Nei primi sei mesi di gestione di un anno fa Stellantis aveva riportato utili per 5,65 miliardi di euro. Lunedì 21 la doccia gelata: la prima parte del 2025 si chiude con 2,3 miliardi di perdita. La crisi del colosso dell’auto è tutta in questo numero diffuso a sorpresa, con la società che ha deciso di condividere con il mercato i dati finanziari preliminari in anticipo rispetto alla semestrale, in calendario martedì 29.
Il perché lo ha spiegato il cfo Doug Ostermann, in call con gli analisti. «Con la chiusura del secondo trimestre è emerso chiaramente che - sebbene i risultati preliminari fossero in linea con le aspettative del mercato in termini di volumi e ricavi - c’era una divergenza rispetto al consenso degli analisti in termini di redditività e flusso di cassa», ha detto. E, «dato che attualmente non forniamo guidance (sospesa ad aprile, ndr.), abbiamo ritenuto importante aggiornare ora la comunità finanziaria».
Nel semestre Stellantis riporta ricavi netti per 74,3 miliardi e un utile operativo rettificato (Aoi) ridotto a 0,5 miliardi. I flussi di cassa dalle attività operative risultano negativi per 2,3 miliardi mentre il free cash flow industriale è pari a -3 miliardi.
Tra gli elementi chiave che hanno inciso sull’Aoi nel primo semestre, Ostermann inserisce «volumi inferiori alle attese, per una domanda debole nel mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri e problemi nel ramp-up produttivo di nuovi modelli sul fronte delle auto», mentre «in Nord America le vendite alle flotte sono rimaste inferiori rispetto al mercato».
Pesano anche «costi industriali più elevati, con un minore assorbimento dei costi fissi a causa dei volumi ridotti» e «l’effetto cambio» (con impatto negativo di poco inferiore a 1 miliardo) per «la svalutazione della lira turca e il rafforzamento dell’euro sul dollaro Usa e sul real brasiliano».
E poi ci sono i dazi di Trump: l’azienda parla di un primo impatto di 300 milioni per le «tariffe sostenute e la perdita di produzione già programmata come risposta» e lo definisce «coerente con le stime di 1-1,5 miliardi fornite per l’intero anno».
Ma tra i fattori chiave che hanno inciso sulla pesante performance ci sono anche 3,3 miliardi di oneri straordinari, esclusi però dal calcolo dell’Aoi. Spiega ancora Ostermann che 2 miliardi sono «legati a decisioni strategiche su programmi prodotto con ritorni economici insufficienti, inclusa l’interruzione dello sviluppo di veicoli a celle a combustibile a idrogeno, annunciata la scorsa settimana» (700 milioni di euro di onere).
Ci sono poi circa «700 milioni di euro di svalutazioni non monetarie, in gran parte dovute a piattaforme Maserati, legate all’andamento delle vendite più lento del previsto», e poi «300 milioni di euro legati al cambiamento normativo sulle sanzioni Cafe negli Usa e altri 300 per l’ampliamento della campagna di richiamo airbag Takata in Europa».
Nel secondo trimestre dell’anno Stellantis ha registrato consegne consolidate per 1,4 milioni di unità, in calo del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024. In Nord America la contrazione è particolarmente significativa con 109 mila veicoli in meno consegnati rispetto al Q2 2024 (-25%). Le vendite totali sono scese del 10%, ma i marchi Jeep e Ram, che sono i più redditizi, hanno segnato un incremento complessivo del 13%.
In Europa allargata le consegne sono diminuite di 50 mila unità (-6%), riflettendo il periodo di transizione dei modelli: stop temporaneo alla Fiat 500 Ice in attesa del modello mild-hybrid e lanci progressivi dei nuovi veicoli della piattaforma Smart Car (Grande Panda). Maserati ha invece consegnato circa 2.500 auto, il 22% in meno.
Le scorte complessive globali di veicoli sono «invariate rispetto ai sei mesi precedenti» ha detto Ostermann spiegando che benefici significativi sono attesi per il secondo semestre grazie all’entrata a pieno regime dei nuovi modelli.
«Prevediamo di ripristinare una guidance aggiornata durante la call del 29 luglio sul primo semestre», ha annunciato il cfo, riaccendendo in borsa il titolo Stellantis, che fino a quel momento era in negativo dall’apertura, e portandolo a chiudere la seduta di lunedì 21 a 8,035 euro (+1,5%). «Quella call la guiderà il nostro nuovo ceo, Antonio Filosa». Sarà il vero debutto del manager italiano, che intanto però una prima pulizia al bilancio l’ha data. (riproduzione riservata)