
Le banche europee sarebbero «resilienti» in uno scenario avverso che include una grave recessione, un aumento dei tassi e un incremento degli spread creditizi nel periodo 2023-2025. È quanto emerge dai risultati dello stress test Eba-Bce, i più severi di sempre in termini di condizioni ipotizzate. Nello scenario avverso il capitale Cet1 dei 70 istituti esaminati dall’Eba scenderebbe in media del 4,6%, con una flessione dal 15% al 10,4%, un livello comunque di sicurezza. Ci sono piccole variazioni negli esiti pubblicati separatamente dalla Bce, che ha analizzato 98 banche vigilate, di cui 41 di medie dimensioni non incluse nel campione Eba. Nei dati Bce il patrimonio scenderebbe del 4,8% arrivando al 10,4%.
Il buon esito della prova riflette anche la solida posizione di capitale all’inizio della prova, come aveva anticipato nei giorni scorsi Andrea Enria, presidente della Vigilanza Bce, a Milano Finanza. Nell’intervista Enria aveva detto anche che nelle banche europee ci sono 73 miliardi di perdite non realizzate a causa del rialzo dei tassi, un dato comunque limitato rispetto ai 620 miliardi di dollari per le banche Usa. Le perdite si verificherebbero soltanto in caso di crisi di liquidità capace di imporre vendite sui titoli. Il valore di 73 miliardi è stato riportato ieri nell’esame specifico sulla materia della Bce.
Tornando agli stress test, le banche italiane nello scenario avverso avrebbero un capitale in media all’11,6% (con una flessione del 3,4%), mentre quelli francesi e tedeschi sarebbero tra il 9 e il 10%. È un risultato da accogliere senza trionfalismi, viste le sfide in arrivo, ma che segna un netto cambiamento rispetto agli stress test del passato, quando i gruppi italiani erano spesso finiti sotto l’attenzione dei mercati. Nell’ultima prova le banche nazionali hanno beneficiato di una minore erosione patrimoniale per il rischio di credito e dal maggiore contributo del margine di interesse (più basso invece in Francia e Germania, anche per il maggior peso dei prestiti a tasso fisso).
A fine esercizio, come evidenziato nella tabella, il patrimonio Cet1 sarebbe in media al 18,9% per Cassa Centrale, al 14% per Iccrea, al 12,5% per Unicredit, al 10,8% per Intesa Sanpaolo, al 10,1% per Mps, al 9% per Banco Bpm, all’8,7% per Mediobanca, al 7,9% per Bper. In particolare Mps ha sottolineato che i risultati sono stati «i migliori di sempre» e che il capitale sarebbe a un livello più alto (al 12%) considerando la riduzione dei costi del personale per 857 milioni nel periodo 2023-2025, derivanti dall’uscita da dicembre di 4 mila persone. Mediobanca ha osservato che includendo il beneficio del Danish Compromise il capitale salirebbe al 10,2%. «Siamo soddisfatti», ha commentato Giuseppe Castagna, ceo di Banco Bpm, che ha ricordato il miglioramento del capitale del 2% rispetto all’esame del 2021.Tra gli altri gruppi europei, Deutsche Bank scenderebbe nello scenario avverso a un capitale dell’8,1%, Commerzbank del 9,5%, Bnp Paribas dell’8,4%, Credit Agricole del 9,9%, Santander del 10,3%, Bbva del 9,7%. Nel complesso il rischio di credito ha ridotto il capitale del 4%, quello di mercato dell’1%.
«Nonostante perdite complessive per 496 miliardi di euro, le banche Ue rimarrebbero sufficientemente capitalizzate per continuare a sostenere l’economia anche in periodi di grave stress», ha osservato l’Eba. «L’elevato livello di incertezza macroeconomica dimostra tuttavia l’importanza di rimanere vigili. Le autorità di supervisione e le banche si devono preparare a un possibile peggioramento delle condizioni economiche».
Nel test Eba, che comunque non prevede promozioni o bocciature, tre banche europee sarebbero sotto i requisiti Srep nello scenario avverso. Una di queste dovrebbe essere la francese Banque Postale. Le altre due hanno comunque un deficit «limitato» secondo l’autorità bancaria europea. Nel campione più ampio della Bce gli istituti più in difficoltà sono nove. I risultati non hanno conseguenze immediate ma confluiranno nelle valutazioni Srep con cui la Bce definisce i requisiti individuali degli istituti (nella parte pillar 2 guidance, quella non vincolante). Inoltre i risultati qualitativi saranno inclusi nei rischi di governance degli Srep, quindi potranno influenzare indirettamente anche i requisiti vincolanti (pillar 2 requirements).
L’esercizio è stato condotto considerando un orizzonte temporale di tre anni (2023-2025) e assumendo un bilancio statico a fine dicembre 2022, senza quindi tenere conto di future strategie di business e altre azioni manageriali. Nello scenario avverso il pil Ue è stato ridotto cumulativamente del 6% in tre anni rispetto alle previsione base, mentre il tasso di disoccupazione è stato ipotizzato in aumento del 6,1%. L’inflazione è stata considerata al di sopra dello scenario di base per tutto l’orizzonte temporale, del 3% nel 2023 e dell’1,5% nel 2025. Altre condizioni hanno riguardato il rialzo dei tassi a lungo termine (183 punti base tra 2022 e 2025) e il calo delle azioni (-55% nel 2023) e del settore immobiliare residenziale (-21% in tre anni) e commerciale (-29%).
Lo scenario avverso ha incluso per la prima volta una ripartizione degli shock per settori economici. Le banche hanno definito gli accantonamenti per le perdite attese in base a proiezioni specifiche sui singoli comparti, anche in modo da riflettere l’esposizione sull’energia. Un’altra novità ha riguardato l’approccio top-down per i ricavi da commissioni: ciò vuol dire che le banche hanno usato in questi ambiti parametri predefiniti dalle autorità di vigilanza. Per il resto è stato confermato il modello bottom-up, cioè gli istituti hanno usato i modelli interni per calcolare gli impatti.
Prima dei risultati finali dell’esame alcune banche hanno criticato la Bce per aver richiesto correzioni riguardo a stime degli istituti considerate troppo rosee. «In passato e anche quest’anno mi sembra che si sia arrivati alla fine a dati credibili e di buona qualità», ha detto Enria nell’intervista a Milano Finanza. (riproduzione riservata)