Rally di Wall Street martedì, Asia in festa mercoledì 23 aprile dopo l’intervento del presidente Donald Trump e della Casa Bianca a rassicurare i mercati. Da un lato Trump ha spiegato che non intende mandar via il governatore della Fed, Jerome Powell, attenuando i timori degli investitori sull’indipendenza della banca centrale e sulla stabilità della politica monetaria, dall’altro la guerra dei dazi Usa-Cina inizierà ad allentare le tensioni.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei balza dell’1,8%, l’Hang Seng del 2,6%, Shanghai si muove sopra la parità. L’euro cede lo 0,2% a 1,14, il rendimento del T bond decennale cala al 4,35%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,7%.
Nelle corse ore, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha contribuito a rassicurare i mercati, parlando di una possibile de-escalation nella guerra commerciale Usa-Cina, sottolineando che non vi è alcuna intenzione di separare le due principali economie mondiali.
Durante una conferenza stampa allo Studio Ovale martedì pomeriggio, Trump ha ribadito le sue critiche a Jerome Powell, governatore della Fed, per non aver tagliato i tassi, ma ha aggiunto: «Non voglio parlarne perché non ho intenzione di licenziarlo». Questo segna un'inversione rispetto ai toni minacciosi della settimana precedente, quando il presidente Usa aveva lasciato intendere di poter sollevare Powell dall’incarico prima della scadenza del mandato nel 2026.
Alcuni investitori hanno interpretato questa retromarcia come un segnale che all’interno dell’amministrazione esistono figure più moderate che comprendono l’importanza dell’indipendenza istituzionale. Dec Mullarkey di SLC Management ha osservato: «Ci sono dei freni attorno a questo presidente. Sembra il tocco di Bessent».
Lunedì i mercati avevano reagito negativamente alle precedenti minacce di Trump: il dollaro era sceso ai minimi degli ultimi tre anni, mentre l’S&P 500 aveva perso il 2,4%, a seguito dell’attacco via Truth in cui Trump aveva definito Powell «Mr Too Late». Tuttavia, i mercati hanno poi recuperato terreno martedì, incoraggiati dalle parole concilianti di Bessent sulla Cina e dalla possibilità di una riduzione dei dazi.
Il confronto tra la Fed e la Casa Bianca è in corso fin dall’inizio della presidenza Trump, ma si è intensificato con il lancio delle tariffe reciproche il 2 aprile. Powell e gli altri membri del comitato di politica monetaria hanno chiarito che non vi saranno ulteriori tagli dei tassi finché non sarà chiaro che le politiche commerciali dell’amministrazione non provocheranno un’inflazione persistente.
La Fed ritiene che le tariffe imposte da Trump possano rallentare la crescita e spingere i prezzi verso l’alto, indebolendo un’economia precedentemente considerata solida. La scorsa settimana Powell aveva confermato che non intendeva intervenire per salvare i mercati azionari, alimentando ulteriormente la tensione con la Casa Bianca. (riproduzione riservata)