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Dove perde di più Stellantis: il buco delle svalutazioni nei conti, la transizione green e i problemi dei nuovi modelli
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Dove perde di più Stellantis: il buco delle svalutazioni nei conti, la transizione green e i problemi dei nuovi modelli

21 luglio 2025, 09:32 Ultimo aggiornamento: 10:38

Oneri straordinari per 3,3 miliardi, dazi Usa e costi industriali erodono margini. Ma il focus è tutto sulla costosa trasformazione industriale in corso | Stellantis, perdite per 2,3 miliardi nel primo semestre 2025 e consegne globali a -6%. Le cause del crollo del gruppo dell’auto

Come era forse prevedibile e inevitabile, il primo semestre dell’anno ha messo Stellantis davanti a un difficile esercizio di equilibrio tra il costo delle trasformazioni strategiche in atto e gli shock esterni, soprattutto normativi e geopolitici. La perdita netta di 2,3 miliardi di euro, su ricavi per 74,3 miliardi, comunicata la mattina di lunedì 21 è il risultato di una somma di fattori negativi che incidono in modo asimmetrico tra regioni e linee di prodotto. Ma dove e a causa di cosa Stellantis ha registrato le maggiori perdite?

Nord America: la regione più in difficoltà

La performance peggiore viene dal mercato nordamericano, tradizionalmente il più redditizio per Stellantis grazie ai Suv e ai pickup dei marchi Jeep e Ram. Nel secondo trimestre di quest’anno, quindi tra aprile e giugno, la regione ha subito un crollo delle consegne di 109 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2024 e una riduzione del 25% su base annua nei volumi consegnati.

A ciò ci sono aggiunti i dazi del presidente Usa Trump, con un impatto pari a 0,3 miliardi di euro, imposti sugli import di veicoli, che hanno rallentato le spedizioni. E ci sono stati tagli alle vendite alle flotte aziendali, penalizzate dalle nuove dinamiche di prezzo e costi. Perciò, pur con vendite retail stabili negli Usa e una buona reazione dei marchi Jeep e Ram (+13%), il Nord America rappresenta oggi la principale fonte di erosione del margine operativo rettificato (Aoi).

Oneri straordinari e svalutazioni: impatto di 3,3 miliardi

Il colpo più duro al conto economico viene però da oneri netti straordinari che Stellantis ha dovuto riconoscere per un ammontare di 3,3 miliardi di euro. Un cifra rilevante che include la «cancellazione di programmi di prodotto non più strategici» e la «svalutazione di piattaforme tecnologiche e industriali obsolete o in fase di dismissione». Ma tra queste spese straordinarie ci sono anche «costi di ristrutturazione, legati a razionalizzazioni impiantistiche e tagli di capacità produttiva» e «l’effetto netto della rimozione della sanzione Cafe negli Stati Uniti, che ha modificato il bilancio normativo sui consumi».

Questi oneri sono stati correttamente esclusi dal calcolo dell’Aoi, ma hanno impattato pesantemente la bottom line, confermando che la trasformazione industriale in atto all’interno di Stellantis ha un prezzo molto alto.

Costi industriali in aumento e mix geografico sfavorevole

Un altro elemento penalizzante è il combinato disposto di un aumento dei costi industriali, dovuto sia all’inflazione sui materiali che a scelte produttive temporaneamente inefficienti (con il ritorno all’ibrido non puntando più solo sull’elettrico), oltre a un mix geografico sfavorevole, con un maggiore contributo alle vendite proveniente da aree a bassa marginalità (come Africa e Sud America). E gli effetti negativi dei cambi, che hanno eroso ulteriormente la redditività.

Questi fattori, pur non riconducibili a eventi straordinari, hanno ridotto l’Aoi a 0,5 miliardi di euro, uno dei livelli più bassi dalla nascita del gruppo.

Europa: transizione di gamma e lanci ancora graduali

Anche l’Europa allargata ha registrato una flessione delle consegne del 6% (pari a -50 mila unità), dovuta principalmente alla transizione dei modelli, con alcuni veicoli chiave in fase di sostituzione e, secondo Stellantis, alla pausa nella produzione della Fiat 500 con motore a combustione interna (Ice), in attesa del nuovo modello mild-hybrid nello stabilimento italiano di Mirafiori.

Il problema però sono anche i lanci ancora troppo graduali dei nuovi modelli basati sulla piattaforma Smart Car: ad esempio, come raccontato più volte da questo giornale, Stellantis è in ritardo sui piani produttivi della nuova Fiat Grande Panda (realizzata in Serbia) e sta cercando di accelerare.

Nonostante ciò, la crescita sequenziale delle consegne delle quattro nuove vetture realizzate su piattaforma Smart Car è un segnale positivo (+45% sul trimestre precedente), ma ancora insufficiente a compensare i vuoti di gamma temporanei.

Free cash flow industriale negativo per 3 miliardi

Il forte deterioramento dei margini operativi e l’incremento delle spese di ristrutturazione hanno portato anche a un peggioramento della posizione finanziaria: i flussi di cassa operativi sono negativi per 2,3 miliardi di euro e il free cash flow industriale è in calo a -3 miliardi, anche per via degli investimenti in nuove piattaforme e degli impatti sul capitale circolante.

Questo elemento segnala una pressione finanziaria temporanea ma significativa, che Stellantis dovrà gestire con attenzione nei prossimi trimestri. (riproduzione riservata)



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