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Lo stabilimento di Termoli
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Stellantis, a Termoli contratto di solidarietà per un anno. Ecco quanto costa il sistema degli ammortizzatori sociali

di Giusy Iorlano
25 agosto 2025, 18:13

Dal 1° settembre fino al 31 agosto 2026 i circa duemila dipendenti dello stabilimento in provincia di Campobasso entreranno in solidarietà. I sindacati: silenzio assordante su progetto Gigafactory

Gli ammortizzatori sociali dentro Stellantis non finiscono mai. L’azienda ha annunciato che dal 1° settembre fino al 31 agosto 2026 entrerà in vigore un nuovo contratto di solidarietà che riguarderà tutti i 1.823 lavoratori dello stabilimento Stellantis di Termoli. È quanto deciso il 25 agosto nell’incontro tra la direzione dell’impianto automobilistico e le organizzazioni sindacali. Come il precedente, anche questo prevederà la maturazione dei ratei a prescindere dai giorni lavorati nel mese.

«Ricordiamo che il contratto di solidarietà è uno strumento difensivo che, in questo momento, ci permette di affrontare una fase molto difficile», afferma Francesco Guida della Uilm Molise.

Le motivazioni

La decisione arriva in un contesto complicato per tutto il settore auto: «il mercato internazionale continua a segnare dati negativi, dagli Stati Uniti arrivano riflessi pesanti con l’attivazione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump, la crisi delle vendite non si arresta e la transizione ecologica, purtroppo non governata, sta colpendo duramente il nostro sito di Termoli, prosegue il sindacato. A questa situazione, spiega la Uilm, si aggiunge il tema della Gigafactory, un progetto che, al momento, sembra abbandonato.

«Nessuno ha il coraggio di dire chiaramente quale sarà il futuro di questa fabbrica se un domani vedrà davvero la luce e, soprattutto, quale sarà il destino dei lavoratori. Pensiamo anche ai colleghi che, dalla Francia, ex dipendenti Stellantis Termoli, avevano ricevuto delle proposte legate a questo progetto e che oggi vediamo lasciati soli, senza prospettive. È una questione non solo industriale ma anche di correttezza e rispetto verso le persone e le proprie famiglie», prosegue Guida. Per la Uilm Molise c’è bisogno «di nuovi prodotti, di investimenti veri e di certezze per il futuro». «Chiediamo di incontrare subito il nuovo amministratore delegato Filosa perché i lavoratori di Termoli hanno diritto a sapere quale strada Stellantis intende intraprendere. Non ci serve solo resistere, serve costruire il futuro», conclude il sindacato.

Il costo della cassa integrazione 

Il ricorso agli ammortizzatori sociali è l’indice di una situazione occupazionale complessa che dura da anni e investe diversi stabilimenti produttivi del gruppo. Un sistema che tra il 2021 e maggio 2024 è costato allo Stato italiano quasi 984 milioni di euro, di cui oltre 700 milioni a carico dell’Inps. Stellantis, da parte sua, nello stesso periodo ha speso oltre 980 milioni di euro per la cassa integrazione.

A Melfi sono oltre 5.300 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, affiancata da un contratto di solidarietà prorogato per altri dieci mesi fino al 26 giugno 2025. La ripresa delle attività è programmata per il 3 settembre, ma i volumi restano limitati (tra 300 e 600 veicoli al giorno, a fronte di una capacità ben superiore).

Neanche lo storico stabilimento torinese di Mirafiori è immune alla crisi occupazionale. A giugno di quest’anno, Stellantis ha comunicato l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo che ha riguardato 610 lavoratori dello stabilimento, di cui 250 solo nelle carrozzerie. Lo scorso anno già 250 lavoratori erano finiti in cassa integrazione.

A Pomigliano d’Arco, invece, a settembre dell’anno scorso circa 4100 addetti sono stati coinvolti in un piano di cassa integrazione per un giorno a settimana. Le linee coinvolte producono molto al di sotto del potenziale. Basti pensare che in un turno si producono 270 unità di Alfa Romeo Tonale e Dodge Hornet, contro i potenziali 840. La ‘Pandina’ arriva a 800 unità giornaliere su due turni, contro i tre potenziali.

Nella fabbrica di Atessa, poi, da aprile a maggio 1.500 dei 4.900 dipendenti hanno beneficiato della cassa integrazione ordinaria a causa del calo produttivo (-16,6 % su base annua).

Un periodo complicato anche per lo stabilimento di Cassino, che negli stessi mesi ha chiuso i battenti per qualche giorno, facendo ricorso alla cig. (riproduzione riservata)



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