chi sta al vertice della Buba (che spesso proviene da incarichi di governo e politici), l’enorme forza della stessa banca centrale (che la rende inattaccabile sul piano dell’indipendenza), il carattere di Afd, contrassegnata da ultimo da una valorizzazione anche di una parte delle criminali SS che ha suscitato un vasto sdegno fino alla rottura nella famiglia europea Id-Indentity and Democracy da parte di Marine Le Pen e di Matteo Salvini. Non certo come meno importante, va poi richiamato il nervo scoperto in Germania delle catastrofi del nazismo.
Ma, tornando alle manifestazioni, ci si deve chiedere: è opportuno che un governatore partecipi a iniziative, sia pure molto indirettamente politiche? Nel caso di Nagel non dovrebbero esservi dubbi sulla correttezza della partecipazione, essendo in causa linee politiche che contrastano platealmente con la democrazia e con i diritti umani e che si rifanno a comportamenti omofobi e neonazisti.
In Italia la situazione è diversa. Il bisogno per chi è al vertice di Bankitalia di essere e anche di apparire indipendente dai governi e è più avvertito che in altri Paesi. Finora i governatori succedutisi non hanno palesato le proprie posizioni politiche, anche se dal loro cursus honorum si poteva dedurre il loro orientamento. Tutti sono stati sinceri democratici. Qualche scelta compiuta non ledeva l'immagine super partes nei riguardi della politica: è il caso dell'allora governatore Luigi Einaudi, che al referendum monarchia-repubblica si disse pubblicamente che avesse votato per la prima, oppure delle sottoscrizioni che Guido Carli effettuava per le diffusioni strordinarie di giornali quali il Manifesto o l'Unità ovvero della vicinanza - ben prima del'assunzione della carica di governatore - al Partito d'Azione da parte di Carlo Azeglio Ciampi. Chi avrebbe mai dubitato dell'indipendenza istituzionale e intellettuale di questi (e degli altri) governatori? Una posizione liberale di alcuni comunque rimaneva nel «foro interno».
In casi di assoluta straordinarietà quale quello che ha riguardato Nagel pochi si stupirebbero della partecipazione a un'iniziativa pubblica anche del governatore. Per il resto, non esistono e non debbono esistere governi amici o governi distanti. La caratterizzazione di destra o di sinistra è deleteria per un governatore. Con i governi la posizione non può essere che di discordia concors: sana dialettica, ma convergenza sui fini ultimi. Vi è poi il Trattato Ue, che stabilisce netti vincoli nei rapporti con i governi. Ciò dovrebbe valere anche per l'eventuale entrata e l'uscita di uomini da Palazzo Koch verso alte cariche di governo: per le porte girevoli. Quando il governo D'Alema si dimise, da diverse e determinanti parti politiche fu sollecitato il governatore Antonio Fazio ad assumere la carica di presidente del Consiglio. Fazio ritenne che fosse doveroso, prima di ogni altra considerazione, rafforzare l'autonomia della Banca d’Italia evitando che diventasse un punto di passaggio strutturale per Palazzo Chigi. (riproduzione riservata)