Accordo in Coreper - la Riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 Paesi Ue - sul rinnovo delle sanzioni individuali alla Russia nel contesto dell’invasione all’Ucraina.
La lista nera, a quanto si apprende, è stata confermata nella sua interezza, senza «rimozioni politiche»: il rinnovo è semestrale e, a differenza del passato, non annuale.
La Commissione europea ha, inoltre, informato i rappresentanti dei paesi membri sullo stato di avanzamento del lavoro sul 19esimo pacchetto di sanzioni, che dovrebbe essere discusso dagli ambasciatori mercoledì 17 settembre. Da giorni l’Esecutivo Ue si sta consultando con gli Stati membri e con gli Usa, dove ha invitato una delegazione, per formulare un pacchetto «sostanzioso» di misure contro Mosca.
L’ultimo approvato dalla Ue, il diciottesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin, risale allo scorso 18 luglio e include misure restrittive in vari settori come l’energia, la finanza e l’industria.
In particolare, tra le novità introdotte l’ampliamento delle sanzioni contro banche e navi della flotta ombra, il divieto di operazioni con i gasdotti Nord Stream 1 e 2, restrizioni su beni e tecnologie a duplice uso e l’aggiunta di nuove entità e persone alla lista dei soggetti sanzionati, tra cui anche aziende situate in paesi terzi.
Il Cremlino ha ammesso che, per il momento, i contatti tra Russia e Ucraina a livello di gruppi negoziali sono sospesi. «Per ora, è probabilmente più appropriato parlare di una pausa», ha detto il portavoce presidenziale, Dmitri Peskov, ai giornalisti. Allo stesso tempo, ha sottolineato che la Russia rimane pronta a proseguire il dialogo alla ricerca di una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina. «Ovviamente non si può aspettarsi che il processo negoziale produca risultati rapidissimi. E qui vorrei ricordare le parole del presidente Trump, che ha anche affermato che all'inizio pensava che sarebbe stato possibile risolvere tutto in un attimo, ma poi si è reso conto che era necessario più tempo», ha detto ancora Peskov ai giornalisti, quando gli è stato chiesto se il processo negoziale fra le due parti avesse raggiunto un punto morto. (riproduzione riservata)