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Volenterosi: ecco i 26 Paesi per «la forza di rassicurazione in Ucraina». Meloni: l’Italia non invierà truppe in Ucraina

di Giusy Iorlano
04 settembre 2025, 12:05 Ultimo aggiornamento: 05 settembre 2025, 10:03

Conclusa all’Eliseo la riunione tra 35 leader mondiaIi. Il presidente ucraino: «Stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza». Macron: «Se Mosca rifiuta pace, nuove sanzioni Ue in accordo con Usa»

L’ultimatum lanciato alla Russia dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il primo settembre scorso non ha prodotto conseguenze concrete. E così il tycoon passa al pugno duro. Al termine del vertice della Coalizione dei volenterosi, che ha preso il via nella mattinata del 4 settembre, all'Eliseo, il numero uno della Casa Bianca ha detto ai leader europei che l’Europa deve smettere di acquistare petrolio russo che, a suo dire, sta aiutando Mosca a finanziare la sua guerra contro l’Ucraina: lo riferisce la Reuters sul suo sito citando un funzionario della Casa Bianca.

Il presidente Usa, partecipando alla call della Coalizione, ha anche sottolineato che «i leader europei devono esercitare pressioni economiche sulla Cina perchè finanzia gli sforzi bellici della Russia», ha aggiunto la stessa fonte. Secondo il tycoon, Mosca ha ricevuto in un anno dalla Ue 1,1 miliardi di euro dalla vendita di carburante.

Macron: 26 paesi parte della «forza di rassicurazione» in terra, mare o cielo

Ventisei paesi, principalmente europei, si sono «impegnati» a partecipare a una «forza di rassicurazione» nell’ambito di un futuro cessate il fuoco russo-ucraino, schierando truppe in Ucraina o essendo «presenti sul terreno, in mare o in aria», ha annunciato Emmanuel Macron in una conferenza stampa insieme a Volodymyr Zelensky, al termine del vertice della Coalizione e della videoconferenza con il presidente Usa Donald Trump. «Questa forza non ha la volontà né l’obiettivo di condurre alcuna guerra contro la Russia», ha detto il presidente francese.

Il «sostegno americano» a queste «garanzie di sicurezza» per Kiev sarà finalizzato «nei prossimi giorni», ha aggiunto. Emmanuel Macron ha anche affermato che gli europei adotteranno nuove sanzioni «in collaborazione con gli Stati Uniti» se Mosca continuerà a rifiutare la pace.

«Stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza a lungo termine per l’Ucraina e assicurando fin da ora il supporto alle nostre Forze di difesa ucraine», ha scritto su X il presidente ucraino Volodymir Zelensky. «Ringrazio tutti per il loro impegno e sostegno», ha aggiunto.

Meloni a Volenterosi, Italia non invierà truppe in Ucraina

La premier Giorgia Meloni nella riunione della coalizione dei volenterosi «ha nuovamente illustrato la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all'articolo 5 del Trattato di Washington, quale elemento qualificante della componente politica delle garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Nel ribadire l'indisponibilità dell'Italia a inviare soldati in Ucraina», la presidente del Consiglio «ha confermato l'apertura a supportare un eventuale cessate il fuoco con iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini». Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi. 

Il tutto mentre il presidente russo Vladimir Putin continua a ribadire la sua linea dura: «Nessuno scambio di territori per le garanzie di sicurezza ucraine», precisando che in mancanza di un accordo di pace Mosca proseguirà le operazioni militari.

Si è aperto in questo clima il nuovo vertice della Coalizione dei volenterosi, nella mattinata del 4 settembre, all'Eliseo con la partecipazione di 35 leader mondiali, alcuni presenti, (tra questi l’inviato di Trump, Steve Witkoff, il presidente del Consiglio polacco, Donald Tusk, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen), altri collegati in videoconferenza, come la premier Giorgia Meloni, il premier albanese Edi Rama, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez.

Starmer: «Non ci si può fidare di Putin»

«Non ci si può fidare di Putin». È stato l’avvertimento del premier britannico, Keir Starmer, alla Coalizione dei volenterosi durante il vertice, in cui è intervenuto da remoto. «La Russia continua a ritardare i colloqui di pace e a sferrare attacchi contro l'Ucraina» ha aggiunto il premier. «Ciò è stato ulteriormente sottolineato dagli attacchi indiscriminati a Kiev la scorsa settimana, che hanno causato danni significativi agli edifici del British Council e della delegazione dell’Ue», ha aggiunto, secondo un comunicato del governo.

