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Stellantis porta fornitori italiani in Algeria con il via libera del governo Meloni e del ministro Urso
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Stellantis porta fornitori italiani in Algeria con il via libera del governo Meloni e del ministro Urso

24 luglio 2025, 21:00

Mentre in Italia la produzione crolla, l’indotto si sposta all’estero: è il caso della società piemontese Sigit, che produrrà in Algeria componenti plastici per l’impianto Fiat di Orano. L’intesa firmata con l’avallo della premier Meloni e del ministro Urso

Mentre la produzione di Stellantis in Italia crolla e gli stabilimenti lavorano a singhiozzo, il gruppo del presidente John Elkann, come raccontato più volte negli ultimi giorni da questo giornale, continua a espandere le proprie attività in Paesi a basso costo. Ultime tappe in Nord Africa: Marocco e Algeria. In quest’ultimo caso, però, portando con sé anche fornitori italiani, con la benedizione del governo Meloni e del ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso.

Sigit produrrà in Algeria per l’impianto Fiat di Orano

Durante il vertice intergovernativo tra Italia e Algeria di mercoledì scorso a Roma, co-presieduto dalla premier Giorgia Meloni e dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, Stellantis El Djazair (la società algerina del gruppo) ha firmato un nuovo accordo con l’italiana Sigit, azienda piemontese fornitrice storica del settore automotive in generale e di Fiat, Maserati e Jeep in particolare. L’intesa prevede la produzione in Algeria di componenti plastici che saranno destinati all’impianto Fiat di Tafraoui, vicino a Orano, in collaborazione con l’Entreprise Nationale des Plastiques et Caoutchouc (Enpc).

Si tratta, sottolinea Stellantis El Djazair, di «una partnership strategica pienamente in linea con la dinamica di localizzazione industriale intrapresa da Stellantis, che conta attualmente 13 fornitori e intende favorire la nascita di una rete di subappaltatori in loco, in grado di coprire nel lungo termine oltre il 30% del contenuto dei veicoli prodotti a Tafraoui».

Intanto in Italia la produzione crolla del 30%

Il paradosso è che da una parte governo e ministero promettono da mesi di tenere il punto con Stellantis per garantire una produzione significativa in Italia e salvaguardare l'indotto locale e dall’altra promuovono accordi che spingono le aziende italiane a portare produzioni e lavoro all’estero, in Paesi a basso costo. Il patto siglato con Sigit è stato celebrato come un «simbolo forte della cooperazione strategica tra Italia e Algeria» dal presidente di Stellantis El Djazair, Raoui Beji.

Intanto in Italia il bilancio delle attività dell’industria dell’auto è pesante: secondo l’ultimo report della Fim-Cisl, la produzione del gruppo Stellantis nel primo semestre è crollata del 26,9% rospetto a un anno prima, con appena 221.885 veicoli assemblati. Le autovetture sono precipitate del 33,6% a 124 mila unità e nessuno degli stabilimenti italiani è oggi in territorio positivo. Le stime per fine anno parlano di 440 milioni unità totali prodotte.

Gli impegni di Stellantis per l’Italia con il Mimit

Dietro alla retorica sulla «realtà competitiva per la produzione automobilistica» in Algeria si nasconde la tendenza, in atto da tempo, a spostare quote sempre maggiori di produzione e forniture fuori dall’Italia, per via dei costi inferiori e dei contesti normativi e sindacali più favorevoli. In questo quadro l’industria italiana perde su due fronti: si riduce la produzione nei suoi impianti storici e si porta l’indotto, che da sempre è la spina dorsale dell’industria italiana dell’automotive, a lavorare fuori per supportare la produzione estera di auto.

Il governo italiano aveva assicurato di voler fare pressione su Stellantis per garantire investimenti concreti in Italia. Gli impegni formali, sanciti dall’accordo Mimit-Stellantis dello scorso dicembre, ci sono: 2 miliardi di investimenti negli stabilimenti italiani e 6 miliardi di acquisti da fornitori nazionali. Ma nel frattempo la produzione continua a calare e l’Italia appare sempre più marginale nella strategia globale di Stellantis. (riproduzione riservata)



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