I rischi sull’inflazione nell’Eurozona sono «piuttosto contenuti», sia al ribasso che al rialzo, e di conseguenza la Bce sui tassi resta in una posizione «buona», anche se non «fissa». Lo ha evidenziato a Helsinki la presidente Bce Christine Lagarde, che ha mostrato così di non aver fretta di tagliare ancora i tassi.
Gli operatori danno per certa una pausa nella riunione di ottobre, anche in seguito all’aumento dell’inflazione in Germania (al 2,4% a settembre, dal 2,1% di agosto), in Italia (all’1,8%, da 1,6%) e in Francia, soprattutto per ragioni legate ai prezzi dell’energia. Il primo ottobre sarà pubblicato il dato sul carovita nell’Eurozona, atteso in lieve rialzo.
I mercati non prevedono una riduzione dei tassi quest’anno e scontano una probabilità su tre di sforbiciata nel 2026. Lagarde ha comunque ribadito che la Bce «non si può impegnare a un percorso» predeterminato sui tassi: ogni opzione resta possibile, anche alla luce dell’elevata incertezza.
Un ambito da verificare, secondo Lagarde, riguarda la reazione delle imprese all’attuale scenario. «Se le aziende interpretano il nuovo contesto come uno shock duraturo di fiducia, potremmo assistere a uno spostamento degli investimenti fuori dall’area euro», ha detto. «Ma sono possibili anche altre strade se i governi agiscono con decisione e danno alle aziende nuovi motivi per essere fiduciose».
In particolare Lagarde ha sottolineato, sulla scia dei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, che «il mercato interno è di gran lunga più importante per il commercio rispetto a quello globale».
In dettaglio «un aumento di appena il 2% degli scambi commerciali all’interno dell’Eurozona sarebbe sufficiente a compensare la perdita di esportazioni verso gli Stati Uniti causata dall’aumento dei dazi».
Sull’inflazione la Bce ha valutato i rischi al rialzo e al ribasso analizzando scenari alternativi, come l’invasione di prodotti cinesi a basso costo o un maggior impatto dei colli di bottiglia nella produzione. Ma in ogni caso il carovita si muoverebbe poco nel medio termine (0,1-0,2%).
Lagarde ha sottolineato che la reazione dell’economia ai dazi non è stata quella indicata dai modelli economici perché «le tariffe non sono state un evento economico isolato», ma «un sintomo di un cambiamento geopolitico più ampio».
In particolare prima della definizione dei dazi i modelli Bce indicavano un effetto «negativo per la crescita» dell’Eurozona e «probabilmente al rialzo per l’inflazione, almeno nel breve termine», ha ricordato Lagarde.
Invece, ha aggiunto, l’impatto sull’inflazione è stato molto limitato poiché l’Ue ha rinunciato a controdazi nei confronti degli Usa con l’obiettivo di evitare guerre commerciali e di non perdere il sostegno degli Stati Uniti in Ucraina.
Inoltre, a differenza delle attese, l’euro si è rafforzato perché «gli investitori hanno iniziato a chiedersi se il dollaro avrebbe continuato a giustificare lo status di valuta rifugio per eccellenza, un altro fattore politico-economico non considerato dai modelli».
Nel complesso, «in assenza di ritorsioni e con un tasso di cambio in apprezzamento, i dazi hanno avuto finora un impatto inflazionistico limitato, con effetti negativi principalmente limitati alla crescita». Tuttavia tali effetti per Lagarde sono stati «relativamente moderati grazie alla risposta domestica» relativa agli investimenti.
Intanto, in tema di stablecoin, secondo Bloomberg l’autorità per i rischi sistemici Esrb ha raccomandato alla Commissione Ue di vietare l’emissione multipla di criptoattività, sulla scia di quanto sostenuto da Bce e Parlamento Ue (si veda MF-Milano Finanza del 24 luglio e del 4 settembre). (riproduzione riservata)