Congelata la multa da ben 5 miliardi di dollari che le autorità del Kazakistan pensavano di poter riscuotere con effetto immediato da Eni e gli altri partner di Ncoc, il consorzio che sviluppa il giacimento super giant di Kashagan.La sospensione della procedura segna un punto a favore del consorzio, di cui Eni ha il 16,8%, alla pari con Shell, TotalEnergies ed ExxonMobil. Ripartendo la sanzione per quota detenuta, l’esborso per ciascuna delle quattro big oil sarebbe di circa 840 milioni di dollari. Gli altri soci di Ncoc sono la compagnia nazionale kazaka KazMunayGas (16,87%), Cnpc l(8,33%) e Inpex (7,56%).
La messa in pausa della riscossione è l’effetto della controffensiva legale di Ncoc, che ha impugnato l’operato dell’ufficiale giudiziario incaricato della riscossione. Il Tribunale amministrativo interdistrettuale specializzato della regione di Atyrau ha quindi acquisito gli atti del procedimento esecutivo: in base alla legge kazaka, finché la documentazione resta presso il tribunale la procedura deve essere sospesa. Astana, però, non intende fermarsi. «Il lavoro per la riscossione delle somme da Ncoc a favore dello Stato proseguirà secondo le modalità previste dalla legge», precisa il ministero della Giustizia. La sospensione, dunque, non comporta né la cancellazione della sanzione né un arretramento del governo nella controversia con le compagnie petrolifere straniere.
La procedura esecutiva era stata aperta il 21 luglio 2026. Il 7 settembre il suo stato nel sistema informativo del ministero della Giustizia è passato a “sospeso”.
La vicenda nasce dalle contestazioni sollevate nel 2023 dal ministero kazako dell’Ambiente per il presunto superamento dei volumi di zolfo da parte di Ncoc. Il consorzio ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver operato nel rispetto della legislazione kazaka, delle autorizzazioni ricevute e degli standard applicabili.
Il termine per il pagamento volontario è scaduto il 20 luglio 2026. Dal giorno successivo il ministero aveva quindi avviato la procedura per la riscossione forzata, che può comportare un ulteriore onere esecutivo pari al 10% della somma recuperata, inciampando però nello stop del tribunale.
Nel frattempo, è partito il procedimento arbitrale promosso dagli azionisti di Kashagan contro il Kazakhstan, per contestare sia la multa sia il trattamento riservato agli investitori. Ncoc ha richiamato un provvedimento cautelare emesso nell’ambito di un arbitrato regolato dall’Uncitral, la Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale, che vieterebbe alle autorità kazake di procedere alla riscossione forzata fino alla decisione finale.
Il ministero della Giustizia ha però sostenuto che la misura arbitrale non prevale automaticamente sulla legge nazionale e non impedisce l’esecuzione di una sentenza divenuta definitiva in Kazakistan.
Kashagan, intanto, si conferma uno dei giacimenti chiave del Paese. Nei primi quattro mesi e mezzo del 2026 ha prodotto in media circa 380 mila barili al giorno, mentre i partner stanno lavorando per portarne la capacità a 450 mila. (riproduzione riservata)