Un 2024 incerto. Si può riassumere così il quadro fornito dall’outlook di Capital Group, asset manager con oltre 2.200 miliardi dollari in gestione. Gli esperti individuano, in particolare, rischi derivanti da una possibile recessione o soft landing e dall’evoluzione dell’inflazione, ma anche dall’impatto delle elezioni negli Stati Uniti e in altri Paesi. Nel rispondere alla domanda che il mercato e gli investitori si fanno da mesi, cioè quando Bce e Fed inizieranno a tagliare i tassi di interesse, gli strategist credono che il mercato sia troppo ottimista: i tagli arriveranno, ma non subito e non drastici.
«Sicuramente i tassi di interesse scenderanno dai livelli dell’anno scorso, ma non torneranno livelli pre-Covid», spiegano gli esperti di Capital Group, «perché forse la crescita sarà più resiliente, soprattutto negli Stati Uniti, grazie alla produttività più elevata e all’inflazione che rientra in modo graduale, il che significa che nel medio termine potrebbe restare più alta del 2%». In particolare, la core pce, cioè l’indice a cui la Fed guarda più attentamente, sui 12 mesi si mantiene più vicino al 3% che al 2%, obiettivo delle banche centrali.
Di conseguenza, la Fed inizierà a tagliare i tassi, operando tagli «di mantenimento», cioè per evitare che, con un’inflazione in discesa, i tassi reali diventino troppo alti, ma non con l’aggressività che il mercato di aspetta. Il mercato, infatti, prezza tagli per 150 punti base nel 2024, ma questo, per gli analisti di Capital Group, è segno di un ottimismo eccessivo.
Anche i rendimenti dei Treasury a 10 anni, al momento al 4,1% non sono visti in rapida discesa perché, spiega l’outlook di Capital Group, tassi di rendimento tra il 3% e il 6% per il decennale americano in realtà sono normali. Non lo erano, invece, i tassi bassi, intorno all’1%, visti dopo la crisi del 2008. I rendimenti delle obbligazioni restano, comunque, attraenti per gli investitori che hanno la possibilità di bloccare rendimenti elevati sia tramite bond investment grade sia tramite obbligazioni high yield.
Su tutti questi fattori c’è un’incognita: l’esito delle elezioni presidenziali che si terranno a novembre. Gli esperti sottolineano come non sia possibile prevedere il risultato della sfida tra Joe Biden e Donald Trump, ma entrambi spingono per una crescita della spesa pubblica americana, il che metterà sotto pressione i tassi sul lungo periodo.
In Europa la situazione inflazionistica è più complessa di quella statunitense. I recenti conflitti geopolitici nel Mar Rosso iniziano, infatti, ad avere un impatto sui costi dei trasporti e questo potrebbe avere, a cascata, un impatto sull’offerta e sui costi di produzione delle aziende europee più che di quelle americane. A ciò si aggiunge una dinamica di salari che restano elevati rispetto al target di inflazione al 2% della Bce.
«Prima di tagli sostanziali da parte della Banca Centrale Europea dobbiamo vedere un rallentamento nella crescita salariale», sostengono gli strategist. «Notiamo inoltre i primi segnali di stabilizzazione nell’industria tedesca e nella fiducia dei consumatori». Con un real income che inizia a crescere, con il raffreddamento dell’inflazione, aumenta anche l’ottimismo.
«Siamo soltanto all’inizio della prossima ondata di innovazione in molti settori» precisano gli analisti. L’AI avrà un impatto vasto a partire dai settori che ne sono più direttamente investiti: i produttori di chip e semiconduttori - con player come Asml, Nvidia e Tsmc -, i fornitori di servizi cloud – Microsoft, Amazon e Google, ad esempio – e poi tutte le applicazioni dell’AI dalle telecomunicazioni ai servizi finanziari, passando per i servizi legali e l’automotive. Ma l’Intelligenza Artificiale potrà diffondersi e cambiare anche settori industriali come la farmaceutica e la chimica. (riproduzione riservata)