Giornata di collocamenti, martedì 3 giugno. Dopo Unicredit, anche Stellantis si presenta sul mercato primario con una dual tranche a tasso fisso di tipo senior unsecured. La richiesta degli investitori istituzionali arriva, a fine asta, a 2,6 miliardi per l’obbligazione più corta e 2,5 miliardi per quella lunga, in tutto 5,1 miliardi a fronte di un collocamento atteso dal mercato per 2 miliardi.
In fase di asta, l’emissione a scadenza 6 giugno 2031 rende 200 punti sopra il tasso Midswap, ovvero in area 4,26%, che scende poi a 170 punti per un rendimento del 3,96%. Il Btp a 10 anni, per fare un confronto, rende attorno al 3,5% (codice Isin XS3090081897).
L’emissione invece a 10 anni e scadenza 6 giugno 2035 (codice Isin XS3090092233) viaggia in asta con 250 punti di spread sopra il Midswap rendendo quindi per ora attorno al 5%, ma in chiusura stringe a 220 punti di spread e un rendimento del 4,7%. Si tratta dell’1,2% in più sopra il Btp di uguale durata. Il taglio minimo di investimento è di 100.000 euro.
Giacomo Alessi, analista obbligazionario indipendente, ricorda che il titolo Stellantis è caratterizzato da un rating BBB da parte delle tre maggiori agenzie (Baa2/BBB/BBB) con outlook stabile. Il gruppo dell’automotive «torna sul mercato con due bond senior unsecured in euro offerti con ampio spread oltre lo swap ed oltre la curva dell’emittente. I titoli saranno tra i piú redditizi del segmento automotive Investment Grade. Il motivo di tale premio va cercato nelle carenze dell’azienda la quale sarà verosimilmente tra le più colpite dalle tariffe Usa».
Il mercato stima un possibile taglio del 38% dell’Ebit, incidendo per un terzo dei profitti globali. «Stellantis è anche il produttore internazionale con maggiore stock di auto invendute», ricorda l’esperto, «al momento le campagne di rateizzazione non stanno producendo i risultati attesi. Il titolo azionario ha perso oltre il 30% da inizio anno e oggi vale 24 miliardi di capitalizzazione. Al momento il gruppo ha ritirato la guidace sugli utili a causa dei dazi Usa». Per i nuovi creditori, tuttavia, ragiona alessi, «potrebbe essere un buon momento per investire vista l’ampissima disponibilitá liquida che rende il bilancio piuttosto robusto e pronto ad anni difficili con debito netto addirittura negativo».
Bookrunners del collocamento sono: Barclays, Bnpp (B&D), BofA, CIC (Crédit Mutuel), Citi, Goldman Sachs, Ing, IMI - Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Mizuho, SocGen, Smbc (Sumitomo Mitsui Banking Corporation, istituto giapponese) e Unicredit. (riproduzione riservata)