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John Elkann e Antonio Filosa
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Stellantis, tutte le sfide del nuovo ceo: dal rilancio negli Stati Uniti e in Europa al riposizionamento dei marchi italiani

28 maggio 2025, 09:48 Ultimo aggiornamento: 10:14

Antonio Filosa, neo amministratore delegato designato di Stellantis, dovrà affrontare molti nodi, perché il futuro del gruppo è in gioco | Antonio Filosa è il nuovo ceo di Stellantis: ecco chi è l’italiano cresciuto in Fca che sostituirà Carlos Tavares

Dalla nomina alla strategia, perché l’attesa è stata lunga e le cose da fare sono tante. Antonio Filosa, neo ceo designato di Stellantis, si insedierà ufficialmente il prossimo 23 giugno, ma il peso delle sfide che lo attendono è già ben chiaro. Scelto all’unanimità dal consiglio d’amministrazione guidato da John Elkann, Filosa non è un volto nuovo nel mondo dell’auto: veterano del gruppo con oltre 25 anni di esperienza, italiano e 51enne, ha costruito la sua carriera nell’alveo dell’ex galassia Fca, a differenza del presidente e predecessore Carlos Tavares, che proveniva dalla francese Psa.

Ora il manager partenopeo si troverà di fronte a un’agenda carica e urgente. Con una duplice missione: da un lato riprendere il controllo di mercati chiave in difficoltà, come il Nord America e l’Europa, dall’altro rilanciare l’identità e la redditività di marchi storici italiani, oltre a rassicurare sulla tenuta produttiva degli stabilimenti del Paese.

Nord America, il gigante dai piedi d’argilla

Il primo fronte caldo è senza dubbio quello nordamericano. Tradizionale roccaforte di Stellantis – e in precedenza di Fca – il mercato statunitense ha vissuto un 2024 complicato, con un netto calo delle vendite e un’esplosione delle scorte presso i concessionari. Filosa, già coo per le Americhe, ha avuto un primo assaggio di queste complessità sin dalla sua promozione a fine 2024. I problemi strutturali sono molteplici: modelli invecchiati, strategia Ev incerta, rete distributiva da rifondare e margini sotto pressione. Jeep e Ram, pilastri del business a stelle e strisce, devono essere rilanciati con una gamma rinnovata che punti sulla nuova piattaforma Stla Frame per pick-up e Suv, ma senza perdere il loro Dna.

Europa tra modelli flop e speranze di rinascita

Anche il Vecchio Continente richiederà una gestione chirurgica. Stellantis, nonostante la vastità della sua offerta, ha pagato dazio a una gamma spesso confusa e cannibalizzante. Il caso della Fiat 600, troppo simile alla 500X, è emblematico. Così come il posizionamento della nuova Lancia Ypsilon, penalizzata da un pricing ambizioso e da una proposta elettrica che fatica a dialogare con le esigenze del segmento B.

Filosa dovrà quindi spingere il pedale sull’innovazione e razionalizzare l’offerta, puntando su modelli chiave in arrivo come la Peugeot 3008 –basata sulla nuova piattaforma Stla Medium – la Jeep Compass prodotta a Melfi, la DS 8, ma soprattutto la nuova Alfa Romeo Stelvio e, successivamente, la Giulia da Cassino. Tutti tasselli cruciali per ridare linfa a un’offerta europea che ha sofferto nel recente passato.

Fiat, Alfa e Maserati: il tridente italiano da risollevare

Nel cuore della sfida strategica, però, ci sono i marchi italiani. Fiat, Alfa Romeo e Maserati rappresentano non solo asset industriali, ma anche patrimoni di identità e valore simbolico per Stellantis. La nuova Grande Panda, attesa nella doppia versione elettrica e mild hybrid, sarà la prima cartina al tornasole del rilancio Fiat. Prodotta in Serbia su piattaforma Smart Car, promette accessibilità e razionalità, due ingredienti fondamentali nel contesto di un mercato sempre più sensibile al prezzo, ma come ha raccontato MF-Milano Finanza il modello è un po’ in ritardo.

Delicata è la situazione di Alfa Romeo, che dopo il ciclo positivo con Stelvio e Giulia ha bisogno di una nuova direzione di design e posizionamento, più coerente e distintiva. E ancora più critica è la condizione di Maserati, il brand di lusso del gruppo, attualmente in forte crisi di vendite e con modelli come la Grecale e la GranTurismo Folgore che non hanno ancora sfondato.

Il riposizionamento di Maserati sarà una delle sfide più complesse per Filosa e per il ceo del brand Santo Ficili, che dovranno coniugare il prestigio del brand con i diktat economici di un gruppo che deve generare margini, anche nel lusso, in un panorama di concorrenza accesa.

Il nodo della produzione negli impianti in Italia

Infine, ma non meno importante, c’è il fronte industriale italiano. Un problema sul quale ci si aspetta da un ceo italiano una sensibilità un po’ diversa e maggiore rispetto a quella avuta dal predecessore Tavares. La capacità produttiva negli stabilimenti nazionali – da Mirafiori a Melfi, da Pomigliano a Cassino – è sotto osservazione da anni. La 500 elettrica di Torino non ha dato i risultati attesi e Mirafiori spera nel rilancio a partire da novembre con la produzione della versione ibrida della 500.

A Melfi, l’arrivo dei modelli basati su Stla Medium rappresenta un’opportunità che va colta senza ritardi. Cassino dovrebbe tornare protagonista con le nuove Alfa sulla piattaforma Stla Large. Ma è chiaro che resta da sciogliere il nodo occupazionale e della piena saturazione impiantistica. Il governo italiano, con il ministro Adolfo Urso, è da sempre in pressing per ottenere impegni concreti.

Governance e visione: cosa è mancato finora

Il caso Stellantis ha dimostrato anche una certa fragilità nella governance. L’assenza di un ceo per diversi mesi e la mancanza di un piano di successione ordinato hanno generato una sensazione di stallo gestionale. Ora con Filosa si apre una nuova fase, più italiana e più orientata alla sintesi tra le anime storiche del gruppo.

Il manager proventiente da Fca avrà il compito di rimettere ordine nella governance, rafforzare la catena decisionale e garantire quella chiarezza di visione che negli ultimi mesi è mancata. Dal rilancio delle vendite negli Usa al riassetto europeo, dalla valorizzazione dei brand italiani alla difesa della produzione nazionale, la sfida è totale. E Stellantis non può più permettersi di sbagliare. (riproduzione riservata)



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