?????Tutti contro i data center: questo lo scenario che si sta delineando negli Usa. Oltre alle proteste dei cittadini che non vogliono mega infrastrutture tecnologiche vicine a casa, adesso anche i singoli Stati americani stanno cambiando la loro politica verso le big tech. Come riportato dal Wall Street Journal, alcuni legislatori statali vogliono abrogare l’esenzione dall’imposta sulle vendite di server e altre apparecchiature per i data center.
Ma facciamo un passo indietro. Oltre dieci anni fa, l'Ohio esentò le aziende tecnologiche da questa imposta, scommettendo che la scelta avrebbe attirato investimenti. La strategia funzionò e trasformò lo Stato che si affaccia sul lago Erie in una delle principali destinazioni per i data center. I governanti non avevano previsto che il boom dell'intelligenza artificiale avrebbe fatto lievitare l'esenzione fiscale, portandola a oltre 1,5 miliardi di dollari l'anno scorso, più di dieci volte la stima iniziale.
Secondo i calcoli del Wall Street Journal, le maggiori esenzioni fiscali nel 2025, oltre che in Ohio, sono state registrate in Virginia (1,94 miliardi di dollari), Georgia (1,9 miliardi) e Texas (1,02 miliardi). «Sembrano avere più soldi di Dio e sono in grado di costruire senza bisogno di questo tipo di incentivi», ha affermato il deputato democratico di Cleveland Tristan Rader, che propone nuove tasse sui data center e obblighi per gli sviluppatori di pagare di più per l'energia e le infrastrutture elettriche.
Più di 35 Stati americani offrono esenzioni fiscali. Questo trattamento è fondamentale per il finanziamento, poiché i chip e i server all'interno delle strutture rappresentano una parte significativa dei costi e perché tali apparecchiature vengono sostituite spesso. Evitare questa imposta, spesso pari al 6% o al 7%, è determinante per la scelta della sede.
Oltre 10 Stati, tra cui Illinois, New Jersey e Washington, hanno bloccato le agevolazioni fiscali, mentre altre zone d’America, tra cui il Texas, hanno proposto leggi o provvedimenti simili, che potrebbero costare al settore miliardi di dollari in agevolazioni fiscali. Queste scelte, secondo i dirigenti e consulenti del settore sentiti dal Wsj, potrebbero far spostare i progetti futuri verso Stati come l'Indiana, il West Virginia e il Wyoming, che hanno mantenuto regimi fiscali favorevoli.
Intanto le big tech protestano contro la decisione, ribadendo il loro contributo alle comunità locali: Amazon ha dichiarato al Wsj di aver investito quasi 40 miliardi di dollari nei data center dell'Ohio dal 2015, creando migliaia di posti di lavoro, e di aver pagato quasi 11 milioni di dollari in tasse e imposte statali sulla proprietà lo scorso anno. E intanto Google si sta espandendo fuori dagli Stati Uniti: il colosso tech ha stanziato «almeno» 13 miliardi di euro nei prossimi due anni nelle infrastrutture digitali della Finlandia.
La corsa verso l’intelligenza artificiale necessita di data center. Questo significa un enorme fabbisogno di energia. Secondo le stime di Global X, la domanda di elettricità negli Stati Uniti aumenterà fino al 50% tra il 2024 e il 2040, trainata dai server per l'AI, dalla manifattura e dai veicoli elettrici. In questo scenario, secondo il dipartimento dell'Energia statunitense, i data center potrebbero consumare fino al 12% dell'elettricità americana entro il 2028, un valore che sarebbe tre volte superiore al 2023.
«Date queste dinamiche, espandere e modernizzare la rete elettrica è essenziale affinché gli Stati Uniti mantengano competitività economica e leadership man mano che l'AI avanza», spiegano gli esperti di Global X. «La velocità con cui le utility e gli altri produttori di energia sapranno rispondere potrebbe determinare se la rete elettrica diventerà un vincolo o un fattore abilitante per lo sviluppo delle infrastrutture legate all'AI, come i data center e gli impianti di produzione di semiconduttori».
Questo crescente consumo di energia dovrà con ogni probabilità essere soddisfatto ampliando una gamma di fonti di energia, tra cui l'energia nucleare e le rinnovabili. Tra il 2025 e il 2030, gli investimenti delle utility americane potrebbero totalizzare 1.400 miliardi di dollari, circa il doppio dell'importo investito nei 10 anni precedenti. «Per gli investitori, riteniamo che ciò potrebbe creare un'opportunità lungo l'intera catena del valore dell'elettrificazione statunitense, dagli sviluppatori di rete e di tecnologie fino ai generatori di elettricità tradizionali e alternativi», dicono gli analisti di Global X. (riproduzione riservata)