Starmer ha anche sottolineato che la coalizione «aveva un impegno indissolubile nei confronti dell’Ucraina, con il sostegno del presidente Trump», e ha detto al leader che era chiaro che «ora dovevano fare ancora di più per fare pressione su Putin affinché ottenesse la cessazione delle ostilità». Ha anche accolto con favore gli annunci degli altri membri della coalizione, che avrebbero fornito missili a lungo raggio all'Ucraina «per rafforzare ulteriormente le forniture del Paese».

Trump, Putin e Zelensky non ancora pronti ma qualcosa succederà

L’attenzione resta comunque puntata sugli Stati Uniti e su Donald Trump: offrirà davvero il cosiddetto backstop americano, cioè una rete di sicurezza capace di dare credibilità alle misure europee, o concederà altro tempo a Putin per trovare un accordo di pace? D’altronde lo stesso Donald Trump ha annunciato un imminente nuovo colloquio con Vladimir Putin, dichiarando che parlerà con il leader del Cremlino »molto presto».

Il tycoon, in un’intervista a Cbs News, ha comunque affermato che rimane impegnato a perseguire un accordo di pace fra Russia e Ucraina, nonostante la crescente incertezza sulle prospettive di un incontro faccia a faccia fra Putin e il presidente ucraino Zelensky. «Ho osservato la situazione, l’ho vista con i miei occhi e ne ho parlato con il presidente Putin e il presidente Zelensky», ha dichiarato Trump che ha poi rilanciato in un post sul suo social Truth. «Qualcosa succederà, ma loro non sono ancora pronti. Tuttavia, qualcosa succederà. Ce la faremo», ha aggiunto.

I temi sul tavolo

Negli ultimi giorni Ursula von der Leyen ha alimentato il dibattito, dichiarando in un’intervista al Financial Times che esiste «un piano piuttosto preciso» per Kiev. Le sue parole hanno però suscitato tensioni, soprattutto in Germania. Il cancelliere Friedrich Merz ha già espresso contrarietà all’invio di truppe, e il ministro della Difesa Boris Pistorius ha criticato duramente la presidente della Commissione: secondo lui, von der Leyen «non ha alcuna competenza per parlare di truppe» e il dibattito sulle garanzie di sicurezza sarebbe «del tutto mal posto».

Nonostante ciò, fonti di Bruxelles spiegano che un piano tecnico esiste ed è già piuttosto dettagliato. Resta però una scelta politica dei singoli Stati se attuarlo o meno. Alcuni governi, come quello italiano, hanno già ribadito il loro netto rifiuto a mettere «boots on the ground», ma allo stesso tempo si sottolinea che non c’è più tempo da perdere.

Gli obiettivi sono molteplici: rafforzamento del sostegno militare all’esercito ucraino, prima vera garanzia di sicurezza, sulla base di trattati bilaterali tra l’Ucraina e i vari Paesi; estensione all’Ucraina dell’articolo 5 Nato, che prevede un intervento alleato se Kiev venisse di nuovo attaccata dopo la fine della guerra; invio nelle retrovie ucraine di una forza franco-britannica per garantire l’eventuale cessate il fuoco (senza l’Italia).

Zakharova: per Mosca garanzie richieste da Kiev sono «inaccettabili»

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha riaffermato anche oggi che la Russia considera le garanzie di sicurezza richieste dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky «assolutamente inaccettabili». «Queste non sono garanzie di sicurezza per l’Ucraina; sono garanzie di pericolo per il continente europeo», ha dichiarato ai giornalisti durante una conferenza economica a Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo. Queste misure, richieste da Kiev nell’ambito di una risoluzione del conflitto in Ucraina, saranno discusse questa mattina a Parigi nella riunione della «coalizione dei volenterosi».

Rutte: Russia non decide su dispiegamento truppe pace a Kiev

«L’Ucraina è una nazione sovrana. Se l’Ucraina vuole avere forze di sicurezza nel Paese per sostenere un accordo di pace, spetta a loro decidere. Nessun altro può decidere al loro posto», ha risposto a stretto giro il segretario generale della Nato, Mark Rutte, intervenendo a Praga al summit sulla difesa dell’Istituto internazionale per gli studi strategici.

«Penso che dobbiamo davvero smetterla di rendere Putin troppo potente. Non spetta a loro decidere. Sono davvero stupito. La Russia non c’entra nulla con questo», ha aggiunto. « È lo stesso che per la Finlandia. Avrebbe dovuto avere una sorta di sì dalla Russia per entrare nella Nato? No, ovviamente no. E la Svezia? No. Così come in passato abbiamo fondato la Nato. Siamo nazioni sovrane«, ha concluso. (riproduzione riservata)



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