Antonio Filosa alla guida del gruppo Stellantis è una scelta «logica» e «credibile». L’ha definita così Carlos Tavares, ex ceo del gruppo Stellantis, la nomina del suo successore, nella prima intervista ai media internazionali da quando ha lasciato il suo incarico lo scorso dicembre. «Penso che sia una scelta logica e credibile», ha spiegato a Bloomberg in riferimento alla recente nomina di Filosa. «Spero che il consiglio di amministrazione lo supporti adeguatamente. Quindi, vedremo».
Prima delle dimissioni a sorpresa a dicembre, Tavares aveva avuto diverse occasioni di scontro con il consiglio di amministrazione di Stellantis - e con la politica - su alcune questioni strategiche, in particolare riguardo alla gestione del rilancio delle attività negli Stati Uniti e ai piani di riduzione dei costi.
L’azienda aveva emesso un profit warning a settembre, con una significativa riduzione delle previsioni sui margini e il free cash flow industriale per l’anno 2024. In Nordamerica, mercato strategico per Stellantis, il sindacato americano United Auto Workers ha condotto una campagna aggressiva per far licenziare Tavares. Dopo la diffusione della notizia delle sue dimissioni, il presidente del sindacato Shawn Fain ha definito la decisione come «un passo importante nella giusta direzione per un’azienda mal gestita e una forza lavoro maltrattata da troppo tempo».
Nonostante le accuse a suo carico, Tavares ha spiegato a Bloomberg di non essere stato licenziato da Stellantis, ma piuttosto di aver lasciato l’azienda dopo un confronto «molto maturo» con il presidente John Elkann. «Non ho niente contro nessuno», ha dichiarato. «Nemmeno contro chi mi ha reso la vita più difficile quando ero ceo di Stellantis. A un certo punto si arriva a un bivio e qualcuno decide che è ora di separarsi. Va bene così».
A posteriori, Tavares ha ammesso che ci sarebbero «un sacco di cose» che avrebbe potuto fare diversamente, assumendosi la responsabilità di non essere riuscito a convincere i concessionari statunitensi a sostenere le sue decisioni strategiche. «I concessionari negli Stati Uniti non volevano sostenere quello che stavamo cercando di fare, che è una mia responsabilità», ha detto. «Molte cose si sarebbero potute fare diversamente, ma questo non ha importanza. L’azienda è redditizia».
E a proposito dei dazi, che ora gravano su un settore già di per sé in difficoltà, Tavares mostra un certo ottimismo. «Certo, i dazi stanno peggiorando la situazione, ma non dureranno», ha spiegato. Le condizioni di mercato, a suo dire, fanno però prevedere un aumento delle fusioni tra le case automobilistiche in Europa, nel tentativo di tagliare i costi e sfruttare le sinergie. «Questo accadrà perché le aziende saranno in difficoltà», ha detto Tavares, senza specificare alcun nome.
Secondo il manager portoghese, l’Europa farà fatica a produrre veicoli elettrici in grado di competere in termini di prezzo con le controparti cinesi, quindi dovrebbe concentrarsi su veicoli di fascia più alta. E ha ricordato i richiami e le lamentele dei proprietari dei Cybertruck di Tesla. «Se andate su un social network e cercate i video del Cybertruck, rimarrete stupiti dall’esperienza dei clienti che vedrete. Penso che possano fare grandi cose, ma questo non significa che siano su un altro pianeta. Penso che possiamo competere con loro».
Nel dopo-Stellantis, lui che ne è stato il primo amministratore delegato dopo la fusione tra Fca e Psa nel 2021, Tavares ha dichiarato di aver ricevuto diverse offerte di lavoro «allettanti» da case automobilistiche asiatiche, ma di aver deciso che fosse giunto il momento di tornare in Portogallo. «Mi ci sono voluti 45 anni per capire che è meglio lavorare per sé stessi che per qualcun altro», ha motivato. «I miei amici mi dicono che ho fatto bene ad andarmene e che me ne sono andato al momento giusto».
Dal Portogallo, dove sta utilizzando parte del suo patrimonio (ha incassato 40 milioni di dollari tra stipendio e buonuscita da Stellantis) per investire nella sua azienda agricola, sta valutando l’acquisto anche di una quota in una piccola compagnia aerea e opportunità nei settori sanitario, dell'intelligenza artificiale e della moda. «Prima facevo dodici cose al giorno», ha detto. «Ora ne faccio cinque. Ma le faccio in modo più profondo. E mi diverto più di prima». (riproduzione riservata)