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Christian Lindner
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Ue e Bce contro la Germania su Patto di Stabilità e bail-in delle banche

14 luglio 2023, 20:20

La Commissione e la Bce riconoscono che servono regole per gli Stati più attente alla crescita e norme sulle crisi bancarie con limiti al bail-in. La Germania si oppone. Ma adesso sarà più difficile per il governo tedesco farsi valere in Europa

L’Europa si sta sempre più allontanando dalle posizioni della Germania in due ambiti chiave: le regole per gli Stati e quelle per le banche, che sono in corso di ridefinizione nell’Unione. La Commissione Ue e la Bce si sono espressi in modo chiaro a favore di norme fiscali più attente alla crescita e di limiti all’uso del bail-in. Negli organismi europei si sta incrinando così la linea tedesca in passato dominante.

Berlino non è disposta a cedere. Al contrario, il ministro delle Finanze Christian Lindner ha già preannunciato battaglie sulla riforma del Patto di Stabilità e sulla gestione delle crisi bancarie. Ma adesso per la Germania sarà più difficile muoversi nell’Ue, considerando le ragioni espresse dagli istituti europei, un tempo più vicini alle posizioni di Berlino.

La discussione sul Patto

Riguardo al Patto, la Commissione ha messo da parte la regola del ventesimo, che imponeva un’automatica riduzione della parte del debito oltre il 60% del pil. Il nuovo modello è basato sulla calibrazione della spesa e su piani concordati con gli Stati su un orizzonte di quattro anni, che può essere esteso a sette anni in caso di riforme e investimenti. La Commissione, su pressione di Berlino, ha mantenuto alcune rigidità come l’obbligo per gli Stati di un aggiustamento fiscale annuo dello 0,5% per chi ha un deficit oltre il 3% del pil. Ma non c’è dubbio che l’approccio sia diverso da quello del passato. Non a caso Lindner si è scagliato contro l’assenza di automatismi e lo spazio lasciato alle trattative bilaterali tra Ue e governi.

Anche la Bce si è detta a favore di norme «attente alla crescita» e «più anticicliche» nella recente opinione ufficiale sulla riforma del Patto di Stabilità. «Una stabilizzazione credibile dei rapporti debito pubblico/pil richiede politiche economiche favorevoli alla crescita, compresi gli investimenti pubblici, che devono essere adeguatamente incentivati», secondo la Bce.

In tal senso NextGenEu sarà una prova importante per l’Ue e per i maggiori Paesi beneficiari, in primis per l’Italia. Tuttavia per Francoforte «saranno necessari maggiori risorse e investimenti a livello Ue, nonché investimenti sostenuti e finanziati a livello nazionale, che richiederanno fonti di reddito aggiuntive o una ridefinizione delle priorità di spesa, in particolare negli Stati più indebitati».

La Bce non solo approva la direzione intrapresa ma accoglierebbe «con favore ulteriori progressi», come «un coordinamento più efficace dell’orientamento fiscale dell’area euro e l’istituzione di una capacità fiscale centrale permanente». In tal senso vanno anche le recenti riflessioni di Mario Draghi: l’ex presidente della Bce ha insistito sulla necessità di emettere debito comune per affrontare sfide condivise come quelle sul clima e sulla difesa.

I tempi sono stretti per la riforma delle regole fiscali. La vecchia versione del Patto, diventata ancora più inadeguata dopo l’aumento dei debiti pubblici per la pandemia e la crisi energetica, tornerà in vigore dal 2024. Perciò serve un accordo tra Stati prima di fine anno. La Germania potrebbe approfittare della situazione per ostacolare la riforma, ma è anche vero che sempre più Paesi (tra questi anche la Francia) sono favorevoli a dare un’impostazione diversa alla normativa.

Le regole sulle banche

Un altro netto cambio di rotta c’è stato in Europa sui dissesti bancari. La Commissione Ue nel 2015 ha impedito l’uso dei fondi di garanzia dei depositi nelle crisi (procurando un grave danno all’Italia), mentre ora proprio i Dgs (Deposit Guarantee Schemes) sono diventati un pilastro del nuovo sistema proposto. In mezzo c’è stata la sentenza su Tercas della Corte di Giustizia Ue, un altro organo che ha messo un argine alle posizioni tedesche, come quelle sugli acquisti di titoli di Stato della Bce.

Bruxelles ha allargato le risoluzioni alle banche medio-piccole consentendo un maggior ruolo nell’uso dei Dgs (tra cui l’italiano Fitd) attraverso l’abolizione della cosiddetta super-priority, come proposto da tempo dall’Italia, anche sulla base dell’esperienza delle crisi vissute sulla propria pelle. I Dgs potranno contribuire alle svalutazioni richieste dal bail-in fino all’8% del passivo di una banca: così si possono evitare perdite per i depositanti, anche quelli non garantiti, cioè con conti oltre 100 mila euro (un’eventualità che sarebbe più probabile nelle banche medio-piccole). Inoltre in questo modo si possono attivare in modo più semplice le risorse del Srf (Single Resolution Fund), un punto non gradito da Germania e Francia ma che sbloccherebbe denaro non utilizzato finora nelle crisi.

La Bce ha dato un giudizio positivo anche sulle proposte della Commissione Ue sulle crisi bancarie, in particolare riguardo al maggiore utilizzo dei Dgs. Come per le regole fiscali, per la Bce si dovrebbe semmai fare ancora di più, in particolare consentendo un’esenzione in caso di rischi per la stabilità finanziaria. La clausola consentirebbe di accedere al Srf senza svalutare l’8% del passivo come richiesto dal bail-in, proprio per evitare in ogni modo che le perdite possano diffondere il panico tra i risparmiatori e innescare una crisi sistemica. L’esenzione sarebbe possibile solo a condizioni stringenti, per esempio con l’ok di Commissione, Bce e Single Resolution Board, in caso di crisi a livello europeo o nazionale. Per Lindner però «non è saggio» rinunciare alle perdite del bail-in perché «occorre avere la responsabilità degli azionisti e dei creditori».

La Bce ha evidenziato anche la necessità di più flessibilità nella procedura sulle ricapitalizzazioni precauzionali, usata in passato per Mps. Inoltre Francoforte ha chiesto requisiti più stringenti sugli Ips (schemi di protezione istituzionale), al contrario di quanto vorrebbe la Germania. La banca centrale ha proposto di dividere il ruolo di Ips da quello di tutela dei depositi. Infine la Bce vorrebbe un sistema per dare liquidità nelle risoluzioni. La liquidità per esempio potrebbe essere fornita dalla banca centrale con collaterale e garanzie governative adeguate. Più in generale Francoforte ha osservato che occorre procedere con l’Unione bancaria definendo una garanzia comune sui depositi e attivando il Mes come backstop nelle crisi (un punto che invece rischia di essere un boomerang per l’Italia, unico Paese a non aver ratificato la riforma del Fondo).

La Bce ha chiesto una «rapida finalizzazione» delle proposte Ue sulle crisi bancarie ma non sarà semplice trovare un accordo prima della fine della fine della legislatura europea. Berlino può ancora bloccare l’Unione bancaria, così come le nuove regole per gli Stati. Ma l’Europa è sempre più consapevole, anche a causa degli errori del passato, che occorre cambiare rotta per garantire investimenti per gli Stati ed evitare che le difficoltà di una banca diventino un problema sistemico. (riproduzione riservata)



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