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Tesla, Elon Musk annuncia il debutto dei robotaxi il 22 giugno a Austin
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Tesla, Elon Musk annuncia il debutto dei robotaxi il 22 giugno a Austin

11 giugno 2025, 09:08 Ultimo aggiornamento: 09:16

Il servizio di guida autonoma parte in Texas con pochi veicoli e utenti selezionati. Musk ha scommesso molto su questa tecnologia e l’obiettivo è il cybercab, ma i mercati restano scettici

Il 22 giugno potrebbe segnare una svolta storica per Tesla e per la mobilità autonoma. È questa la data – al momento ancora «provvisoria» – indicata da Elon Musk per l’avvio delle prime corse su strada dei robotaxi Tesla riservate a un pubblico ristretto, nella città di Austin, in Texas. L’annuncio è arrivato dallo stesso Musk attraverso il suo account X, con il consueto mix di entusiasmo e prudenza: «Siamo estremamente paranoici sulla sicurezza, quindi la data potrebbe cambiare», ha precisato.

La promessa dei taxi senza conducente è una delle scommesse più ambiziose di Musk, che ha recentemente ridimensionato i piani per una piattaforma per veicoli elettrici a basso costo, proprio per puntare tutto sull’autonomia di guida completa. Ma è chiaro che la strada verso la commercializzazione dei veicoli a guida autonoma è tutt’altro che spianata: regolamentazioni complesse, costi elevatissimi e timori per la sicurezza hanno frenato e continueranno a frenare il settore, alimentando lo scetticismo di analisti e investitori.

Un debutto a invito (e sotto stretta sorveglianza)

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un evento così pubblicizzato, la fase di kick-off non prevede l’accesso generalizzato del pubblico: solo un numero ristretto di utenti selezionati su invito potrà sperimentare i primi viaggi a bordo di una decina di Model Y trasformate in robotaxi. Inoltre le vetture in realtà non saranno completamente autonome: operatori Tesla supervisioneranno il viaggio da remoto, pronti a intervenire in caso di necessità. Una misura precauzionale che riflette la cautela con cui l’azienda sta affrontando questo passaggio cruciale.

I robotaxi saranno confinati inizialmente in aree geograficamente geofence della città di Austin, scelte in base a criteri di sicurezza e accessibilità. Solo successivamente, ha assicurato Musk, il servizio sarà esteso ad altre città statunitensi come Los Angeles, San Antonio e San Francisco, dove però le regolamentazioni in materia di guida autonoma sono molto più severe.

Il ruolo di Austin e la concorrenza agguerrita

Austin ha accolto con favore la sperimentazione di Tesla, tanto da istituire una task force municipale dedicata al monitoraggio dei veicoli autonomi e alla raccolta dati sul traffico. Ma Musk non è l’unico a contendersi questo spazio: Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet (Google), è già attiva in città come Phoenix, San Francisco, Los Angeles e – tramite Uber – anche nella stessa Austin.

Il progetto Tesla si inserisce in una corsa tecnologica che è già affollata e in piena evoluzione. I robotaxi in fase di test utilizzano una versione aggiornata del software Full Self-Driving (Fsd), e i video postati da Musk mostrano Model Y che percorrono intersezioni texane senza alcun conducente a bordo.

L’obiettivo finale di Musk è il «cybercab»

Mentre l’attuale flotta si basa su modelli già in commercio, il vero obiettivo a lungo termine è rappresentato dal cosiddetto cybercab, il taxi del futuro completamente privo di volante e pedali, alimentato da un sistema di ricarica induttiva e con un prezzo di vendita previsto inferiore ai 30 mila dollari. Il concept, svelato a ottobre 2024, ha suscitato grande interesse, nonostante il periodo fosse segnato da polemiche sul coinvolgimento politico di Musk, culminato poi con il recente e acceso confronto con il presidente Donald Trump.

Musk ha garantito che i nuovi veicoli saranno «10-20 volte più sicuri» di un’auto guidata da un essere umano e che «la tecnologia ridurrà drasticamente gli incidenti stradali». L’ambizione è quella di vedere «centinaia di migliaia» di robotaxi Tesla in circolazione entro la fine del 2026. Tuttavia, secondo le stime più prudenti – come quelle della società di analisi Baird – la cifra realistica potrebbe fermarsi a 6 mila unità, frenata da ostacoli normativi e da una rete infrastrutturale ancora insufficiente.

Il mercato quanto crede ancora a Musk?

Nonostante la svolta epocale dei robotaxi, la risposta di Wall Street per ora è abbastanza tiepida, con il titolo che è ancora sotto di circa il 25% rispetto al valore di inizio anno. I mercati restano cauti dopo il calo delle vendite dei modelli Tesla a causa di una concorrenza sempre più agguerrita e dopo le tensioni politiche che hanno coinvolto direttamente Musk.

Gli analisti di Baird Equity hanno recentemente declassato il rating sul titolo da outperform a neutrale, mentre Argus Research ha abbassato la raccomandazione da buy a hold, citando «incertezze a breve termine» e «aspettative enormi» intorno al progetto robotaxi. (riproduzione riservata)



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