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Stellantis, in arrivo 500 esuberi a Melfi dopo le 350 in Campania. I sindacati: in atto una dismissione dall’Italia
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Stellantis, in arrivo 500 esuberi a Melfi dopo le 350 in Campania. I sindacati: in atto una dismissione dall’Italia

07 maggio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20:05

Sullo stabilimento pesano i continui cali di produzione di auto. L’8 maggio la stessa sorte potrebbe toccare ai lavoratori di Termoli. La Fiom-Cgil: chiediamo un incontro a Palazzo Chigi con Elkann

Nuove uscite volontarie dagli stabilimenti italiani di Stellantis, questa volta a Melfi. Per l’impianto della provincia di Potenza, in Basilicata, si prospettano 500 esuberi, che seguono i 300 di Pomigliano e i 50 di Pratola Serra, entrambi in Campania. Oggi potrebbero arrivarne altri a Termoli (Molise), dove il progetto di riconversione in gigafactory sembra fermo.

Su Melfi pesano i dati negativi degli ultimi mesi, che ne fanno uno degli stabilimenti con la maggiore perdita di volumi: nel primo trimestre la produzione è scesa sotto le 10 mila auto (-64,6%), un calo che prosegue da anni. Insieme alle auto diminuiranno anche i dipendenti, che potrebbero passare da 5.361 a 4.861. E questo nonostante i nuovi modelli in arrivo a Melfi, a partire dalle nuove Jeep, Lancia e Ds 7 elettriche.

I timori dei sindacati

Per i sindacati il rischio di uno svuotamento è sempre più concreto. «Tutto questo accade quando ancora non è stato scelto il nuovo ceo e quindi siamo ancora senza un piano industriale per il rilancio degli stabilimenti italiani. Sembra si stia configurando una vera e propria dismissione dall’Italia», dichiara Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità.

«Per tali ragioni non abbiamo firmato gli esuberi. Vogliamo l’apertura di un confronto vero a Palazzo Chigi con il presidente John Elkann per arrivare a un accordo che garantisca l’occupazione e il futuro dell’automotive italiano».

Fatturato giù nel primo trimestre

La casa italo-francese è in un momento complicato. Nel primo trimestre i ricavi sono scesi a 35,8 miliardi (-14%) per colpa soprattutto del calo delle consegne negli Usa. E anche il futuro resta un’incognita a causa dei dazi di Trump.

La società ha apprezzato l’allentamento concesso dal presidente americano, ma intanto ha sospeso le previsioni sul 2025 proprio per l’incertezza provocata dalle tariffe. Per tamponare i danni Stellantis potrebbe spostare parte della produzione negli Stati Uniti.

Dipendenti italiani verso la Serbia

In Europa invece il gigante italo-francese vuole accelerare la costruzione dei modelli Fiat e ha raddoppiato il personale italiano in Serbia, dove viene assemblata la Grande Panda ibrida ed elettrica. È qui che sono finiti alcuni dipendenti di Melfi, che hanno accettato la proposta di trasferimento nei Balcani per uscire dalla cassa integrazione.

«Non riuscivo più a pagare il mutuo», ha raccontato uno di loro a MF-Milano Finanza. «Così non ho esitato quando mi hanno proposto di trasferirmi in Serbia. Non era il massimo, ma almeno sarei tornato a lavorare».

In Italia, invece, Mirafiori (Torino) ha riaperto i cancelli dopo la chiusura di un mese per preparare la linea della nuova Fiat 500 ibrida. Dal 2026 Stellantis punta a produrne 130 mila l’anno, ma nel frattempo si andrà avanti su un solo turno con la sola 500 elettrica. (riproduzione riservata)



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