È il primo effetto tangibile dei dazi, o forse il secondo considerando il dato della bilancia commerciale statunitense di martedì. Nei primi tre mesi dell’amministrazione di Donald Trump il prodotto interno lordo (pil) è calato dello 0,3%, deludendo le stime degli analisti che lo prevedevano in crescita dello 0,4%.
Si tratta della prima contrazione dal 2022 e si confronta con un aumento sostanziale registrato nell’ultimo trimestre dello scorso anno: +2,4%. Alcuni economisti lo avevano previsto. Negli ultimi giorni alcuni analisti di Wall Street avevano infatti iniziato a modificare le loro previsioni, stimando una contrazione.
Le cause di questo stravolgimento economico risiedono sostanzialmente in due fenomeni. Il primo è legato all’impennata delle importazioni dovuta al tentativo delle aziende statunitensi di importare beni esteri prima che i dazi imposti da Trump diventassero effettivi dall’inizio di aprile. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, le importazioni sono aumentate del 41,3%, trainate da un aumento del 50,9% dei beni, mentre le esportazioni sono aumentate solo dell’1,8%. Ciò ha anche portato a un ampliamento senza precedenti del deficit della bilancia commerciale, che a marzo ha toccato i 162 miliardi di dollari: la rilevazione più alta mai registrata e nettamente al di sopra del consenso (a 146 miliardi). Il deficit commerciale ha pesato per 4,8 punti percentuali sul pil.
La seconda causa risiede nella frenata della spesa al consumo. Pur mantenendosi positiva, la spesa è aumentata solo dell’1,8% nel primo trimestre 2025 rispetto all’aumento del 4% degli ultimi tre mesi del 2024. Si tratta in questo caso della crescita più lenta dal secondo trimestre del 2023. Gli esperti fanno notare che ad aumentare sono stati invece gli investimenti privati nazionali (+21,9% nel trimestre) trainati principalmente da un aumento del 22,5% nella spesa per attrezzature, che potrebbe essere anch’essa indotta dalle tariffe.
Non sono piaciuti i dati al presidente Usa che ha puntato il dito contro l’ex presidente Joe Biden. «Questo è il mercato di Joe Biden, non quello di Trump. Io sono entrato in carica il 20 gennaio. Presto entreranno in vigore i dazi e le aziende stanno iniziando a trasferirsi negli Stati Uniti in numero record. Il nostro paese vivrà un boom, ma dobbiamo liberarci dell’eredità di Biden. Ci vorrà un po’ di tempo», ha scritto Trump in un post sul suo social Truth. I dati «non hanno nulla a che vedere con i dazi. Quando inizierà il boom, sarà come mai prima d’ora. Siate pazienti!», ha concluso.
A discapito delle previsioni di Trump di un boom economico, gli analisti ritengono invece che sarà l’ombra della stagflazione a continuare a dominare il dibattito economico nel 2025. «Il rapporto sulla fiducia dei consumatori pubblicato ieri suggerisce che i rischi sono orientati verso un sostanziale rallentamento della spesa al consumo, poiché le famiglie si trovano ad affrontare una riduzione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dei prezzi, in un momento in cui sono sempre più preoccupate per la perdita di posti di lavoro e la diminuzione della ricchezza», spiegano gli economisti di Ing. «I tagli alla spesa pubblica sono destinati a proseguire e, con le imprese incerte sul contesto commerciale a causa delle preoccupazioni relative ai dazi e alle potenziali carenze di approvvigionamento nei prossimi mesi, sembra che anche le assunzioni e gli investimenti rallenteranno». (riproduzione riservata)