Il mercato statunitense, il più importante per Stellantis, resta in una situazione complessa, ma il gruppo guidato dal ceo Antonio Filosa mostra nuovi segnali di ripresa e prepara il rilancio commerciale dopo anni bui. A gennaio 2026 le vendite di light vehicles negli Stati Uniti sono scese dell’1,2% su base annua a 1,11 milioni di unità, penalizzate anche da condizioni meteo eccezionalmente avverse, con freddo intenso e tempeste che hanno frenato l’affluenza nei concessionari. Ma, in questo contesto negativo, Stellantis ha fatto meglio del mercato.
Secondo i dati di Motor Intelligence analizzati da Banca Akros, il gruppo ha immatricolato 83.662 veicoli negli Usa, in crescita dello 0,5% rispetto a gennaio 2025, con una quota di mercato salita al 7,5% dal 7,4%. Un risultato che spicca a fronte del calo delle rivali GM (-1,4%) e di Ford (-5,2%). La performance è stata sostenuta soprattutto dai light truck, in aumento dell’1,4%, mentre il segmento auto resta debole.
Secondo Akros, la resilienza dimostrata da Stellantis negli Usa in questo inizio di 2026 è legata alla fase iniziale di ramp-up dei modelli recentemente reintrodotti, che potrebbe continuare a sostenere il momentum nei prossimi mesi. La banca conferma così il giudizio buy sul titolo e un target price di 12 euro, con oltre il 40% di potenziale upside.
Sul fronte industriale e commerciale, il messaggio interno è netto. Al meeting con la rete dei concessionari Usa durante il salone Nada in corso a Las Vegas, i vertici di Stellantis hanno chiarito che il 2026 deve segnare l’inversione di rotta dopo sette anni consecutivi di calo delle vendite. «È l’anno dell’esecuzione, le scuse sono finite», ha detto a The Detroit News Jeff Kommor, responsabile delle vendite Usa, fissando l’obiettivo di una crescita del 25% delle vendite retail nel 2026.
La strategia passa da nuovi e rinnovati modelli - spesso con motorizzazioni benzina e mild hybrid, inclusi i V8 Hemi - da un riallineamento dei prezzi, soprattutto per Jeep, e da un forte aumento degli investimenti in marketing locale, definiti «i più alti di sempre». Il ceo Filosa, intervenuto in video, ha ribadito la centralità del mercato americano, dove la quota di Stellantis resta intorno all’8%, ben sotto però il 12,5% del 2020.
Restano i rischi macro, tra fiducia dei consumatori in calo e prospettive di mercato in leggero arretramento. Tra segnali di recupero delle vendite e una nuova offensiva di prodotto, Stellantis punta a trasformare il 2026 nell’anno decisivo per riconquistare terreno negli Stati Uniti e anche gli analisti di Intesa Sanpaolo continuano «a considerare il rafforzamento commerciale dell'azienda negli Stati Uniti come il pilastro principale del turnaround del gruppo».
Ma «l’Europa rimane un punto critico per il gruppo, così come per gli altri costruttori dell’Ue», secondo gli esperti: in questo quadro, nel giorno in cui gli amministratori delegati di Stellantis e di Volkswagen (Oliver Blume) hanno inviato una lettera alla Commissione chiedendole di «salvare l’industria dell’auto» con incentivi e allentando le norme sulle emissioni, a Piazza Affari il titolo del gruppo di Filosa è arrivato a perdere oltre il 5% sotto quota 8,2 euro. (riproduzione riservata)