Sono due brand italiani di Stellantis una delle priorità che il ceo designato Antonio Filosa dovrà affrontare non appena, a partire da lunedì 23, la sua nomina diventerà effettiva. Il manager italiano, da anni operativo tra Sud e Nord America - dove ha diretto prima le operazioni in Brasile e poi il gruppo nel continente oltre al marchio Jeep - dovrà ragionare da subito sul futuro dell’ampio portafoglio di marchi del gruppo, alcuni dei quali sono in cerca di identità, rilancio o salvezza.
Filosa ha maturato questa consapevolezza ancora più chiaramente durante il suo recente tour europeo, culminato ieri con la visita allo stabilimento tedesco di Rüsselsheim, passando prima da siti produttivi strategici tra cui l’impianto simbolo di Mirafiori a Torino. Ed è in Italia che si concentrano oggi le incognite più pressanti sul fronte dei brand e riguardano Alfa Romeo e Maserati.
Come ha spiegato Reuters, che per prima ne ha scritto basandosi su quanto riferito da due fonti riservate, il debutto della nuova Stelvio è stato posticipato. Inizialmente previsto entro la fine del 2025, il Suv di segmento D non arriverà prima del terzo trimestre del 2026, con le prime consegne attese non prima di settembre-ottobre.
Il motivo? Stellantis sta rivedendo la strategia del marchio alla luce della domanda ancora debole per i modelli elettrici in Europa. Il nuovo Stelvio, progettato sulla piattaforma Stla Large multi-powertrain, era previsto solo in versione full electric, perché questa era la strada tracciata dall’ex ceo Carlos Tavares, che si è dimesso a dicembre; ora però per quel modello si lavora a una variante ibrida, che richiederà quindi tempi di sviluppo supplementari. Nessuna variazione, per ora, sui tempi del debutto della nuova Giulia, attesa sempre per il 2026.
Questi slittamenti e ritardi non sono senza conseguenze e rischiano di mettere in ulteriore difficoltà lo stabilimento di Cassino, dove i due modelli dovrebbero essere assemblati. Già nel 2024 la produzione nel sito laziale si era fermata a 26.850 veicoli, con un calo del 45% sull’anno precedente. Ma i primi tre mesi del 2025 sono stati persino peggiori: appena 4.655 unità prodotte, -45,5% rispetto al primo trimestre 2024.
Cassino, dunque, è appesa alla speranza di un rilancio targato Alfa Romeo, che però continua a slittare. La situazione richiederà un intervento deciso da parte del nuovo ceo, che potrebbe arrivare con un aggiornamento del Piano Italia siglato a dicembre al Mimit e che è atteso nei prossimi mesi.
Più complicato è il quadro per Maserati, il marchio più in crisi dell’intero portafoglio Stellantis. I numeri parlano chiaro: le vendite sono in forte calo nel 2024, con una prospettiva ancora più cupa per il secondo semestre a causa delle nuove barriere tariffarie volute da Donald Trump. La scelta del presidente statunitense di alzare i dazi sulle auto europee rischia di colpire duramente il Tridente, che esporta esclusivamente dall’Italia verso il Nord America. Un mercato, quello tra Stati Uniti e Canada, che rappresenta quasi il 40% delle vendite totali di Maserati. Tanto che Stellantis nelle scorse settimane ha incaricato McKinsey per valutare l’impatto economico delle nuove politiche commerciali.
Nel frattempo, l’unico segnale di rilancio operativo è arrivato con il ritorno della produzione dei modelli GranTurismo e GranCabrio a Modena. Dopo mesi di inattività, l’impianto emiliano riprende a produrre vetture, ma il trasferimento da Mirafiori - deciso per non lasciare inattivo il sito modenese - è una misura tampone e non certo un vero piano industriale. Con Santo Ficili alla guida del brand ma senza reali margini decisionali negli ultimi sei mesi, Maserati è rimasta di fatto congelata in attesa di un rilancio. Ora toccherà a Filosa prendere una decisione: rilanciare o ristrutturare radicalmente. Ma se i volumi continueranno a calare con le esportazioni divenute antieconomiche, la sorte del Tridente rischia di essere più simile a una dismissione che a una rinascita. (riproduzione riservata)