I governi Ue dovranno raccogliere sul mercato 1.300 miliardi di euro l’anno prossimo, come conseguenza di rimborsi di titoli per 830 miliardi ed emissioni nette per 470 miliardi. L’Italia sarà il Paese con il maggiore fabbisogno (343 miliardi), seguito da Francia (307) e Germania (246 miliardi). Se si considerano soltanto le emissioni a medio-lungo termine, i governi europei dovranno ottenere circa 1.200 miliardi, di cui 295 in Italia, 300 in Francia e 256 in Germania. Sono queste le cifre calcolate da Francesco Maria Di Bella, strategist di Unicredit.
L’anno prossimo il costo di finanziamento degli Stati sarà condizionato in positivo dal calo dei tassi Bce, ma in negativo dalla riduzione del bilancio dell’Eurosistema (Quantitative Tightening o Qt). I governi dovrebbero ridurre i deficit, come richiesto dal nuovo Patto di Stabilità, ma su questo fronte l’incertezza resta alta anche a causa dello scenario politico soprattutto in Germania e Francia. Lo spread francese in particolare è salito in questi giorni ai massimi dal 2012, sugli stessi livelli di quello greco a 87 punti base, anche se quello italiano resta il più alto (122). Il Mef ha finora mostrato prudenza sui conti pubblici ma anche nel 2025 sarà fondamentale conservare la fiducia degli investitori.
Il fabbisogno totale di quest’anno in Europa beneficerà di minori scadenze per circa 50 miliardi. Le emissioni a medio-lungo termine si ridurranno lievemente ma resteranno molto oltre i livelli pre-pandemia. L’Unione Europea contribuirà con un’offerta di 160-170 miliardi di titoli, un ammontare «ora più vicino a quello di un grande Stato», osserva Unicredit.
A livello netto, le emissioni di medio-lungo termine scenderanno a 400 miliardi ma nel complesso i mercati dovranno assorbire un’offerta maggiore a causa di minori titoli di Stato nel portafoglio Bce per 350 miliardi. Di conseguenza l’offerta netta complessiva sul mercato, pari a 750 miliardi, toccherà un livello record.
«Si tratta di un aspetto da tenere sotto controllo per gli emittenti, gli investitori e la stessa Bce», ha rilevato Unicredit. «La banca centrale potrebbe interrompere il Quantitative Tightening se la contrazione del bilancio dovesse compromettere la trasmissione della politica monetaria. Tuttavia questo intervento è improbabile poiché i futuri tagli dei tassi sosterranno i mercati del reddito fisso».
La Bce ha osservato in una recente analisi che una riduzione del portafoglio titoli di 1.000 miliardi di euro fa aumentare i tassi a lungo termine privi di rischio di circa 35 punti base (48 in Italia, 45 in Spagna, 35 in Germania e 34 in Francia).
Quest’anno l’indebitamento netto «si è rivelato più contenuto di quanto inizialmente previsto, soprattutto grazie ai disavanzi inferiori alle attese in Germania e Italia», ha osservato Unicredit. «Il fabbisogno del prossimo anno sarà soggetto a una forte incertezza, non solo a causa delle imprevedibili prospettive economiche che sono state il leitmotiv dopo la pandemia, ma anche a causa del contesto politico europeo. La Germania voterà a febbraio e il governo francese è privo di una solida maggioranza. Anche la politica statunitense potrebbe giocare un ruolo nel determinare le politiche fiscali in Europa».
Per quanto riguarda le emissioni governative rivolte ai piccoli risparmiatori, secondo Unicredit «l’appetito si è un po’ raffreddato rispetto allo scorso anno, ma il segmento è ancora più vivace di quanto fosse prima della pandemia», come confermato dalla raccolta del Tesoro per un totale di 30 miliardi su due Btp Valore. Intanto l’anno prossimo l’offerta di titoli di Stato green in Europa dovrebbe rimanere attorno ai 60 miliardi. (riproduzione riservata)