Il titolo Sesa perde mercoledì 4 febbraio fino al 10% a Piazza Affari e chiude in calo del 7,5% a 85,05 euro per 1,3 miliardi di capitalizzazione. Sono due le notizie che possono influire sul gruppo toscano quotato a Piazza Affari che offre soluzioni IT avanzate, servizi di digitalizzazione, consulenza tecnologica e applicazioni verticali per imprese e organizzazioni. Da un lato un’operazione di aumento di capitale riservato dell’azionista Tamburi che sale nella holding ITH che controlla Sesa, dall’altro l’effetto deprimente dell’annuncio di Anthropic del suo tool di AI Cowork che sta mettendo sotto pressione i titoli mondiali del software.
La società toscana ha comunicato mercoledì che Tamburi Investment Partners ha incrementato dal 21,5% al 23,8% - al netto delle azioni proprie in corso di annullamento - la quota nel capitale di ITH Spa, holding di controllo del gruppo Sesa, senza specificare il prezzo. L'operazione è avvenuta tramite un aumento di capitale in denaro riservato a Tip e un aumento di capitale in natura, mediante conferimento di azioni Sesa, riservato a società controllate da Marco e Leonardo Bassilichi (co-fondatori di Base Digitale Group, azienda rilevata da Sesa a gennaio 2026) con lo scopo di rafforzare la partnership avviata nel 2019 tra Tip e i soci di controllo di Sesa e coinvolgere ulteriormente Marco e Leonardo Bassilichi nel capitale di ITH nel lungo termine.
ITH, a seguito dell'operazione, con l'apporto dello 0,40% del capitale di Sesa da parte di Marco e Leonardo Bassilichi, detiene il 55% del capitale di Sesa, mentre il principale azionista di ITH, HSE Spa, che raggruppa i soci fondatori (Paolo Castellacci, presidente e il management del gruppo Sesa), possiede il 71% del capitale di ITH, confermando l’impegno alla guida della realtà toscana in una prospettiva di lungo termine. Marco e Leonardo Bassilichi detengono ora il 4% della holding.
Martedì Anthropic ha presentato il nuovo tool di AI Cowork, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale progettato per trasformare Claude da semplice chatbot in un vero collaboratore digitale in grado di eseguire compiti reali e non solo rispondere a domande. Può per esempio automatizzare attività di produttività quotidiana come preparare report, analizzare dati, sistemare documenti o sintetizzare ricerche, tutto senza richiedere competenze tecniche o di programmazione.
Cowork di fatto esegue un lavoro che fino ad ora era al centro dei ricavi delle società di software mondiali, apprezzate per abbonamenti stabili e rinnovi prevedibili, sono ora sotto esame mentre l’AI minaccia di automatizzare i flussi di lavoro, comprimere i prezzi e abbassare le barriere all’ingresso per nuovi concorrenti. (riproduzione riservata)