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Filippo Taddei
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Taddei (Goldman Sachs): la previdenza sarà la trappola della manovra per il governo italiano

09 settembre 2025, 02:00

Secondo il senior european economist di Goldman Sachs sarà la spesa pensionistica a pesare sul debito italiano e a minacciare la fiducia degli investitori

A sostenere il debito italiano e i Btp non sono le aspettative di crescita, quanto piuttosto la prudenza del governo in termini di spesa. Il fattore di rischio principale, che potrebbe interrompere la luna di miele tra Paese e investitori istituzionali che al momento tiene calmierato lo spread, è la riforma della spesa pensionistica. È la sintesi di un rapporto di Goldman Sachs diffuso nel weekend scorso, che promuove la traiettoria dei conti pubblici spingendosi a prevedere un’uscita anticipata dalla procedura di infrazione Ue. Un rapporto circolato tra investitori e politici, rimbalzato nelle cronache del Forum Ambrosetti di Cernobbio e citato dal governo per dimostrare la bontà del proprio operato. Tutto vero, garantisce chi quel rapporto l’ha scritto, Filippo Taddei, senior european economist di Goldman Sachs in Italia ed ex consulente economico del governo Renzi, ma se si parla di chi sostiene il nostro debito comprando Btp, alcune condizioni essenziali vanno evidenziate e la spesa previdenziale resta la prima soglia di rischio.

Domanda. Corretto dire che non sono i nostri numeri a convincere, bensì le nostre promesse?
Risposta. Dal punto di vista di mercato l’elemento cruciale che ha tenuto ferma la prospettiva e ha dato sostegno al Btp è stata la politica fiscale tutto sommato cauta. Sono importanti i fattori a sostegno del futuro, come gli investimenti, ma in questo momento quello che conta davvero è il saldo: tutto ciò che viene fatto deve essere fatto per far proseguire il consolidamento fiscale, perché è vero che la dinamica nostra è relativamente più favorevole, ma non dimentichiamoci che comunque il nostro debito oggi continua a crescere e domani si stabilizzerà e calerà molto lentamente.

D. Eppure al momento il nostro spread è a livelli contenuti e il Btp tra i titoli più acquistati.
R. Da un punto di vista degli investitori di mercato l’apertura di credito è molto chiara, ma serve chiedersi perché ci sia questa apertura di credito. Bisogna rimanere molto vigili nel mantenere la guida di politica fiscale. Tutto quello che è un po’ incerto, negli effetti di lungo periodo, rischia di cambiare una prospettiva sul nostro Btp che al momento è molto costruttiva.

D. Arriva la manovra d’autunno, di misure di questo tipo allo studio del governo potrebbero essercene parecchie.
R. Mancano i dettagli, ma se guardiamo a quanto detto da alcuni tra i principali attori politici, riguardo alle scelte di riduzione delle tasse piuttosto che a un cambiamento dell’Irpef, parliamo di interventi abbastanza marginali. Così come lo sarebbe una tassa sulle banche.

D. Una delle misure in campo riguarda la previdenza. Non è una spesa qualsiasi.
R. L’Italia ha due caratteristiche definite: il debito più alto degli altri e la demografia sfavorevole. Ogni deterioramento sotto il profilo della spesa pensionistica, o anticipazione dell’età di pensionamento, è un elemento di rischio che oggi non è apprezzato: porterebbe a un deterioramento del Btp se l’intervento fosse più aggressivo o più marcato. È un fronte d’oggettiva debolezza del Paese.

D. Alla fine, al di là dell’immagine di prudenza, i nostri conti come stanno?
R. Ci sono stati miglioramenti ma se guardiamo alla dinamica fondamentale della produttività del lavoro o anche ai livelli di crescita, sono nella media Ue, peraltro in un momento in cui l’Europa non sta facendo particolarmente bene. Stiamo andando meglio della Germania e siano in linea con la Francia, ma molto al di sotto della Spagna.


D. Salvo imprevisti, il ministro Giorgetti indica la spesa per la Difesa come unico elemento di rischio...
R. La spesa per la Difesa rientra nel deficit. Eppure, se fossimo in grado di collocarla all’interno dell’infrastruttura di finanziamento europea, passerebbe attraverso l’emissione di debito europeo e non di nuova emissione Btp, lasciando spazio all’offerta italiana e comprimendo gli spread. (riproduzione riservata)



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