Si sta facendo concreta l’ipotesi che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’ucraino Volodymyr Zelensky si incontrino di nuovo la prossima settimana (dal 22 settembre in poi). Come resta viva la speranza che l’inquilino della Casa Bianca riesca a mediare un accordo di pace con la Russia di Vladimir Putin. Lo ha dichiarato il segretario di Stato statunitense Marco Rubio.
In particolare il presidente Zelensky ha chiesto al tycoon, in un’intervista a Sky News, una «posizione chiara» per porre fine al conflitto in Ucraina e «passi decisivi per intimorire Vladimir Putin, a partire da sanzioni contro la Russia, oltre a ribadire la richiesta di garanzie di sicurezza per Kiev».
Da un lato, «credo che gli Stati Uniti siano abbastanza forti per prendere decisioni in autonomia», ha affermato Zelensky riferendosi alla richiesta fatta nei giorni scorsi dal presidente americano ai Paesi Nato di abbandonare il petrolio russo come condizione per varare ulteriori sanzioni Usa contro Mosca. E ancora: «L'Europa ha già introdotto 18 pacchetti di sanzioni contro la Russia. Ora manca solo un pacchetto di sanzioni più forte da parte degli Stati Uniti».
Dall’altro lato, il presidente ucraino ha affermato che a suo avviso gli Stati Uniti possono fornire a Kiev sistemi di difesa aerea in quantità sufficiente. Anche se Zelesnky non ha dubbi: «È giunto il momento di attuare la protezione congiunta dei nostri cieli europei con un sistema di difesa aerea multilivello. Tutte le tecnologie necessarie sono già disponibili. Ciò che serve sono investimenti e determinazione, azioni e decisioni forti da parte di tutti i nostri partner», scrive su X, denunciando che da inizio settembre «più di 3.500 droni di vario tipo e quasi 190 missili, insieme a più di 2.500 bombe aeree, sono stati lanciati» contro il suo Paese. Una buona occasione per discutere del tema è la seconda visita di Stato nel Regno Unito del presidente Trump.
Ciò che sta «accadendo nel mondo attorno a noi, indipendentemente dalle nostre alleanze e da ciò che ci e chiesto per farne parte ci ha costretti e ci costringe a pensare alla nostra difesa e sicurezza in modo diverso da come l'abbiamo pensata negli ultimi 20 anni. Farlo significa dare alle nostre forze armate tutti gli strumenti necessari a proteggere al meglio la nostra nazione in un momento nel quale sembrano crescere le minacce esterne» questa l’opinione espressa dal ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto.
Per deve essere chiaro che «non siamo in guerra, non la vogliamo e vorremmo che finissero quelle in corso. Non lavoriamo per prepararci ad una possibile guerra ma semmai per evitarla in ogni modo possibile. Non abbiamo altro obiettivo che scongiurare che si creino le condizioni per un ulteriore peggioramento del clima internazionale». Ecco che quindi, ha aggiunto Corsetto, «le nostre parole, i nostri atti, le nostre posizioni, le nostre decisioni sono sempre e soltanto state guidate dalla volontà di far cessare attacchi, ostilità, violenza, morti, in Ucraina come a Gaza, in Africa come in Asia». (riproduzione riservata)