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Tra le 204 azioni dell’Egm quali sono le più liquide? E quali fanno più utili?

12 aprile 2024, 19:00 Ultimo aggiornamento: 19:20

Euronext Growth Milan, il segmento dedicato alle 204 pmi quotate, ha chiuso il 2023 con ricavi in crescita per 8,7 miliardi, ma utili in flessione a causa del costo del debito. Eppure ci sono società con una ricca cassa. E ora, se la Bce taglia i tassi, possono riprendere a correre

La carica delle 204 piccole società dell’Egm, il segmento di Piazza Affari dedicato alle pmi, ha chiuso un 2023 con ricavi ed ebitda in crescita a livello aggregato, ma utile in flessione e indebitamento finanziario netto in salita a causa del rialzo dei tassi. E’ quanto emerge dall’analisi condotta da MF-Milano Finanza sui bilanci delle imprese quotate, dalla quale emergono ricavi per 8,7 miliardi (+9,2% anno su anno), un margine lordo di 1,353 miliardi (+4,9%), profitti per 342,2 milioni (-13,8%) e una posizione finanziaria netta complessiva di 1,271 miliardi da 1,076 del 2022.

Questi dati emergono anche nella performance del segmento, in rialzo dell’1,3% negli ultimi sei mesi (-2% da gennaio) contro l’11,7% dell’indice Ftse Small Cap, del +14% dello Star (-1,6% da inizio anno) e del +20% del Ftse Mib (+11% da gennaio), dove vengono scambiate le large cap. Sulle società più piccole incide il costo dell’indebitamento mai così alto dalla nascita dell’euro. A questo si aggiunga il problema della liquidità, con conseguenti scambi ridotti anche a causa del riscatto dei fondi Pir, i veicoli di investimento con bonus fiscale che stanno latitando su questo segmento ma che dovrebbero tornare nel 2024. Però è arrivata una buona notizia, nel frattempo, giovedì 11 aprile, quando la Bce ha annunciato un taglio dei tassi al meeting di giugno, inflazione permettendo.

Alimentare, consumi, industria

Entrando nel dettaglio dei settori, quello degli alimentari ha visto l’indebitamento calare da 160 a 150 milioni, mentre i profitti salire di quasi il 10% a 17,5 milioni. All’interno del segmento, il panorama è piuttosto diversificato. Se da un lato Italian Wine Brands ha messo a segno un rialzo dell’utile del 45% (la performance in borsa da gennaio è di -3,3%) e High Quality Food del 67% (-12% in borsa da inizio anno), dall’altro Masi Agricola ha registrato un calo dell’utile dell’85% nel 2023 (titolo stabile da gennaio). Compagnia dei Caraibi, dal canto suo, sta affrontando il profit warning della controllata tedesca nel settore del gin.

Nel settore dei beni di consumo, l’utile aggregato di 57,7 milioni risulta in leggero aumento (+1,6%), quello che emerge è la riduzione drastica della pfn, da 104 a 50 milioni di euro. E’ il caso per esempio di Gentili Mosconi, società di Como che crea e produce tessuti stampati e tinti per i marchi della moda, passata da 0,4 milioni di debito del 2022 a 17,1 milioni di cassa nel 2023 in presenza di un utile in calo a 5,2 milioni (titolo invariato da inizio anno).

Nel caso di Fope, società vicentina di alta gioielleria, la pfn di 1,5 milioni si è pressoché azzerata lo scorso anno. La società, guidata dall’ad Diego Nardin, ha chiuso con 10 milioni di profitti (10,8 milioni un anno prima) e una performance del -3,4% da inizio anno a 27,8 euro. In questo caso, gli analisti di Pmi Capital Research in una nota di fine marzo alzano il prezzo obiettivo da 39,17 a 40,18 euro. Gli esperti si aspettano un ebitda margin del 24,3% nel 2024 (24,0% in precedenza) e un ebit margin del 20,9% (21,7%) come effetto degli investimenti pianificati per circa 2,5 milioni di euro nel piano industriale. Rispetto al valore del target price, il titolo verrebbe scambiato con un multiplo ev/ebitda di 12,1 volte nel 2024 e di 10,6 volte nel 2025.

I beni e servizi per il settore industriale hanno visto i profitti scendere del 5,6% 128,9 milioni di euro, anche in questo caso con un calo dell’indebitamento a 67 milioni da 154 milioni di un anno prima. Qui emergono le società del settore petrolifero, con la materia prima che ha visto i prezzi salire del 20% da inizio anno. Infatti Rosetti Marino ha registrato una cassa salita da 48,5 a 69,9 milioni con profitti in salita del 52% circa a 7 milioni di euro (-3,7% il titolo da gennaio). ABP Nocivelli ha visto la cassa salire da 40 a 49,9 milioni e i profitti di quasi il 9% a 6,4 milioni (+6,5% il titolo in borsa da inizio anno).

