Al momento non è previsto alcun incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Lo ha spiegato in un’intervista a NBC News il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov per il quale «Putin è pronto a incontrare Zelensky quando l’agenda del vertice sarà pronta, e questa agenda non è affatto pronta». «Dopo Anchorage, il presidente Trump ha suggerito diversi punti che condividiamo e su alcuni di essi abbiamo concordato di mostrare una certa flessibilità», ha detto riferendosi all’incontro del 15 agosto con Putin in Alaska, ma gettando allo stesso tempo nuove ombre sull’iniziativa del presidente statunitense Donald Trump per un summit volto a porre fine alla guerra.
«Quando il presidente Trump ha portato queste questioni all’incontro di Washington», ha continuato Lavrov «è stato molto chiaro a tutti che ci sono diversi principi che Washington ritiene debbano essere accettati, tra cui la non adesione alla Nato, compresa la discussione delle questioni territoriali, e Zelensky ha detto di no a tutto». Il capo della diplomazia di Mosca ha poi aggiunto: «Ha persino detto di no, come ho detto, all’annullamento della legge che proibisce la lingua russa. Come possiamo incontrare una persona che finge di essere un leader?».
lncontro che deve scontrarsi anche con il nodo difficile da sciogliere che è quello della sede da scegliere. Svizzera, Austria o Turchia: il presidente ucraino Zelensky ha elencato i Paesi che potrebbero ospitare un suo vertice con Putin. Ma il problema è che un tale evento rimane nel campo delle ipotesi. Anzi, nelle ultime ore sembra essere messo in dubbio dall'irrigidirsi delle parti mentre il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko si è detto «pronto a ospitare anche domani» a Minsk il summit tra «i due leader se lo volessero'». Lo riporta l’agenzia di stampa bielorussa Belta, secondo la quale Lukashenko ha detto che «Minsk è la location ideale per il summit».
Intanto, dopo giorni intensi e frenetici di consultazioni dall’Alaska a Washington, Donald Trump ha deciso di mettersi alla finestra a guardare se Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky riusciranno ad organizzare un faccia a faccia lasciando il dossier più caldo delle ultime settimane nelle mani del ‘suo Henry Kissinger’, Marco Rubio.
«Vedremo se Putin e Zelensky lavoreranno insieme. Sapete, è un po’ come mescolare l’olio e l’aceto. Non vanno molto d’accordo, per ovvie ragioni», ha detto il presidente Usa, Donal Trump, parlando il 22 agosto con i giornalisti, aggiungendo: «Vedremo se ci dovrò essere anche io».
Dietro alla decisione del presidente americano di farsi, per il momento, da parte nei negoziati di pace tra Mosca e Kiev c’è sicuramente la frustrazione per lo stallo e per l’ostinazione dello zar a prendere tempo mentre continua a bombardare l’Ucraina. Ma anche le pressioni della base Maga alla quale non è affatto piaciuto il recente iperattivismo del tycoon in politica estera.
Il nodo più difficile da sciogliere resta, comunque, quello delle garanzie di sicurezza chieste da Kiev. Sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina a cui stanno lavorando i ‘Volenterosi’ che sarà articolato su due livelli: uno legato a un possibile cessate il fuoco o accordo di pace, l’altro basato sull’impegno diretto degli Stati Uniti e dell’Europa. Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato Mark Rutte in conferenza stampa congiunta con il presidente Zelensky a Kiev il 22 agosto. «Ci saranno due livelli. Il primo sarà, di fatto, l’istituzione di una sorta di accordo di pace o di cessate il fuoco. Il secondo livello di garanzie è ciò che forniranno Stati Uniti ed Europa, ed è ciò su cui stiamo lavorando ora», ha affermato Rutte. Il capo dell'Alleanza ha aggiunto che l’obiettivo è rafforzare le Forze armate ucraine affinchè possano resistere a qualsiasi minaccia. Rutte ha inoltre sottolineato che le nuove garanzie dovranno essere molto diverse dal Memorandum di Budapest e dagli Accordi di Minsk, che non fornirono protezione reale. «Stiamo lavorando insieme - Ucraina, Europa e Stati Uniti - per garantire che ci siano garanzie di un livello tale che Vladimir Putin, seduto a Mosca, non penserebbe mai più di attaccare l’Ucraina», ha affermato.
L’Unione Europea ha, intanto, trasferito all’Ucraina un totale di 4,05 miliardi di euro, divisi in due tranche. Il supporto economico arriva a due giorni dal 24 agosto, data in cui Kiev festeggia il Giorno dell’Indipendenza. «In vista del 34° anniversario dell'indipendenza dell’Ucraina - si legge nella nota sul sito della Commissione - l’Ue invia un altro forte segnale di incrollabile sostegno erogando 4,05 miliardi di euro al Paese. Questo include 3,05 miliardi di euro tramite la Ukraine Facility e 1 miliardo di euro tramite l’Assistenza Macrofinanziaria (Amf) eccezionale della Commissione Europea». Il Commissario Ue per l’Economia e la Produttività, Valdis Dombrovskis, a sua volta, ha scritto sulla piattaforma social X che un miliardo di euro di assistenza macrofinanziaria proveniva dal reinvestimento dei proventi derivanti da «beni russi immobilizzati». La Commissione Europea ha inoltre affermato che l’Ue e i suoi Stati membri hanno speso un totale di 168,9 miliardi di euro per l’Ucraina dall'inizio dell’operazione militare speciale russa nel febbraio 2022. (riproduzione riservata)