In attesa che il piano di riarmo diventi realtà, l’Ue continua a rafforzare la difesa con i mezzi tradizionali. La Commissione investirà 910 milioni di euro nel settore, risorse in arrivo dalla quarta edizione del Fondo Europeo per la Difesa (Edf).
Questa volta i progetti selezionati sono 62 e vedono la forte presenza delle pmi, che rappresentano più del 38% dei partecipanti e riceveranno più del 27% dei fondi.
Finora Edf è stato lo strumento principale per espandere l’ecosistema militare dell’Ue. Il fondo nasce «per supportare lo sviluppo di capacità critiche», spiega il commissario per la Difesa, Andrius Kubilius. L’ex primo ministro della Lituania si riferisce soprattutto ai sistemi di difesa aerea e missilistica, ai veicoli aerei senza pilota e alla mobilità delle forze armate.
«Questi strumenti ci consentiranno di rispondere a minacce emergenti e proteggere i cittadini», aggiunge Kubilius, «sostenendo partner come l’Ucraina da aggressioni straniere». Anche Kiev, quindi, può partecipare ai progetti del fondo, pensati per promuovere la cooperazione tra le industrie della difesa ucraine ed europee.
Il problema è che Edf ha in dote solo 7,3 miliardi, spalmati tra 2021 e 2027, ben meno degli 800 miliardi di Readiness 2030. Il piano resta ancora sulla carta perché solo Germania, Estonia e Polonia hanno chiesto di derogare al Patto di Stabilità per incrementare ogni anno la spesa militare fino all’1,5% del pil.
Gli altri Paesi, soprattutto i più indebitati, temono l’impatto sui conti pubblici, che andranno risanati dopo la fine del piano tagliando la spesa o aumentando le tasse. (riproduzione riservata)