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Spiagge d’Italia, l’assedio al Milleproroghe che sfida l’Europa tra bagnini e balneari
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Spiagge d’Italia, l’assedio al Milleproroghe che sfida l’Europa tra bagnini e balneari

di Sergio Rizzo
14 febbraio 2026, 11:00

Nel decreto sul Ponte di Messina spunta la proroga per un altro anno del sistema dei brevetti per i lavoratori balneari, cavallo di battaglia di un deputato leghista titolare di uno stabilimento in Puglia

L’offensiva è sotterranea e a largo spettro d’azione. Con un obiettivo chiaro: portare a casa un altro rinvio. Perché di rinvio in rinvio...chissà. Il mondo degli stabilimenti balneari, così influente sulla politica italiana, non si rassegna. Anche perché le sponde nel governo non mancano. Nessuno poi, nemmeno il Quirinale, potrà eccepire che una proroga della proroga non sia coerente con un provvedimento che si chiama Milleproroghe.


Fra le centinaia di emendamenti al decreto che da 30 anni scandisce il ritmo dei lavori parlamentari invernali ce ne sono alcuni «segnalati» dai gruppi parlamentari. È un sistema originale adottato quando il numero delle richieste di modifica è esorbitante per indicare quelle che non servono solo a marcare il territorio o come dimostrazioni di esistenza in vita ma sono proposte su cui si punta realmente. Fra queste alcune insistono per ulteriori rinvii delle gare per le concessioni demaniali sui litorali.

Vent’anni di resistenza alla Bolkestein

I messaggi che arrivano dalla categoria sono inequivocabili. Commentando l’accantonamento in commissione Affari Costituzionali di un emendamento che riguardava le concessioni demaniali di servizio (come quelle per i parcheggi) il presidente del sindacato balneari aderente a Confcommercio ha rivolto l’ennesimo appello a «salvaguardare la parte più preziosa dell’economia italiana».Resta da vedere come tecnicamente questo grido di dolore potrà essere accolto.

Da dicembre 2020 è aperta nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione Ue per la mancata attuazione della direttiva comunitaria che prende il nome dall’ex commissario alla Concorrenza Frits Bolkestein. Direttiva che quest’anno compie 20 anni: è stata approvata dal Parlamento europeo nel 2006. E non va dimenticato che a favore votarono all’epoca anche i rappresentanti di Forza Italia, mentre quelli di Alleanza NVent’anni di resistenza alla Bolkesteinazionale scelsero l’astensione. Solo i leghisti votarono contro e, coerenti con quella posizione, si sono sempre schierati a strenua difesa della categoria.

Un sostegno trasversale: dai proclami alla stanza dei bottoni

Basta ricordare un episodio che va oltre le affermazioni di principio. Nel 2019 Matteo Salvini, segretario del partito e all’epoca ministro dell’Interno, candidò e quindi fece eleggere al Parlamento Ue Massimo Casanova, proprietario dello stabilimento balneare Papeete di Milano Marittima da cui nell’estate di quell’anno aveva innescato la manovra per far cadere il primo governo di Giuseppe Conte.

La verità è che i balneari hanno godere di sostegni concreti da parte di tutto lo schieramento politico, non soltanto da destra. Altrimenti non sarebbe stato possibile evitare di fare i conti con la direttiva Bolkestein per così tanto tempo. Ma non c’è dubbio che con l’ingresso dell’attuale coalizione nella stanza dei bottoni l’ostruzionismo sia diventato più agevole. La stessa premier Giorgia Meloni ha sempre criticato la direttiva Bolkestein arrivando a dichiarare, quando presidiava l’opposizione, che gli stabilimenti balneari sarebbero tecnicamente esclusi dalla sua applicazione.

Lo scontro con i giudici e l’orizzonte del 2027

Nel 2023 con una sentenza passata in giudicato il Consiglio di Stato aveva stabilito la tassativa scadenza delle concessioni in proroga per la fine di quell’anno. Ma si è incredibilmente andati avanti. Finché il governo ha dovuto fissare per le gare il termine del 30 settembre 2027: termine già di per sé difficile da rispettare, visto che coincide con il termine della stagione balneare.


Intanto non cessano le manifestazioni di attenzione per la categoria, anche negli aspetti apparentemente secondari. Nel decreto per il Ponte sullo Stretto di Messina e per i commissari per ferrovie e strade si è trovato il modo di infilare, come questo giornale ha raccontato, una norma che stabilisce la predisposizione di un bando-tipo per le gare delle concessioni balneari da sottoporre alla Conferenza unificata.

Non solo spiagge: bagnini under 18 e norme ad hoc

Nello stesso articolo c’è la proroga per un altro anno dell’attuale sistema per brevetti dei bagnini, che attende inutilmente di essere rinnovato dal 2016. Quando con il governo di Matteo Renzi venne approvata una legge per il riordino dell’intera materia stabilendo il principio che per esercitare l’attività di assistente alla balneazione fosse necessario avere la maggiore età. Riordino mai avvenuto. Questo significa che ancora per la stagione 2026 gli stabilimenti potranno utilizzare bagnini di età inferiore ai 18 anni.

L’aveva chiesto mesi fa un autorevole esponente della categoria eletto in Parlamento attraverso una interrogazione nella quale lamentava il rischio di una grave carenza di addetti alla balneazione, favorevolmente accolta dal ministro responsabile: quello delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Il suo nome è Salvatore Marcello Di Mattina, detto Toti, già protagonista di battaglie contro la direttiva europea davanti alla magistratura amministrativa. È deputato della Lega salviniana, di professione imprenditore: titolare di uno stabilimento balneare a Gallipoli, in Puglia, nonché presidente della Cna Balneari della medesima Regione. (riproduzione riservata)



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