Nel suo primo discorso a Jackson Hole il presidente della Fed Kevin Warsh ha lanciato un messaggio di stampo restrittivo. Ha dichiarato che le dinamiche inflazionistiche non sono migliorate in modo significativo, affermando: «Dobbiamo avere la certezza che l’inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo a un ritmo chiaro e sufficiente». In caso contrario la Fed «avrà ancora del lavoro da fare».
Per la prima volta da quando ha assunto l’incarico ha condiviso il proprio punto di vista sulle dinamiche dell’inflazione di fondo. Ha spiegato che quasi la metà delle 199 componenti dell’indice Pce (Personal Consumption Expenditures) ha registrato negli ultimi sei mesi aumenti di prezzo annualizzati superiori al 3%. Sebbene si tratti di un miglioramento rispetto ai picchi post-pandemia il dato resta superiore alla norma pre-pandemica di circa un terzo.
Warsh ha quindi presentato quelli che ha definito i principi chiave: la politica monetaria dovrebbe essere orientata al futuro e basata su dati e tendenze tempestivi, piuttosto che su informazioni ormai superate. La Fed deve valutare l'incerto equilibrio tra domanda e offerta, mantenere fermo il proprio obiettivo di inflazione al 2% e riconoscere che stabilità dei prezzi e massima occupazione sono obiettivi complementari. I tassi a breve termine dovrebbero restare il principale strumento di politica monetaria, mentre le misure non convenzionali andrebbero riservate alle situazioni di crisi. Le dinamiche dell’offerta di moneta restano rilevanti, e una comunicazione da parte della Fed più chiara e disciplinata rafforza la sua credibilità e l’efficacia delle sue politiche. Infine, Warsh ha ribadito la propria preferenza per una forward guidance meno esplicita sui tempi dei rialzi dei tassi, concludendo di essere impegnato sul fronte della disciplina, non delle decisioni.
Nonostante il suo primo principio, i suoi commenti riguardo allo stato dell’economia sembravano concentrarsi esclusivamente sul passato. Ha affermato che le condizioni finanziarie non sono restrittive, che il mercato del lavoro si trova in piena occupazione, che investimenti e profitti sono elevati e che la spesa reale è solida. Ha concluso che le misure delle aspettative di inflazione di medio termine appaiono stabili - i prezzi di mercato riflettono la fiducia che la Fed riuscirà a garantire la stabilità dei prezzi.
Nel complesso, ribadiamo la nostra previsione secondo cui la Fed manterrà i tassi invariati solo se l'inflazione si raffredderà a ogni nuovo dato pubblicato. La sua definizione di dinamiche inflazionistiche di fondo, insieme ai riferimenti all’inflazione headline, suggerisce che la Fed mantiene flessibilità nella propria reazione ai dati attuali e passati. Il progressivo affievolirsi degli effetti dei prezzi energetici e dei dazi dovrebbe probabilmente migliorare questo indicatore nei prossimi mesi. Sebbene un mercato del lavoro in indebolimento sostenga la nostra previsione, esso sembra influenzare il processo decisionale della Fed meno rispetto al passato.
Per ora, restano sul tavolo sia un rialzo dei tassi sia il mantenimento dello status quo. Continuiamo ad assegnare una probabilità leggermente più alta a quest'ultima opzione, pur riconoscendo che i rischi sono chiaramente orientati al rialzo. (riproduzione riservata)
*capo-economista Usa per Dws