Costruzioni/distribuzione

Il settore delle costruzioni ha registrato un forte rialzo della posizione finanziaria netta da 26,1 a 195,8 milioni mentre i profitti sono scesi di quasi il 3% a 45,1 milioni di euro. Anche il comparto della distribuzione ha visto la pfn triplicare, da 59,25 a 106 milioni. Qui emerge la cassa di Sicily By Car per 25 milioni contro il debito di 10,4 milioni di un anno prima. La società fondata da Tommaso Dragotto ha visto i profitti scendere a 17,5 milioni nel 2023 dopo un anno (2022) ritenuto eccezionale. Il titolo è in calo del 17% da gennaio. Gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno confermato il rating buy sul titolo in un report del 10 aprile e il prezzo obiettivo di 10,7 euro. Gli specialisti, nel commentare i conti del 2023, parlano di «scenario turistico sfavorevole e un contesto competitivo difficile, in linea con quanto anticipato nei risultati dei nove mesi a livello operativo». Il titolo scambia a 5,4 euro con un calo del 17% circa da inizio anno.

Un settore ben rappresentato nell’Egm è quello tecnologico, che ha visto la pfn stabile a 113 milioni e l’utile aggregato passare da 16,7 a 75,8 milioni, trainato da titoli come Growens (cloud marketing) passata da una perdita di 2,5 milioni a un profitto di 53 milioni e cassa per 42 milioni. Il titolo è in rialzo del 23% da inizio anno.

La grande dispersione

Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, nota che «il segmento Egm di Piazza Affari viaggia con un rapporto prezzo/utile atteso a 12 mesi di 11 volte contro le 13 volte degli ultimi anni, mentre il Ftse Mib a 9,12 volte e lo Star a 15 volte». Secondo l’esperto, in questo segmento dedicato alle pmi, «alcune sono società molto piccole, di difficile valutazione per la scarsità di dati e di report disponibili sui titoli. Entro le 200 società quotate esiste poi una grande dispersione fra chi ha bilanci in buona salute e chi è in difficoltà, per un investitore privato è difficile scegliere con oculatezza. Un elemento a favore delle pmi è ora il taglio atteso dei tassi, con una riduzione del peso degli oneri sul debito».

In linea generale, nota, Antonio Amendola, Senior Fund Manager Azionario di AcomeA Sgr, «i bilanci dell'Egm 2023 hanno mostrato alcune caratteristiche comuni nei risultati: generalmente ricavi in calo ma con una buona tenuta sulla marginalità. questo vuol dire che, mediamente, le aziende sono state brave nel contenimento dei costi anche a fronte di una riduzione della top line».

Occhio ai costi dell’energia

A livello di settore, Amendola ricorda che il segmento delle pmi di Piazza Affari rispecchia bene l'economia reale del nostro Paese, a differenza del Ftse Mib, dove troviamo ben rappresentato il comparto bancario e assicurativo, «vede quindi un peso preponderante di industriali, consumer e tecnologia. Questi sono settori che hanno subito negli ultimi anni svariati impatti negativi che vanno dalla guerra, all'inflazione all'aumento del costo dell'energia. Proprio riguardo a questo ultimo fattore, il costo dell'energia, risulta essere un elemento molto sensibile per queste aziende e che, dalle ultime trimestrali, risulta in netto miglioramento».

Le attese per il 2024

L’inizio dell’anno, come si è visto, non è stato brillante, le banche centrali tardano a tagliare i tassi a causa di un’inflazione persistente. Amendola sottolinea che due variabili cruciali per l’Egm sono «l'andamento dei tassi e il ritorno della liquidità sul comparto. Fin tanto che i tassi restano ai livelli attuali, il mercato continuerà a guardare soltanto i titoli a maggiore capitalizzazione e con grande capacità di distribuire cassa agli azionisti, come le banche che hanno decretato il distacco stellare del Ftse Mib rispetto a tutti gli altri indici italiani». A livello di bilancio, per le società dell'Egm «ci si aspetta un progressivo miglioramento sul lato costi (riduzione dell'impatto delle materie prime e dell'inflazione) una riduzione delle scorte da parte dei clienti finali e una conseguente ripresa nella crescita anche dei ricavi e non solo nella marginalità», conclude Amendola. (riproduzione riservata)



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