Atto di forza di Donald Trump sui dazi. Con un ordine esecutivo il presidente americano ha rotto gli indugi e stracciato l’accordo, peraltro molto teorico come svelato da MfGpt, con l’Unione Europea. Nessuna firma congiunta, nessun trattato bilaterale: decide il comandante in capo e gli altri a seguire, Europa compresa.
«Le condizioni riflesse nei deficit commerciali annuali elevati e persistenti degli Usa sono una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e l’economia del Paese. Ho dichiarato lo stato di emergenza e, per far fronte a questa minaccia, ho imposto dazi aggiuntivi che ho ritenuto necessari e appropriati». Così recita l’ordine esecutivo dell’inquilino della Casa Bianca, che mette fine alla tregua commerciale e impone tariffe unilaterali a più di 90 Stati, comprese tra il 10 e il 41%, dal 7 agosto. Tra i più colpiti ci sono Canada (35%) e Svizzera (39%).
Nell’elenco c’è anche l’Ue, che ottiene uno sconto dal 30% al 15% e una serie di esenzioni in settori chiave. L’intesa estendeva il tetto tariffario anche alle auto, ma l’ordine esecutivo della Casa Bianca lascia fuori - almeno per ora - il settore, su cui sono rimasti quindi i dazi al 27,5%. Se ne tornerà a discutere nei prossimi giorni, quando l’Ue spera si concretizzi la dichiarazione congiunta con gli Usa attesa per ieri e poi slittata. Il rinvio è dovuto a una serie di dettagli ancora da limare, come le quote per l’acciaio ed eventuali deroghe per il vino.
Dunque, occorrerà attendere il prossimo 7 agosto per sapere come andrà a finire, ma le lancette dell’orologio della globalizzazione sono tornate al 2 aprile, ai tempi del Liberation day e con i mercati caduti allora come venerdì primo agosto. Per tutti, Italia in primis, ora la paura è la recessione. Si spera di strappare un’esenzione dalle tariffe al varco della frontiera grazie alle norme doganali statunitensi. Non un grande risultato. (riproduzione riservata)