Dopo otto mesi di trattative l’accordo tra Mediobanca e Delfin su una lista unica non c’è. Anzi, negli ultimi giorni il confronto si progressivamente arenato e, con ogni probabilità, all’assemblea della merchant bank del 28 ottobre si andrà alla conta.
L’esito non sorprende visto che le posizioni in campo sono sempre state molto distanti. In prima battuta la holding della famiglia Del Vecchio aveva chiesto non solo un ruolo attivo nella governance, ma anche un rinnovamento del board per almeno due terzi dei componenti.
Richieste respinte da piazzetta Cuccia che ha risposto proponendo a Delfin e a Francesco Gaetano Caltagirone (socio appena sotto il 10%) la designazione nella lista del cda di quattro consiglieri e la sottoscrizione di un patto distensivo con l’istituto. Per il compromesso non c’è stato però spazio. Martedì 12 la cassaforte guidata da Francesco Milleri ha bocciato l’offerta, presentando una controproposta che prevedeva una più nutrita rappresentanza nel board per Delfin e la nomina di un presidente di garanzia.
Proprio per la delicata casella della presidenza sono emerse diverse ipotesi, dopo il veto di Mediobanca sulla candidatura dell’ex ministro dell’Economia e attuale presidente di Jp Morgan Europe Vittorio Grilli, sostenuto da Delfin. I nomi circolati sul mercato sono stati quelli di Lorenzo Bini Smaghi, Patrizia Grieco, Victor Massiah, Marco Mazzucchelli e Vittorio Pignatti Morano (quest’ultimo appoggiato da piazzetta Cuccia, di cui è attualmente consigliere).
Alla fine però la trattativa è arrivata a un punto morto. Secondo Mediobanca la proposta di riservare a un singolo azionista il potere di scegliere il presidente sarebbe in contrasto con lo statuto. Non solo. Dal punto di vista della merchant guidata da Alberto Nagel, l’intero impianto sostenuto da Delfin non sarebbe adatto alla governance di una banca sistemica.
Tanto più che la holding non ha mai accompagnato le proprie richieste con l’illustrazione di una concreta proposta industriale. Una reticenza che non sorprende: nel richiedere alla Bce l’autorizzazione a salire al 20% di Mediobanca, Delfin si è definita un investitore puramente finanziario a cui non è concesso interferire nelle decisioni strategiche dell’istituto.
La trattativa è insomma arrivata a un punto morto e all’inizio della prossima settimana il vertice di Mediobanca prenderà atto della situazione. Il primo passaggio sarà la riunione del comitato nomine prevista per lunedì 18, mentre mercoledì 20 il cda approverà la propria lista da 12 membri con la conferma di Nagel e del presidente Renato Pagliaro e la sostituzione dei consiglieri non ricandidabili, cioè Elisabetta Magistretti, Maurizia Angela Comneno, Maurizio Costa e Maurizio Carfagna.
A quel punto come si muoverà Delfin? Inizialmente la holding dei Del Vecchio aveva valutato di presentare una lista lunga da sette candidati. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, per quella formazione sarebbero stati vagliati i nomi di alcuni amministratori del gruppo EssilorLuxottica, dell’ex consigliere delle Generali Sabrina Pucci, dell’attuale amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo e di Luciano Cirinà, già candidato nel 2022 da Caltagirone come ceo del Leone nella sfida con la lista del cda. Oggi però Delfin sembra orientata verso la presentazione di una lista corta con solo due candidati, uno espressione diretta della holding e uno indipendente.
Perché? In primo luogo una formazione di questo tipo consentirebbe a Milleri di ottenere una rappresentanza nel board pur senza esporsi al rischio di un sorpasso da parte della lista del cda, come accaduto l’anno scorso all’assemblea delle Generali. In secondo luogo con una lista corta Delfin e Caltagirone (che probabilmente appoggerà la lista in assemblea) si terrebbero le mani libere in vista dei prossimi sviluppi.
A sparigliare le carte tra qualche mese potrebbe essere la norma sulle liste del cda attualmente in discussione in parlamento. Se infatti gli emendamenti al Ddl Capitali venissero accolti, le liste di minoranza con più del 20% dei voti avrebbero diritto al 49% del nuovo board. Il nuovo quadro normativo aprirebbe scenari clamorosi anche in Piazzetta Cuccia dove, specula già qualcuno, Milleri e Caltagirone potrebbero a quel punto convocare l’assemblea per rieleggere il cda con le nuove regole. Se così fosse, il ribaltone cercato nei mesi scorsi dai due azionisti sarebbe solo rimandato. (riproduzione riservata)