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Sui dazi Trump compie un atto di forza. Ma i mercati ora temono la recessione
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Sui dazi Trump compie un atto di forza. Ma i mercati ora temono la recessione

01 agosto 2025, 21:22 Ultimo aggiornamento: 02 agosto 2025, 09:50

Con un ordine esecutivo il presidente americano ha rotto gli indugi e stracciato l’accordo, peraltro molto teorico come svelato da MfGpt, con l’Unione Europea

Atto di forza di Donald Trump sui dazi. Con un ordine esecutivo il presidente americano ha rotto gli indugi e stracciato l’accordo, peraltro molto teorico come svelato da MfGpt, con l’Unione Europea. Nessuna firma congiunta, nessun trattato bilaterale: decide il comandante in capo e gli altri a seguire, Europa compresa.

«Le condizioni riflesse nei deficit commerciali annuali elevati e persistenti degli Usa sono una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e l’economia del Paese. Ho dichiarato lo stato di emergenza e, per far fronte a questa minaccia, ho imposto dazi aggiuntivi che ho ritenuto necessari e appropriati». Così recita l’ordine esecutivo dell’inquilino della Casa Bianca, che mette fine alla tregua commerciale e impone tariffe unilaterali a più di 90 Stati, comprese tra il 10 e il 41%, dal 7 agosto. Tra i più colpiti ci sono Canada (35%) e Svizzera (39%).

Si tornerà a discutere nei prossimi giorni

Nell’elenco c’è anche l’Ue, che ottiene uno sconto dal 30% al 15% e una serie di esenzioni in settori chiave. L’intesa estendeva il tetto tariffario anche alle auto, ma l’ordine esecutivo della Casa Bianca lascia fuori - almeno per ora - il settore, su cui sono rimasti quindi i dazi al 27,5%. Se ne tornerà a discutere nei prossimi giorni, quando l’Ue spera si concretizzi la dichiarazione congiunta con gli Usa attesa per ieri e poi slittata. Il rinvio è dovuto a una serie di dettagli ancora da limare, come le quote per l’acciaio ed eventuali deroghe per il vino.

Dunque, occorrerà attendere il prossimo 7 agosto per sapere come andrà a finire, ma le lancette dell’orologio della globalizzazione sono tornate al 2 aprile, ai tempi del Liberation day e con i mercati caduti allora come venerdì primo agosto. Per tutti, Italia in primis, ora la paura è la recessione. Si spera di strappare un’esenzione dalle tariffe al varco della frontiera grazie alle norme doganali statunitensi. Non un grande risultato. (riproduzione riservata)



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