È probabile che alla ripresa post vacanze, oltre agli interventi che saranno svolti nel simposio di Jackson Hole organizzato annualmente dalla Federal Reserve e al discorso che Mario Draghi terrà all'apertura del Meeting di Rimini, per non parlare delle due guerre in corso e delle iniziative per la pace, non mancherà l'attenzione, sia pure scendendo molti gradini nel livello di importanza, alle vicende di aggregazione bancaria in Italia e in Europa.
Al di là delle principali offerte pubbliche su Banca Generali e su Mediobanca, i cui risultati saranno cruciali, attenzione sarà sicuramente dedicata all'ipotesi di un'aggregazione presentata, tra pari, tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia che ha sviluppato una posizione in derivati per oltre il 20% nell'ex popolare. L'Agricole ha fin qui costantemente escluso che intenda «comandare» nell'istituto. Finora le prove date nella presenza in Italia nel complesso presentano un identikit affidabile. Di qui la partnership paritaria di cui si parla.
I rapporti che il Banco già ha con la banque verte, in particolare nel risparmio gestito, e che sono giudicati positivi da entrambe le parti, agevolerebbero l'attuazione del progetto e la sottolineatura della parità verosimilmente mirerebbe anche a determinare una situazione in cui l'eventuale attivazione del golden power abbia minori appigli.
In effetti, ci si dovrebbe attendere che questo argomento, se si progredisce verso una concentrazione, venga in rilievo, dopo che il «potere aureo» è stato esercitato nei confronti di Unicredit, una banca italiana e - se si può dire - più italiana della pur soltanto filiazione nazionale dell'Agricole che opportunamente tiene a che alla denominazione segua Italia.
È anche vero, per converso, che sul golden power si attende di conoscere la posizione della Commissione Ue, non potendosi tuttavia ipotizzare che tale attribuzione possa venire meno; semmai si può porre un problema del quomodo, del come la si esercita, non dell'an, cioè se la si può esercitare o no.
La tutela della sicurezza nazionale e la sicurezza economica e finanziaria, che contribuiscono a sostenerla, hanno un rilievo di carattere costituzionale non certo trascurabile dalla Commissione Europea. Banco Bpm, come nel caso di chi si sia sottratto in zona Cesarini, a quello che considerava un grosso pericolo, abbandonata l'ops da parte di Unicredit, ora sicuramente starà meditando su come agire d'anticipo rispetto a ipotetiche mire di banche con l'intenzione di porsi come aggreganti.
Ciò non in nome di una difesa fine a se stessa, bensì per il ruolo che Bpm può continuare a svolgere senza essere fagocitata in una incorporazione o comunque trasformarsi in una filiazione di un altro istituto.
Finora questa posizione, che si potrebbe definire uno stand alone sui generis, è stata fatta valere dal vertice dell'ex popolare con una serie di iniziative incentrate sullo sviluppo ulteriore del diffuso legame con il territorio, con le famiglie e le imprese, soprattutto le medie.
Ora, però, è essenziale che tutto avvenga in trasparenza e con tempi serrati, se si intenderà progredire nel progetto. Ripetere, in una diversa combinazione, le fasi del rapporto con Unicredit sarebbe un oggettivo perseverare con quel che segue, quali che ne siano le cause.
Se il progetto è ritenuto valido e non tocca l'autonomia di Bpm, difesa contro un vero banchiere di livello internazionale qual è Andrea Orcel, allora lo si spieghi bene innanzitutto a risparmiatori e investitori, nonché al territorio. E si sia pronti a darne conto in nome di una doverosa accountability. (riproduzione riservata)