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Svizzera, esportazioni di oro record negli Usa: ecco cosa c’entra il lingotto con i dazi del 39% imposti da Trump

04 agosto 2025, 13:00 Ultimo aggiornamento: 17:33

La Svizzera ha un surplus commerciale di oltre 40 miliardi di dollari nei confronti degli Usa e nella prima metà del 2025 ha esportato negli Stati Uniti quasi 500 tonnellate di oro

Sull’export svizzero negli Stati Uniti è calato un dazio d’oro. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha deciso di colpire le merci elvetiche con una tariffa del 39% in vigore dal 7 agosto 2025. Il motivo? Un forte aumento del surplus commerciale a favore della confederazione che ha superato i 40 miliardi di dollari tra gennaio e maggio 2025, il quinto al mondo in termini assoluti secondo i dati della Commissione americana del commercio internazionale. È «un deficit enorme», come l’ha definito Trump su Truth, frutto del boom delle esportazioni di alcuni prodotti svizzeri, a partire da medicinali e oro.

Il successo del lingotto svizzero

Nella prima metà del 2025 la Svizzera ha esportato negli Stati Uniti quasi 500 tonnellate di oro per un valore di 38 miliardi di franchi svizzeri, secondo i dati preliminari della banca dati federale riportati dalla SonntagsZeitung. La domanda è aumentata dopo le elezioni che, a novembre 2024, hanno sancito il ritorno alla Casa Bianca di Trump. Nel mese di gennaio 2025, ad esempio, l’export è salito a 192,9 tonnellate dalle 64,2 tonnellate di dicembre, il livello più alto degli ultimi 13 anni, anche se nei mesi successivi i dati sono stati altalenanti, con diverse inversioni di tendenza. 

Allo stesso tempo le quotazioni dell’oro hanno vissuto mesi di crescita costante, complici le forti tensioni internazionali - che hanno alimentato la fame degli investitori per il bene rifugio per eccellenza - e anche la domanda di Stati e banche centrali. Il prezzo si è attestato così oltre i 3.400 dollari l’oncia (costo del future con scadenza dicembre 2025). 

Il ruolo della Svizzera nella raffinazione globale dell’oro

La Svizzera è uno dei principali hub mondiali per la lavorazione dell’oro. Le raffinerie elvetiche come Metalor, Mks Pamp e Valcambi sono tra le più avanzate al mondo. Queste aziende importano il metallo grezzo, dopodiché lo rivendono a investitori e istituzioni finanziarie.

Negli Stati Uniti la domanda di oro è soddisfatta principalmente da lingotti d’oro importati, in particolare dal Regno Unito. Tuttavia, il peso standard per i britannici è di 400 once (12,4 chili), mentre negli Usa è di 100 once (un chilo). Di conseguenza, gran parte dell’oro deve essere rifuso e lavorato prima di arrivare negli Usa, attività che avviene in buona parte nelle raffinerie svizzere.

Il nervosismo della politica svizzera

Se i mercati svizzeri cercano di accusare il colpo senza troppi scossoni (la borsa elvetica chiude in calo dello 0,1%), la politica ha reagito con una pioggia di critiche sulla presidente Karin Keller-Sutter, accusata di non aver portato a casa un’intesa conveniente con Washington. Il Consiglio federale ha convocato una riunione di emergenza, impegnandosi a continuare a trattare per scongiurare che la maxi aliquota del 39% entri in vigore così com’è il 7 agosto. Il mercato americano, primo per importanza, vale il 19% dell’export svizzero secondo Ubs.

Alcuni esponenti politici hanno sollevato il problema dell’oro. «Anche le esportazioni di oro sono responsabili del deficit commerciale», ha detto Hans-Peter Portmann, consigliere nazionale del Plr (Liberali Radicali). «Non è possibile che l’intera economia svizzera soffra a causa di un solo settore».

Portmann vorrebbe introdurre misure ad hoc sui prodotti delle raffinerie di metalli preziosi. Tra le ipotesi una «imposta sulla sostenibilità» o un blocco dell’export diretto. «Se gli Stati Uniti comprano l’oro a Londra e lo inviano in Svizzera noi, anziché spedirlo all’acquirente, lo possiamo rimandare ai fornitori originali in Gran Bretagna», ha spiegato Portmann alla Rsi (Radiotelevisione svizzera). «Toccherà a loro farlo arrivare negli Stati Uniti. Queste operazioni renderebbero il tutto più costoso per i clienti statunitensi, ma l’oro non comparirebbe più nella nostra bilancia commerciale». (riproduzione riservata)



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