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Chi è responsabile delle ricerche dell’AI a zero-click? Google perde dinanzi a una Corte tedesca
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Chi è responsabile delle ricerche dell’AI a zero-click? Google perde dinanzi a una Corte tedesca

di Valeria Falce*
01 settembre 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:03

Mentre l'Italia avanza con una nuova legge sui danni da AI, la Germania adotta un approccio innovativo per responsabilizzare i fornitori di servizi, come dimostra il caso in merito a AI Overview

Anche quando si tratta di danni da AI il vecchio continente va a velocità diverse. Mentre la Commissione Europea propone una direttiva sulla responsabilità per danni da IA e poi la ritira, l’Italia va dritta, adotta una legge di principi ed in questi giorni discute uno schema di decreto legislativo che introduce una nuova base giuridica per incardinare la responsabilità civile per danni da IA.

Nel frattempo in Germania i giudici ricorrono a categorie classiche per approdare in via preliminare a risultati a dir poco innovativi. A essere contestata è la funzione di base di Google, AI Oveview, che, integrata nel motore di ricerca tradizionale, consente di ottenere risposte avanzate e strutturate, le quali, nella vicenda in esame, risultano false e lesive della reputazione commerciale di due società editoriali tedesche.

Il giudice tedesco taglia corto e ritiene il fornitore del servizio responsabile diretto della diffamazione, nel convincimento che la nuova funzione di base non si limiti a restituire risultati di ricerca aggregati, o a riprodurre affermazioni formulate da soggetti terzi, ma consente di rilasciare dichiarazioni organizzate secondo una struttura logica, di cui deve rispondere civilmente. Per questa via, la Corte afferma che AI Overview offre una rappresentazione destinata a soddisfare direttamente il bisogno informativo dell'utente. Diversamente dai suggerimenti automatici di ricerca, l'AI Overview pretende di fornire una risposta a zero-click, sintetica, immediata e autosufficiente, sostituendosi progressivamente alla attività di verifica delle fonti, pena lo svuotamento della funzione stessa del servizio.

Il ragionamento del giudice tedesco

La presa di posizione è netta. Mentre per Google le espressioni utilizzate vanno interpretate come semplici valutazioni o opinioni, sottratte ad un rigoroso accertamento della loro veridicità, il Landgericht adotta un approccio sostanziale, insistendo sulla percezione complessiva del destinatario che considera la risposta di GenAI come rappresentazione di fatti oggettivamente verificabili. Nel caso dell'AI Overview, il linguaggio utilizzato, la struttura espositiva e la formulazione assertiva delle frasi inducono l'utente a ritenere che il sistema descriva fatti realmente accaduti e non semplici opinioni.

La Corte avverte che la Big tech non è riuscita a dimostrare che le informazioni contenute nell'AI Overview trovino effettivo riscontro nelle fonti richiamate. Anzi, nel caso di specie il sistema aveva associato alle ricorrenti informazioni riferibili ad un soggetto completamente diverso, elaborando autonomamente un collegamento inesistente.

L'allucinazione algoritmica non viene considerata un evento imprevedibile idoneo ad escludere la responsabilità del provider, ma rappresenta l'effetto di un processo generativo del quale la piattaforma continua a rispondere in quanto soggetto che ha scelto di impiegare tale tecnologia per produrre un contenuto destinato al pubblico.

Il punto per la Corte non è verificare se il provider possa controllare milioni di informazioni pubblicate sul web, ma stabilire quali verifiche siano ragionevolmente esigibili quando il contenuto contestato è il risultato di un processo generativo progettato e gestito dalla stessa piattaforma. Il baricentro della responsabilità si sposta così dalla conoscenza del contenuto illecito alla gestione del processo che conduce alla sua elaborazione. Viene richiesto di dimostrare che, avuto riguardo alla tipologia del servizio offerto e al grado di autonomia riconosciuto al sistema, siano predisposte procedure idonee a ridurre il rischio di diffusione di informazioni manifestamente false. Se confermata, la decisione potrà avere un effetto dirompente perché permetterà di responsabilizzare i fornitori dei contenuti generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale, che in fine si dimostrino illeciti. (riproduzione riservata)


*Università Europea di Roma



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