L’inflazione sale al 3,3% ad agosto nell’Eurozona, il livello più alto da settembre 2023, rispetto al 2,9% di luglio. È quanto emerge dalla stima preliminare di Eurostat. L’aumento del valore su base annua è stato in linea con le attese degli analisti e risente dell’aumento dei prezzi dell’energia (+14,3%, dal +10,3% di luglio) legato al conflitto in Medio Oriente.
L’inflazione di fondo, al netto di energia e cibo, è scesa al 2,4% (dal 2,5% di luglio) e anche il dato nei servizi è calato al 3% (dal 3,3%).
I mercati scontano un rialzo dei tassi Bce (dal 2,25% al 2,5%) nella riunione del 10 settembre e vedono altre due strette l’anno prossimo (entro febbraio-marzo 2027 e poi entro giugno-luglio).
Per Capital Economics «l’aumento dell’inflazione di agosto, trainato dal settore energetico, potrebbe rafforzare le ragioni a favore di un aumento dei tassi la prossima settimana, ma la Bce dovrebbe trarre rassicurazione dall’assenza di effetti indiretti e di secondo ordine».
Secondo Ing l’aumento dell’inflazione «rende più facile per la Bce giustificare un rialzo a settembre. Tuttavia il tasso di inflazione di fondo, che rimane ostinatamente contenuto, dovrebbe dare vita a un dibattito interessante su un possibile successivo aumento che porterebbe i tassi in territorio restrittivo».
Per Citi i dati di inflazione «non incidono in modo significativo sulle decisioni della Bce in vista della riunione di settembre. Il dato di agosto è risultato probabilmente inferiore di 10-20 punti base rispetto a quanto indicato nelle proiezioni di giugno, ma a causa dell’aumento dei prezzi del gas le previsioni sull’inflazione sono destinate a essere riviste al rialzo entro la fine del 2026 o a inizio 2027».
Citi prevede un’inflazione complessiva del 3,7-3,8% su base annua intorno alla fine dell’anno, mentre le proiezioni Bce di giugno la collocavano al 3,4% nel quarto trimestre del 2026. In ogni caso, ha sottolineato Citi, «i segnali di ricadute (o di effetti di secondo livello) dal settore energetico su altri prezzi rimangono per lo più assenti».
Il governatore finlandese Olli Rehn, membro del consiglio direttivo Bce, ha sottolineato in un’intervista al Financial Times che un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe mantenere l’inflazione dell'area euro su livelli elevati. «Non dobbiamo mostrare alcun compiacimento di fronte a queste pressioni inflazionistiche», ha detto, citando l’aumento dei prezzi dell’energia e la quasi completa chiusura dello stretto di Hormuz.
Rehn ha aggiunto che le aspettative dei mercati riguardo a un aumento dei tassi nella riunione del 10 settembre sono «comprensibili» pur senza arrivare a sostenere esplicitamente una decisione in tal senso, dato l’approccio «riunione per riunione» della Bce in un contesto geopolitico incerto. Il governatore finlandese ha comunque espresso un’opinione più falco rispetto a quelle indicate nei mesi scorsi.
In Italia l’inflazione è arrivata al 3,3% (3,2% il valore armonizzato a livello europeo), dal 2,9% di luglio, sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (+17%, da +11,6%) che risentono ancora delle tensioni internazionali. Istat ha sottolineato che «nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua ad essere moderata (stabile a +1,1%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale». Il cosiddetto “carrello della spesa” è rimasto stabile (a +1,0%), mentre l’inflazione di fondo è scesa lievemente (da +1,6% a +1,5%). L’inflazione acquisita ad agosto, per il 2026, sale a +2,9%. (riproduzione riservata)