È durato poco più di tre ore, nella notte italiana tra il 15 e il 16 agosto, un vertice che rimarrà nella Storia anche se non ha portato all’esito sperato: il faccia a faccia tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello della Federazione Russa Vladimir Putin. Scenario, l’Alaska, terra di confine simbolica tra i due Paesi. Obiettivo, la pace in Ucraina. Esito, nessun accordo.
Entrambi i leader hanno definito l’incontro «produttivo» e «costruttivo», ma il summit si è chiuso senza intesa sul cessate il fuoco e anche senza una road map precisa verso la fine del conflitto. «Non c’è accordo fino a che non c’è l’accordo», ha scandito Trump davanti alle telecamere, lasciando intendere che la distanza resta significativa, pur minimizzando: «I problemi irrisolti sono davvero pochissimi».
Putin, parlando in inglese, ha ringraziato il tycoon per il dialogo e lo ha invitato a Mosca, segnalando la volontà di mantenere aperto il canale diretto con Washington. «Spero che questo incontro apra la strada alla pace», ha aggiunto, ribadendo però che Kiev e l’Unione europea non devono ostacolare gli sforzi diplomatici.
Il presidente americano ha annunciato che informerà i vertici della Nato e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sugli esiti del vertice. Proprio a Kiev, secondo Trump, spetta adesso la responsabilità di un passo decisivo: «Ora tocca a Zelensky e agli europei», ha dichiarato a Fox News, rivelando che un incontro trilaterale con Putin e il leader ucraino potrebbe tenersi già la prossima settimana.
Il messaggio è chiaro: Washington non intende assumersi da sola l’onere del compromesso. E Trump ha consigliato apertamente a Zelensky di «trovare un accordo», suggerendo che le posizioni europee debbano ammorbidirsi per non compromettere il processo di pace.
«Lunedì incontrerò il Presidente Trump a Washington Dc, per discutere tutti i dettagli relativi alla fine delle uccisioni e della guerra. Sono grato per l'invito», ha dichiarato su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo essere stato informato dal presidente Usa sull'esito del vertice con Putin in Alaska. «Sosteniamo la proposta del Presidente Trump di un incontro trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia. L'Ucraina sottolinea che le questioni chiave possono essere discusse a livello di leader e che un formato trilaterale è adatto a questo scopo».
Mentre ad Anchorage andava in scena la stretta di mano tra i due leader, sul terreno la guerra non si fermava: nella notte, l’aviazione ucraina ha denunciato il lancio di 85 droni e un missile balistico da parte di Mosca, con 61 velivoli intercettati dalle difese aeree. Un promemoria drammatico della distanza tra diplomazia e realtà sul campo.
La stampa internazionale ha letto l’incontro come un parziale successo per Putin. Secondo il Financial Times e la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il Cremlino ha portato a casa immagini di grande impatto – dall’accoglienza con tappeto rosso alla base di Elmendorf-Richardson fino alla limousine presidenziale americana «The Beast» – senza concedere nulla sul cessate il fuoco. Un «guadagno di prestigio», più che un passo verso la pace. Una vittoria per Putin.
Un dettaglio non secondario è emerso dalle interviste post-summit: Trump ha parlato di «un’unica grande cosa» che ha impedito un accordo totale, senza però specificare cosa sia. «Non voglio dire cosa manca per l’intesa, ci penseranno altri», ha tagliato corto, lasciando così il campo alle speculazioni.
Alcuni analisti ipotizzano che si tratti delle condizioni poste da Mosca su Kiev, con il Cremlino che continua a definire l’Ucraina «nazione sorella» ma insiste sul tema delle garanzie di sicurezza e sul riconoscimento delle conquiste territoriali. Su questo punto, né Washington né Kiev sembrano al momento disposte a cedere.
Il portavoce russo Dmitry Peskov ha definito l’incontro «molto positivo», sottolineando come i due leader abbiano preferito non rispondere alle domande dei giornalisti perché le dichiarazioni congiunte erano già «esaustive».
Dall’altra parte, l’Onu ha accolto con favore la prosecuzione del dialogo, pur ribadendo l’appello a un «immediato, pieno e incondizionato cessate il fuoco», in linea con il diritto internazionale e i confini riconosciuti.
Trump ha informato i leader europei sull'esito del suo incontro con Putin, come si apprende da un portavoce della Commissione Europea. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha partecipato alla telefonata, alla quale erano presenti il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, il presidente della Francia Emmanuel Macron, il cancelliere della Germania Friedrich Merz, il presidente della Finlandia Alexander Stubb, il presidente della Polonia Karol Nawrocki, il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer e anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
«Considero positivo il fatto che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina», è il commento di Meloni in una nota. «L’accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte. Solo l’Ucraina potrà trattare sulle condizioni e sui propri territori».
Secondo Meloni il punto centrale «rimane quello delle garanzie di sicurezza per scongiurare nuove invasioni russe ed è questo l’aspetto su cui si sono registrate ad Anchorage le novità più interessanti. Solo robuste e credibili garanzie in tal senso potranno prevenire nuove guerre ed aggressioni».
A questo riguardo, ricorda Meloni, «il Presidente Trump ha oggi ripreso l’idea italiana di garanzie di sicurezza che si ispirino all’articolo 5 della Nato. Il punto di partenza della proposta è la definizione di una clausola di sicurezza collettiva che permetta all’Ucraina di beneficiare del sostegno di tutti i suoi partner, Usa compresi, pronti ad attivarsi nel caso sia attaccata di nuovo. Gli Stati Europei rimangono uniti nel sostegno all’Ucraina in questa fase di trattative. La strada per la pace non è semplice, ma è importante che sia stata intrapresa».
Il vertice di Anchorage non ha prodotto il tanto atteso accordo di pace, ma segna un passaggio politico che può cambiare le carte in tavola: dopo mesi di escalation e stallo diplomatico, Stati Uniti e Russia sono tornati a parlarsi direttamente.
Trump ha promesso un nuovo incontro, forse a Mosca, e soprattutto un trilaterale con Zelensky. Ma per ora, l’immagine che resta impressa è quella della stretta di mano finale davanti alla scritta «Perseguire la pace»: un auspicio più che un risultato concreto, che sembra ancora lontano. (riproduzione riservata)