Due settimane dopo il summit in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump oggi, 1 settembre, è scaduto l’ennesimo ultimatum che il tycoon aveva dato al presidente russo per manifestare la sua reale disponibilità a negoziare un accordo di pace, istruendo l’indispensabile faccia a faccia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In realtà dal vertice di Ferragosto nulla si è mosso, anzi se poteva andare peggio così è stato.
Mentre gli europei premono per aumentare pressione politica e sanzioni economiche contro lo zar, che rifiuta il faccia a faccia, il tycoon sembra rassegnato allo stallo mentre continua a rilanciare ipotesi irrealistiche. In un’intervista, venerdì, al Daily Caller, il commander in chief ha detto di ritenere difficile un incontro tra Putin e Zelensky e più probabile invece un trilaterale con lui, facendo comunque dei passi indietro sul suo ruolo di mediatore per la pace in Ucraina: «Forse devono combattere ancora un po’... continuare stupidamente a combattere», si è lamentato. Unica concessione, l’apertura all’utilizzo di aerei statunitensi come garanzia di sicurezza per l’Ucraina, ma solo a supporto di un più ampio contributo del vecchio continente.
Alla Casa Bianca, dove è attesa la telefonata preannunciata nei giorni scorsi da Emmanuel Macron e Friedrich Merz, serpeggia però una certa frustrazione verso certi alleati: secondo Axios, dirigenti dell’amministrazione ritengono che alcuni leader europei stiano pubblicamente sostenendo gli sforzi di pace di Trump remando però contro dietro le quinte dopo il vertice in Alaska. L’entourage del presidente pensa che gli europei stiano spingendo Zelensky a resistere per un «accordo migliore», un approccio massimalista che ha esacerbato la guerra.
«Gli europei non possono prolungare questa guerra e alimentare aspettative irragionevoli, aspettandosi al contempo che l’America ne sostenga i costi», ha dichiarato ad Axios un alto funzionario della Casa Bianca. «Se l’Europa vuole intensificare questa guerra, la decisione spetterà a loro. Ma si ritroveranno senza speranza a strappare la sconfitta dalle fauci della vittoria», ha aggiunto.
Più o meno la tesi di Mosca. «I costanti tentativi dell’Occidente di coinvolgere Kiev nella Nato sono una delle cause principali del conflitto ucraino», ha affermato il presidente russo Vladimir Putin, citato dall’agenzia Tass, nel suo intervento al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), in corso oggi, 1 settembre, nella città cinese di Tianjin.
Putin ha attribuito l’origine del conflitto, in prima istanza, al «colpo di Stato a Kiev nel 2014, provocato dall’Occidente. La seconda ragione della crisi è il costante tentativo dell’Occidente di attirare l’Ucraina nella Nato. Come abbiamo ripetutamente sottolineato, ciò rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza della Russia», ha osservato Putin.
Il leader russo, che ha contestualmente informato gli altri leader presenti a Tianjin dei risultati raggiunti nel vertice con Donald Trump in Alaska, ha auspicato che quel summit apra la strada alla pace in Ucraina, sempre secondo quanto riporta la Tass. «È necessario eliminare le cause alla base della crisi in Ucraina e ripristinare l’equilibrio nel settore della sicurezza», ha inoltre rimarcato il presidente russo.
Intanto le capitali europee stanno lavorando a «piani piuttosto precisi» per inviare truppe in Ucraina come parte delle garanzie di sicurezza post-conflitto che avranno il pieno appoggio delle capacità statunitensi. A dirlo è stata la stessa presidente della Commissione Ursula von der Leyen in un’intervista al Financial Times. Esiste una «chiara tabella di marcia» per i possibili schieramenti e «un accordo alla Casa Bianca e questo lavoro sta procedendo molto bene», ha precisato il capo dell’esecutivo Ue. sottolineando che il presidente Trump ha rassicurato «che ci sarà una presenza americana come parte del backstop», ha affermato. L’Ucraina ha chiesto ai suoi sostenitori occidentali concrete garanzie di sicurezza, tra cui truppe sul campo, come parte di qualsiasi accordo di pace per porre fine alla guerra che dura da tre anni e mezzo.
Le truppe dovrebbero includere potenzialmente decine di migliaia di personale a guida europea, supportato dall’assistenza degli Stati Uniti, inclusi sistemi di comando e controllo e risorse di intelligence e sorveglianza. Tra le altre misure al vaglio: sanzioni secondarie per chi sostiene Mosca e il divieto di importazione di beni russi. «Il fine è esercitare la massima pressione sulla Russia, obiettivo che sarebbe più raggiungibile se sostenuto anche dagli Usa», ha dichiarato l’Alto rappresentante Kaja Kallas al termine del Consiglio informale degli Esteri a Copenaghen.
Sul punto si terrà a Parigi giovedì 4 settembre, su invito del presidente francese Emmanuel Macron un nuovo incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Sir Keir Starmer, il segretario generale della Nato Mark Rutte e von der Leyen. Presente, secondo fonti vicine al dossier, anche il presidente ucraino Zelensky. (riproduzione riservata)