Le borse cinesi reagiscono male alla minaccia di Donald Trump di imporre dazi del 10% a partire da febbraio. Alle ore 7:30 italiane l’Hang Seng cede l’1,7% e Shanghai l’1,1%, mentre il Nikkei guadagna l’1,5%, intanto i futures sul Nasdaq si muovono ben intonati (+0,7% circa).
Dopo aver preso di mira Messico e Canada il giorno dell’insediamento promettendo dazi dal primo febbraio del 25%, il presidente Donald Trump si è rivolto alla Cina minacciando che il progetto di alzare le tariffe del 10% su tutte le importazioni è ancora sul tavolo e che potrebbe partire già il mese prossimo.
«Stiamo parlando di dazi del 10% sulla Cina, dal momento che sta inviando fentanyl in Messico e Canada», ha affermato Trump durante un evento alla Casa Bianca. Il politico fa riferimento alla droga sintetica che ha contestato anche ai Paesi confinanti e che ha provocato decine di migliaia di morti negli Usa. «Probabilmente il 1° febbraio è la data che stiamo prendendo in considerazione», ha aggiunto.
I commenti di Trump suggeriscono che, nonostante la telefonata con il presidente Xi Jinping di venerdì 17 gennaio, una tregua con la Cina potrebbe essere di breve durata. Trump durante la campagna ha promesso dazi indiscriminati sui Paesi importatori negli Stati Uniti, comprese tariffe del 60% sui prodotti cinesi. Dopo l’elezione, ha minacciato di imporre un dazio aggiuntivo del 10% sulla Cina, citando il traffico di fentanyl e sostanze chimiche utilizzate per produrre la droga sintetica, oltre a tariffe del 25% su Messico e Canada se non aiuteranno gli Stati Uniti a proteggere i confini.
Il livello del 10% è decisamente più contenuto rispetto alle potenziali imposte del 60% sui prodotti cinesi che Trump ha anticipato durante la campagna elettorale, ma sufficiente a preparare i mercati ad una maggiore volatilità. «Da qui in poi diventa solo più dura», il commento di Xin-Yao Ng, direttore degli investimenti per conto di abrdn Plc. «È un promemoria che Trump qualcosa farà, perché il primo giorno potrebbe aver dato ad alcuni la falsa impressione che avrebbe potuto non agire. Dazi implementati in maniera graduale potrebbero ritardare o ridurre la forza dello stimolo che il mercato si aspetta dal governo cinese».
Trump ha riferito alla sua amministrazione di voler combattere le pratiche commerciali sleali a livello globale e di indagare se Pechino abbia rispettato un accordo firmato durante il suo primo mandato, adottando quello che sembrava un approccio più lento nei confronti della Cina. Martedì Trump ha anche messo nel mirino l'Unione Europea, che ha definito «molto, molto cattiva» nei confronti degli Stati Uniti.
«Anche altri Paesi sono grandi abusatori, non solo la Cina», ha specificato Trump. «Abbiamo un deficit di 350 miliardi di dollari con l'Unione Europea. Ci trattano molto molto male, quindi dovranno prepararsi ai dazi».
Non è chiaro in base a quale autorità legale Trump potrebbe ordinare l'imposizione di queste tariffe. Nell'ordine esecutivo di lunedì, ha detto ai funzionari di «valutare i flussi di migrazione illegale e di fentanyl» da Canada, Messico e Cina e di riferire entro il 1° aprile. Prima del suo insediamento, pareva che stesse considerando la possibilità di dichiarare un'emergenza economica nazionale per consentire l’applicazione di nuovi dazi, ma una tale mossa non è stata (per ora) annunciata. «Sebbene le azioni immediate dell'amministrazione Trump non portino all'imposizione immediata di nuove tariffe, il memorandum dimostra uno sforzo chiaro e metodico che il presidente sta gettando le basi per applicare dazi e misure simili», scrive un report sull'ordine esecutivo redatto dallo studio legale BakerMckenzie, citato da Bloomberg.
Trump ha preso di mira in modo aggressivo la Cina durante il primo mandato, dando inizio a uno scontro che ha rimodellato le catene di approvvigionamento e l'economia globale e la sua amministrazione ha indicato in maniera chiara che intende continuare con un approccio duro. Trump, come si è visto, ha sentito al telefono il presidente cinese Xi Jinping la settimana scorsa prima dell’insediamento, in una telefonata in cui i due leader hanno discusso di commercio, fentanyl e di TikTok, la famosa app del gruppo cinese ByteDance.
Martedì, il vice premier cinese Ding Xuexiang ha spiegato che la Cina intende ampliare le importazioni dagli Usa e che non cerca un «surplus commerciale». «Vogliamo importare prodotti e servizi più competitivi e di qualità per promuovere un commercio equilibrato», ha detto Ding al World Economic Forum annuale di Davos, senza nominare Paesi specifici. (riproduzione riservata)