Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto di «essere molto deluso» dal presidente russo Vladimir Putin, che ha continuato la guerra in Ucraina dopo lo storico vertice in Alaska.
«Non chiamerei mai nessuno una 'tigre di carta', ma la Russia ha speso milioni di milioni di dollari in bombe, missili munizioni e vite, le loro vite. Senza guadagnare virtualmente alcun terreno. Direi che è ora di fermarsi», ha aggiunto.
Il giorno dopo la risposta della Russia che ha assicurato di essere un ‘orso in ottima forma’, annunciando che la sua guerra in Ucraina continuerà, il tycoon prova a calmare gli animi. Mentre il Cremlino continua a rilanciare.
Due caccia Gripen ungheresi della Nato Baltic Air Policing «sono decollati il 25 settembre dalla base di Siauliai in Lituania in risposta a un Su-30, un Su-35 e tre MiG-31 russi che volavano in prossimità dello spazio aereo danese, dimostrando l'impegno dell’Alleanza a proteggere e salvaguardare i Paesi Baltici e il fianco orientale». Lo fa sapere il Comando Aereo Alleato.
Quattro jet russi sono, poi, stati intercettati vicino all’Alaska secondo quanto riferito dal North American Aerospace Defense Command. E la reazione rabbiosa di Mosca non si è fatta attendere: «L’eventuale abbattimento di un aereo russo da parte della Nato nel suo spazio aereo scatenerebbe una guerra», ha avvertito l’ambasciatore del Cremlino in Francia, Alexey Meshkov, in un’intervista al canale di notizie Rtl, rilanciata da Kiyv Independent.
Le sue parole arrivano in un momento di crescente tensione tra Mosca e la Nato, con gli alleati che hanno accusato la Russia di molteplici violazioni dello spazio aereo nelle ultime settimane.
Il 10 settembre, le difese aeree polacche hanno abbattuto almeno tre droni russi nel loro spazio aereo, mentre un altro velivolo senza pilota è stato registrato mentre sorvolava la Romania per quasi un'ora pochi giorni dopo. Il 19 settembre, l'Estonia ha dichiarato che tre caccia russi MiG-31 hanno violato il suo spazio aereo per 12 minuti. Meshkov ha negato le accuse, facendo eco a precedenti dichiarazioni del Cremlino. Mosca ha anche negato qualsiasi collegamento con avvistamenti sospetti di droni in Danimarca e Norvegia all'inizio di questa settimana.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha espresso il suo sostegno alla posizione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui i paesi membri dell’Alleanza Atlantica dovrebbero essere pronti, se necessario, ad abbattere droni e jet russi che entrano nel loro spazio aereo. «Se fosse necessario, sono totalmente d’accordo con il presidente Trump», ha detto.
«I leader russi farebbero bene a sapere dove sono i rifugi» ha affermato invece il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che si è comunque detto pronto a lasciare la presidenza dell’Ucraina quando la guerra sarà finita. Ad assicurarlo è stato lo stesso presidente ucraino in un'intervista a ‘The Axios Show’. «Sono pronto a dimettermi», ha detto.«Il mio obiettivo è finire la guerra», non continuare a correre per la presidenza, ha proseguito. Finora non è stato possibile convocare elezioni, ma se si arrivasse a un cessate il fuoco le cose cambierebbero e Zelensky ne ha parlato con il presidente americano Donald Trump nel loro incontro, martedì 23 settembre a New York. In caso di tregua, «possiamo usare questo periodo di tempo e posso dare questo segnale al parlamento». Zelensky ha detto di comprendere che la gente potrebbe volere «un leader con un nuovo mandato» per prendere le decisioni necessarie per raggiungere una pace a lungo termine.
Mentre il Cancelliere tedesco Friedrich Merz esorta l’Unione europea a usare i beni russi congelati, il presidente Usa, Donald Trump, ha detto all’omologo Recep Tayyip Erdogan che vorrebbe che la Turchia «smettesse di acquistare petrolio dalla Russia».
Trump ha poi dichiarato che parlerà con tutti i leader dei Paesi Nato per convincerli a smettere di fare affari con la Russia nel settore petrolifero. «Parleremo con tutti i Paesi Nato», ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso del bilaterale alla Casa Bianca.
La data da cerchiare con il rosso per l’Europa è, comunque, il primo ottobre. È in quel giorno infatti che il G7 dei ministri delle Finanze e i 27 leader Ue, parallelamente, potrebbero imprimere l’accelerazione definitiva all’uso degli asset russi congelati. I nodi tecnici e giuridici attorno al dossier si stanno sciogliendo. Soprattutto, i dubbi dei grandi Paesi europei si stanno assottigliando.
Decisiva, in questo senso, è la svolta di Berlino. In un intervento pubblicato sul Financial Times il cancelliere Friedrich Merz ha certificato il cambio di marcia. È necessario mettere in campo un prestito di 140 miliardi di euro per Kiev e dimostrare «la forza di restare in partita» contro l’aggressione russa, ha sottolineato il capo dell’esecutivo teutonico. La Germania era tra i Paesi più scettici in merito all’uso dei beni congelati russi, intimorita dalle conseguenze legali dell’iniziativa e da un potenziale effetto boomerang sulla tenuta dell'euro. Ma qualcosa, dopo il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, è cambiato. L'iniziale ottimismo per una tregua è evaporato. Il pericolo di un disimpegno americano - ventilato nero su bianco, ad esempio, dal premier polacco Donald Tusk - si è fatto più concreto. La percezione, nelle cancellerie europee, è che la guerra non finirà. E una guerra costa. (riproduzione riservata)