Stellantis è sempre meno impegnata sull’Italia e lo confermano i numeri. Il quadro che emerge dall’indagine della Fiom-Cgil, significativamente intitolata «Stellantis: la grande fuga dall’Italia» e presentata lunedì 29 a Roma, è quello di un progressivo e sostanziale disimpegno del gruppo automobilistico dal nostro Paese.
Una ritirata silenziosa ma costante, testimoniata dai numeri: tra il 2020 e il 2024 i dipendenti di Stellantis in Italia sono scesi da 37.288 a 27.632 unità, con una perdita netta di 9.656 lavoratori.
Secondo la Fiom, gran parte di questa riduzione è legata a uscite volontarie, spesso concordate con sindacati diversi dalla Cgil, che hanno firmato accordi per prepensionamenti e risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro. Solo nel 2024 sono stati dichiarati 3.700 esuberi, cui si aggiungono i 2.352 del 2025, per un totale di 6.052 unità. Il costo complessivo delle ristrutturazioni ammonta a 777,2 milioni di euro.
Alla data del 1° settembre 2025, dei 32.803 dipendenti italiani, ben 20.233 – pari al 61,68% – risultano coinvolti in strumenti di sostegno al reddito, tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. La situazione è ancora più grave nella componentistica: 8.523 addetti su 13.865 lavorano con ammortizzatori sociali.
Non va meglio sul fronte produttivo. Dal 2004 al 2024 l’Italia ha perso oltre mezzo milione di auto: 515.944 vetture in meno, cui si aggiunge il calo di 534.700 motori. Considerando anche i veicoli commerciali, la contrazione complessiva è stata di 520.798 unità.
Nel 2024 gli stabilimenti italiani hanno assemblato solo 289.154 automobili e 190.784 veicoli commerciali. Una performance lontana dai fasti del passato, soprattutto alla luce del fatto che le nuove produzioni Stellantis non sono destinate al nostro Paese. La citycar elettrica Fiat Topolino si produce in Marocco, la Fiat 600 e l’Alfa Junior in Polonia, la nuova Panda in Serbia e la Lancia Ypsilon in Spagna. L’Italia resta così sempre più marginale, confinata a produzioni di nicchia e con scarsa presenza nel mass market.
Il calo non si spiega soltanto con la domanda stagnante. Tra il 2022 e il 2024 la quota di mercato di Stellantis in Italia è passata dal 35,23% al 29,13%. Il trend negativo continua anche nel 2025: nel primo semestre il gruppo è sceso al 29,2% rispetto al 32,1% dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche in Europa la perdita di competitività è evidente.
Sul piano finanziario, Stellantis ha visto il patrimonio netto scendere da 7,76 miliardi di euro nel 2020 a 6,52 miliardi nel 2024, complice la distribuzione di 2 miliardi di dividendi sugli utili 2023. Parallelamente, gli investimenti materiali sono calati dai 4,94 miliardi del 2021 ai 4,11 miliardi del 2024. A pagare il prezzo maggiore sono le attrezzature industriali (-571 milioni) e gli impianti e macchinari (-297 milioni).
Ancora più marcato il declino della spesa in ricerca e sviluppo, crollata dai 991,5 milioni del 2014 ai 314,3 milioni del 2024. Solo nell’ultimo anno si è registrata una flessione di oltre 61 milioni. La riduzione continua segnala un arretramento strategico nelle capacità innovative del gruppo in Italia.
A ciò si aggiungono svalutazioni di asset (stabilimenti, piattaforme, macchinari e attrezzature) per oltre un miliardo di euro nel 2024, interpretate dal sindacato come un implicito riconoscimento della riduzione della capacità produttiva nei prossimi anni.
Il confronto sul capitale fisso per aree geografiche fotografa bene la direzione intrapresa dal gruppo. Tra il 2021 e il 2024, l’Italia ha registrato un calo del 19,53%, passando da 9,56 miliardi a 7,7 miliardi di euro. Meglio della sola Spagna.
Di contro, il Nord America è salito a 62,28 miliardi (+28,82%), mentre crescono in modo significativo anche i Paesi dell’Est Europa come Polonia, Slovacchia e Serbia.
«Il piano Italia non funziona», ha detto Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. «Chiediamo un confronto con l’amministratore delegato Filosa per la definizione di un piano industriale che deve prevedere nuovi modelli mass market perché quelli annunciati non bastano a saturare gli stabilimenti, un piano per rafforzare la ricerca e sviluppo, il ripristino del progetto della gigafactory, il rilancio di Maserati e di Alfa Romeo, nuove assunzioni per invertire la strategia delle uscite incentivate e per rigenerare l’occupazione negli stabilimenti». (riproduzione riservata)